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Evasione: la scusa del farmaco non regge in Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che giustificava la propria assenza durante un controllo di polizia adducendo l’assunzione di un farmaco. Secondo i giudici, tale giustificazione è inattendibile poiché l’effetto di un medicinale non può impedire per un tempo prolungato la percezione del suono del campanello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproduttivo di censure già confutate e basato su valutazioni di merito precluse in sede di legittimità.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Evasione: perché la scusa del farmaco non evita la condanna

Il reato di evasione rappresenta una violazione degli obblighi restrittivi che l’ordinamento punisce con rigore per garantire l’efficacia delle misure cautelari o detentive. In una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto che ha tentato di giustificare il proprio allontanamento dal domicilio adducendo ragioni di salute legate all’assunzione di medicinali.

L’analisi dei fatti

Il caso trae origine da un controllo effettuato dalla polizia giudiziaria presso l’abitazione di un soggetto sottoposto a restrizione della libertà personale. Gli agenti, nonostante i ripetuti tentativi, non ricevevano risposta al campanello, accertando così l’assenza dell’individuo. L’imputato si difendeva sostenendo che l’assunzione di un particolare farmaco gli avesse causato uno stato di sonno o torpore tale da impedirgli di udire le chiamate degli agenti. La Corte d’Appello aveva già rigettato tale tesi, ritenendola una mera strategia difensiva priva di riscontri oggettivi.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Gli Ermellini hanno sottolineato come la motivazione della sentenza impugnata fosse corretta sia in fatto che in diritto. Il controllo effettuato dalle forze dell’ordine è stato definito “penetrante” e tale da escludere che la mancata risposta potesse dipendere da una semplice distrazione o da un sonno indotto da farmaci. La durata del controllo e l’insistenza degli agenti rendono l’allontanamento dall’abitazione l’unica spiegazione logica e plausibile.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla natura del ricorso, giudicato generico e riproduttivo di questioni già ampiamente trattate. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione degli effetti del farmaco sull’imputato, trattandosi di un accertamento di merito. Inoltre, è stato evidenziato che nessun farmaco comune può spingersi al punto di annullare la percezione sensoriale per un lasso di tempo così esteso da coprire l’intera durata di un controllo di polizia giudiziaria. La condotta è stata dunque inquadrata correttamente come evasione, non essendo stata fornita alcuna prova idonea a confutare l’assenza fisica dal luogo di restrizione.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza ribadiscono l’inammissibilità del ricorso e la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Oltre alle spese, è stata inflitta una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, come previsto per i ricorsi dichiarati inammissibili. Questa pronuncia conferma un orientamento rigoroso: le giustificazioni basate su stati soggettivi o assunzioni di farmaci devono essere supportate da prove scientifiche e documentali inoppugnabili, altrimenti prevale l’accertamento oggettivo compiuto dagli organi di controllo.

L’assunzione di un farmaco può giustificare la mancata risposta a un controllo?
No, se l’effetto del farmaco non è tale da impedire oggettivamente la percezione dei segnali acustici per un lungo periodo, la giustificazione viene considerata inattendibile dai giudici.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, solitamente, al versamento di una somma tra i mille e i seimila euro alla Cassa delle Ammende.

La Cassazione può rivalutare le prove sugli effetti di un medicinale?
No, la Cassazione è un giudice di legittimità e non può compiere nuovi accertamenti di fatto o rivalutare il merito delle prove già esaminate nei gradi precedenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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