Evasione e Stato di Necessità: Quando la Giustificazione non Basta
La recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso emblematico di evasione e stato di necessità, delineando con chiarezza i confini di questa causa di giustificazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che aveva lasciato la propria abitazione, dove era agli arresti domiciliari, adducendo un’urgenza sanitaria non provata. Questa decisione ribadisce il rigore con cui i giudici valutano tali difese, specialmente in presenza di una conclamata pericolosità sociale del soggetto.
I Fatti del Caso
Un uomo, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, veniva fermato dalle forze dell’ordine a notevole distanza dalla sua abitazione e da qualsiasi struttura sanitaria. Al momento del controllo, si trovava in compagnia di altre persone e gli veniva rinvenuta addosso della sostanza stupefacente. Per giustificare la sua assenza, l’uomo invocava uno ‘stato di necessità’, sostenendo di essersi allontanato per ragioni di salute. Tuttavia, non era in possesso di alcuna certificazione medica che potesse avvalorare la sua versione dei fatti. Condannato in Appello, l’imputato proponeva ricorso in Cassazione, contestando sia l’esclusione dello stato di necessità sia il riconoscimento della recidiva.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che i motivi proposti non fossero idonei a scalfire la logicità e la correttezza della sentenza impugnata. Di conseguenza, hanno confermato la condanna, ponendo a carico del ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Sentenza
La decisione della Suprema Corte si fonda su due pilastri argomentativi principali, che respingono entrambi i motivi di ricorso.
Il Rigetto dello Stato di Necessità nell’Evasione
Il primo punto cruciale riguarda la presunta causa di giustificazione. La Corte ha sottolineato come la difesa basata sullo evasione e stato di necessità fosse del tutto infondata. I giudici hanno osservato che la Corte d’Appello aveva già correttamente confutato tale tesi, evidenziando elementi oggettivi che la smentivano: la significativa distanza dal luogo di detenzione e dall’ospedale, la compagnia di altri soggetti e il possesso di stupefacenti. Soprattutto, è risultata decisiva l’assenza di qualsiasi certificazione medica che potesse provare l’urgenza sanitaria e giustificare l’allontanamento. Mancava, quindi, la prova di un pericolo attuale e imminente di un danno grave alla persona, requisito fondamentale per l’applicazione della scriminante.
La Conferma della Recidiva e la Pericolosità Sociale
Anche il secondo motivo, relativo al riconoscimento della recidiva, è stato giudicato infondato. La Cassazione ha ritenuto congrua e ben motivata la valutazione della Corte d’Appello sulla pericolosità sociale dell’imputato. Tale giudizio non si basava solo sul recente precedente penale per reati come resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, ma anche su condanne per reati gravi e sulla constatazione che le precedenti pene detentive non avevano avuto alcun effetto deterrente. La specifica modalità con cui era stato commesso il reato di evasione, secondo i giudici, era un’ulteriore dimostrazione della persistente spinta criminale del soggetto.
Le Conclusioni
L’ordinanza riafferma un principio fondamentale: lo stato di necessità non può essere una scusa generica per violare le misure restrittive della libertà personale. Per essere accolta, tale giustificazione deve essere supportata da prove concrete, oggettive e immediate, che dimostrino l’esistenza di un pericolo non altrimenti evitabile. In assenza di tali prove, e in presenza di circostanze che suggeriscono finalità diverse da quelle dichiarate, la difesa è destinata a fallire. Inoltre, la pronuncia conferma che la valutazione sulla recidiva e sulla pericolosità sociale si basa su un’analisi complessiva della storia criminale del reo e della sua incapacità di rispondere positivamente ai precedenti percorsi sanzionatori.
Quando si può invocare lo stato di necessità per giustificare il reato di evasione?
Lo stato di necessità può essere invocato solo in presenza di un pericolo attuale e imminente di un danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, e deve essere supportato da prove concrete. Nel caso specifico, l’assenza di certificazione medica e le circostanze del controllo (luogo, compagnia di altre persone, possesso di stupefacenti) hanno portato ad escludere tale giustificazione.
Come viene valutata la recidiva da parte dei giudici?
I giudici valutano la recidiva analizzando la pericolosità sociale del soggetto. Ciò include non solo i precedenti penali recenti e la gravità dei reati commessi in passato, ma anche l’inefficacia delle pene già scontate, dimostrata dalla commissione di un nuovo reato che conferma una persistente inclinazione a delinquere.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la decisione impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che in questa vicenda è stata quantificata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16004 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16004 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COMITO NOME NOME a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 26/09/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esamiNOME il ricorso di NOME;
OSSERVA
Ritenuto che il primo motivo di ricorso con cui si assume che l’allontanamento dall’abitazio fosse determiNOME dallo stato di necessità 1 è riproduttivo di analoga censura adeguatamente confutata dalla Corte di appello rche ha rilevato come il ricorrente non avesse con sé, né avesse mostrato all’atto del controllo – avvenuto a significativa distanza dal luogo di detenz dall’ospedale in compagnia di altri soggetti con indosso sostanza stupefacente – la certificazi medica che deponesse per la sussistenza della dedotta causa di giustificazione;
rilevato che analogo limite incontra il secondo motivo / con cui si censura la ritenuta recidiva in ordine alla quale la Corte di appello ha reso congrua motivazione nella parte in cui, al f confermare l’accresciuta pericolosità sociale, ha messo in risalto, non solo il recente preced penale relativo a plurimi reati (resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e rifiuto di le proprie generalità), ma anche quelli per reati gravi, nonché la concreta espiazione di detentive che non avevano, evidentemente, avuto alcuna conseguenza sulla spinta criminale, come in concreto dimostrato dalla specifica modalità attraverso cui era stato realizzato il di evasione accertato;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna de ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore del Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spe processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 22/03/2024.