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Falsa attestazione di identità: la condanna è valida

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **falsa attestazione di identità** a carico di un soggetto che aveva fornito molteplici generalità discordanti a pubblici ufficiali. La difesa sosteneva che l’incertezza sull’identità reale dovesse condurre all’assoluzione, ma i giudici hanno ribadito che la condotta di fornire nomi diversi integra il reato a prescindere dall’accertamento della verità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per aspecificità dei motivi, confermando anche il calcolo della pena in continuazione.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa attestazione di identità: quando fornire nomi diversi diventa reato

La falsa attestazione di identità rappresenta una violazione grave della fiducia riposta nelle dichiarazioni rese ai pubblici ufficiali. Fornire generalità diverse in occasioni differenti non è solo un tentativo di eludere i controlli, ma costituisce un illecito penale punito severamente dal nostro ordinamento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa responsabilità, sottolineando come la certezza dell’identità reale non sia un requisito necessario per la condanna.

Il caso delle generalità multiple

Il procedimento ha riguardato un imputato che, fermato in diverse occasioni dalle forze dell’ordine, aveva fornito nomi e dati anagrafici ogni volta differenti. La difesa ha tentato di impugnare la condanna sostenendo che, non essendo mai stata accertata con assoluta certezza l’identità reale del soggetto, non si potesse affermare con sicurezza che le dichiarazioni rese fossero false. Secondo questa tesi, l’incertezza avrebbe dovuto giocare a favore dell’imputato.

La decisione della Cassazione sulla falsa attestazione di identità

I giudici di legittimità hanno respinto fermamente questa interpretazione. La giurisprudenza consolidata stabilisce infatti che integra il reato di cui all’art. 495 c.p. la condotta di chi rende molteplici dichiarazioni tra loro diverse in merito alle proprie generalità. Non rileva il fatto che non sia stato possibile accertare quali siano i dati veri, né rileva se il soggetto, in una delle tante occasioni, abbia effettivamente detto il vero. Il solo fatto di fornire versioni contrastanti impedisce la corretta identificazione e lede la pubblica fede.

Aspetti procedurali e inammissibilità

Oltre al merito della questione, la Suprema Corte ha evidenziato un profilo procedurale fondamentale: l’aspecificità del ricorso. L’appello presentato originariamente non si confrontava in modo critico con le motivazioni della sentenza di primo grado, limitandosi a contestazioni generiche. Anche riguardo al calcolo della pena per i reati commessi in continuazione, la Corte ha precisato che, in presenza di reati di pari gravità, la determinazione degli aumenti di pena può essere effettuata tramite un semplice calcolo matematico, rendendo infondate le lamentele sulla mancata specificazione dei singoli aumenti.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione spiegando che la tutela penale è rivolta a garantire che il pubblico ufficiale possa identificare con certezza chi ha di fronte. La produzione di identità multiple crea un ostacolo insormontabile a questa funzione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il ricorso per cassazione deve contenere critiche specifiche e non può limitarsi a riproporre questioni già risolte correttamente dai giudici di merito senza apportare nuovi elementi di diritto.

Le conclusioni

Fornire dati falsi o discordanti alle autorità comporta conseguenze penali ineludibili. La sentenza conferma che la strategia di confondere le acque sulla propria identità non solo è inefficace, ma aggrava la posizione dell’imputato. La condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende sottolinea il rigore con cui il sistema giudiziario tratta i ricorsi ritenuti manifestamente infondati o generici.

Cosa succede se fornisco nomi diversi alla polizia?
Fornire generalità differenti a un pubblico ufficiale integra il reato di falsa attestazione, poiché la condotta impedisce l’identificazione certa del soggetto.

Si può essere assolti se non viene scoperta la vera identità?
No, la giurisprudenza stabilisce che la pluralità di dichiarazioni discordanti è sufficiente per la condanna, anche se non si accerta quale sia il nome reale.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile se i motivi sono aspecifici, ovvero se non contestano direttamente e puntualmente le ragioni espresse nella sentenza precedente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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