Estorsione Aggravata: Quando la Pretesa Non è Tutelabile Legalmente
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale per distinguere il reato di estorsione aggravata da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La decisione sottolinea che se la pretesa alla base dell’azione minacciosa non è fondata su un diritto concretamente tutelabile in sede civile, si ricade pienamente nell’ipotesi più grave dell’estorsione. Analizziamo insieme questo importante caso.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un uomo condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Roma per il reato di estorsione aggravata. L’imputato aveva impugnato la sentenza lamentando due principali vizi. In primo luogo, sosteneva una manifesta illogicità nella motivazione che aveva portato alla sua condanna. In secondo luogo, chiedeva la riqualificazione del fatto nel reato meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo di aver agito per far valere una propria pretesa.
L’Analisi della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi di ricorso, ritenendoli infondati e dichiarando l’impugnazione inammissibile.
Il Limite del Giudizio di Legittimità
Per quanto riguarda il primo motivo, relativo alla presunta illogicità della motivazione, i giudici hanno chiarito la natura del proprio ruolo. La Corte di Cassazione opera un ‘giudizio di legittimità’, il che significa che non può riesaminare le prove o ricostruire i fatti come farebbe un tribunale di merito. Il suo compito è verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e coerente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che le sentenze di primo e secondo grado avessero adeguatamente spiegato le ragioni della condanna, basandosi su una valutazione delle prove rispettosa dei canoni logici e dei principi di diritto.
La Differenza tra Estorsione Aggravata e Esercizio Arbitrario
Il punto centrale della decisione riguarda il secondo motivo di ricorso. La distinzione tra estorsione (art. 629 c.p.) ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni è sottile ma cruciale. Entrambi i reati possono implicare l’uso di minacce per ottenere qualcosa, ma la differenza risiede nella natura della pretesa.
Si ha esercizio arbitrario quando il soggetto agisce per far valere un diritto che esiste e che potrebbe essere azionato davanti a un giudice civile. In pratica, si ‘fa giustizia da sé’ invece di seguire le vie legali.
Si configura, invece, il più grave reato di estorsione aggravata quando la pretesa vantata dall’agente è ingiusta, ovvero non si fonda su un diritto tutelabile in un’aula di tribunale. La Corte di Cassazione ha specificato che, nel caso in esame, la pretesa dell’imputato non era fondata su un diritto che potesse trovare tutela in sede di giustizia civile. Di conseguenza, l’azione è stata correttamente qualificata come estorsione.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Corte si basano su un principio consolidato. La configurabilità del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni presuppone che la pretesa dell’agente, sebbene fatta valere con modalità illecite, sia astrattamente legittima e giustificabile davanti a un’autorità giudiziaria. Quando questa base legale manca, la condotta volta a ottenere un profitto mediante minaccia o violenza assume il carattere dell’ingiustizia tipico dell’estorsione. L’assenza di un diritto tutelabile rende la pretesa meramente pretestuosa e, quindi, la condotta rientra pienamente nella fattispecie di cui all’art. 629 del codice penale.
Conclusioni
L’ordinanza in esame offre un importante chiarimento sui confini tra due figure di reato spesso oggetto di dibattito. La Corte di Cassazione ha stabilito che per evitare una condanna per estorsione aggravata, non è sufficiente affermare di vantare un qualche diritto; è necessario che tale diritto sia concretamente e legalmente tutelabile. In mancanza di tale presupposto, qualsiasi azione coercitiva per ottenere un vantaggio economico sarà considerata estorsione. La decisione, dichiarando il ricorso inammissibile, ha comportato per l’imputato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Qual è la differenza chiave tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni?
La differenza risiede nella natura della pretesa. Si ha esercizio arbitrario se la pretesa si fonda su un diritto che potrebbe essere fatto valere in un tribunale civile. Si ha estorsione se la pretesa è ingiusta, ovvero non fondata su un diritto legalmente tutelabile.
La Corte di Cassazione può riesaminare le prove e i fatti di un processo?
No, la Corte di Cassazione svolge un giudizio di legittimità. Non può riesaminare le prove o ricostruire i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze precedenti.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Comporta che il ricorso non viene esaminato nel merito. La decisione impugnata diventa definitiva e, come in questo caso, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25117 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 25117 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 07/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/10/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
ritenuto che il primo motivo di impugnazione con cui il ricorrente eccepisce l manifesta illogicità della motivazione in relazione al giudizio di p responsabilità del ricorrente per estorsione aggravata è articolato esclusiva in fatto e, quindi, proposto al di fuori dei limiti del giudizio di legittimità estranei ai poteri della Corte di Cassazione quello di una rilettura degli el probatori posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti. Ciò premesso deve e rimarcato che entrambe le sentenze hanno dato adeguatamente conto delle ragioni che hanno indotto i giudici di merito ad affermare che il ricorrente commesso il reato di estorsione, a seguito di una valutazione degli elem probatori che appare rispettosa dei canoni di logica e dei principi di diri governano l’apprezzamento delle prove (vedi pag. 1 della sentenza impugnata);
ritenuto che il secondo motivo di impugnazione, con cui il ricorrente lamenta la mancata riqualificazione del fatto nel reato di esercizio arbitrario delle ragioni, è manifestamente infondato. I giudici di appello hanno correttame sussunto la fattispecie concreta nel reato di cui all’art. 629 cod. pen. in q pretesa del ricorrente non è fondata su un diritto tutelabile in sede di g civile (vedi pag. 2 della sentenza impugnata);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile c condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma d euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle sp processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 7 maggio 2024
Il Coe EstensQ/e,
Il Presidente