LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Falsa attestazione: condannato, fa ricorso e ottiene solo una multa

Un individuo, già condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato l’appello inammissibile. La motivazione è che le critiche sollevate erano generiche e si limitavano a ripetere argomenti già valutati e respinti correttamente dalla Corte d’Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’imputato è stato condannato a pagare non solo le spese processuali, ma anche un’ulteriore somma di tremila euro. La sentenza sottolinea l’inutilità di un ricorso basato su contestazioni vaghe e non specifiche.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17260 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 7 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17260 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17260/2023)

Falsa attestazione a pubblico ufficiale: quando il ricorso è inutile

La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un principio fondamentale del processo penale: un ricorso non può essere una semplice ripetizione di argomenti già discussi. La sentenza in esame riguarda un caso di falsa attestazione a pubblico ufficiale, un reato che si concretizza quando una persona mente sulla propria identità o su altre qualità personali a un funzionario pubblico. In questa vicenda, l’imputato, già condannato nei primi due gradi di giudizio, ha visto il suo ricorso respinto perché ritenuto generico e privo di solidi motivi di diritto, con conseguenze economiche negative.

Il Fatto: Dichiarare il Falso a un Pubblico Ufficiale

La vicenda ha origine da una dichiarazione mendace resa da un cittadino a un pubblico ufficiale. L’imputato aveva fornito informazioni non veritiere riguardo alla propria identità o a qualità personali rilevanti. Questo comportamento integra il reato previsto dall’articolo 495 del Codice Penale, che mira a proteggere la fiducia che lo Stato ripone nelle dichiarazioni dei cittadini. A seguito di questo fatto, l’uomo è stato processato e condannato. La Corte d’Appello ha successivamente confermato la sua colpevolezza, ritenendo provata la sua responsabilità penale.

L’Appello alla Corte di Cassazione

Non rassegnato alla condanna, l’imputato ha deciso di giocare l’ultima carta a sua disposizione: il ricorso alla Corte di Cassazione. Questo tipo di impugnazione, tuttavia, non è un terzo processo sui fatti. La Cassazione è un giudice di legittimità, il cui compito è verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e che le loro motivazioni siano logiche e non contraddittorie. Non si può chiedere alla Cassazione di rivalutare le prove o di ricostruire diversamente i fatti. L’imputato, nel suo ricorso, ha contestato la logicità della motivazione con cui era stata affermata la sua responsabilità.

Perché il ricorso per falsa attestazione è stato respinto

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha liquidato in poche righe, dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno osservato che l’unico motivo presentato dall’imputato era del tutto generico. In pratica, l’atto di appello si limitava a ripetere le stesse censure e le stesse critiche che erano già state adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. Non sono stati introdotti nuovi argomenti giuridici né sono state evidenziate specifiche violazioni di legge. Un ricorso così formulato non rispetta i requisiti tecnici richiesti dalla procedura penale e, pertanto, non può essere accolto.

Le motivazioni: un ricorso generico non basta

La decisione si fonda su un principio consolidato. Per accedere al giudizio di Cassazione, non è sufficiente esprimere un generico dissenso con la sentenza impugnata. È necessario, invece, articolare critiche precise, specifiche e pertinenti, che mettano in luce un errore di diritto o un vizio logico palese nella motivazione del giudice precedente. Riproporre semplicemente le stesse argomentazioni difensive, già vagliate e motivatamente disattese, equivale a chiedere alla Cassazione una nuova valutazione del merito della vicenda, compito che non le spetta. La genericità e la ripetitività rendono il ricorso inutile e destinato all’inammissibilità.

Le conclusioni: condanna definitiva e spese aggiuntive

L’esito per il ricorrente è stato doppiamente negativo. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna per falsa attestazione a pubblico ufficiale definitiva e irrevocabile. Inoltre, come previsto dalla legge in questi casi, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. La vicenda insegna che un’impugnazione deve essere preparata con cura e basata su solidi argomenti giuridici per avere una possibilità di successo.

Cosa significa commettere il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale?
Significa mentire sulla propria identità, sul proprio stato civile o su altre qualità personali importanti quando si parla con un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni, come un poliziotto o un impiegato comunale.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando non rispetta i requisiti di legge. Ad esempio, se i motivi sono troppo generici, se si limita a ripetere argomenti già respinti o se contesta i fatti del caso invece di sollevare questioni di diritto.

Cosa succede se il mio ricorso in Cassazione è inammissibile?
La condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, si viene condannati a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come accaduto in questo caso.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Quando un'impugnazione viene respinta senza essere esaminata nel merito, perché priva dei requisiti richiesti dalla legge, come la mancanza di motivi validi o la genericità delle critiche.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti da sanzioni e condanne penali, che utilizza i fondi per programmi di reinserimento dei detenuti e per il miglioramento delle strutture carcerarie.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)