LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Espulsione straniero: quando è legittima? Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la legittimità sia della confisca del denaro per sproporzione rispetto ai redditi dichiarati, sia dell’ordine di espulsione straniero. Quest’ultimo è stato ritenuto validamente motivato sulla base della concreta pericolosità sociale del soggetto, anche nell’ambito di una sentenza di patteggiamento.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Espulsione Straniero e Patteggiamento: La Cassazione Chiarisce i Limiti

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 24590/2024 offre importanti chiarimenti sulla legittimità dell’espulsione straniero disposta con una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. Il caso analizzato riguarda un cittadino straniero che, dopo aver concordato la pena, ha impugnato la decisione del giudice di merito di espellerlo dal territorio nazionale a pena espiata e di confiscare una somma di denaro trovata in suo possesso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, fornendo una motivazione dettagliata che rafforza i principi sulla valutazione della pericolosità sociale e sulla confisca per sproporzione.

I Fatti del Caso: Condanna, Espulsione e Ricorso

Il ricorrente era stato condannato dal Tribunale di Rimini, tramite il rito del patteggiamento, a una pena di due anni e otto mesi di reclusione e 12.000 euro di multa per detenzione di sostanze stupefacenti. Oltre alla pena detentiva, il giudice aveva ordinato due misure accessorie di notevole impatto: la confisca del denaro sequestrato e l’espulsione dal territorio nazionale una volta scontata la pena.

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando entrambi i punti. Sosteneva, in primo luogo, che la confisca fosse illegittima poiché il denaro non poteva essere considerato profitto del reato, essendo la contestazione limitata alla mera detenzione. In secondo luogo, lamentava che l’ordine di espulsione fosse stato emesso senza un’adeguata valutazione della sua concreta pericolosità sociale, elemento che la legge richiede per l’applicazione di tale misura di sicurezza.

La Decisione della Cassazione sulla Legittimità dell’Espulsione Straniero

Il cuore della pronuncia della Suprema Corte riguarda la misura dell’espulsione straniero. I giudici hanno chiarito che, sebbene il patteggiamento sia un accordo tra le parti sulla pena, le misure di sicurezza come l’espulsione sfuggono al potere dispositivo delle parti stesse e richiedono una motivazione autonoma e congrua da parte del giudice.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse fornito una motivazione adeguata a giustificare la pericolosità sociale del condannato. Tale valutazione non era astratta, ma basata su elementi concreti emersi dagli atti, quali:

* Le caratteristiche specifiche del reato commesso.
* L’insidiosità della condotta tenuta dall’imputato.
* L’ingente numero di dosi ricavabili dalla sostanza stupefacente sequestrata.
* Il collegamento del soggetto con ambienti criminali dediti al narcotraffico.

Questi elementi, complessivamente considerati, sono stati giudicati sufficienti a fondare un giudizio di pericolosità sociale e a legittimare l’ordine di espulsione ai sensi dell’art. 86 del d.P.R. 309/90.

La Motivazione sulla Confisca per Sproporzione

Anche il motivo di ricorso relativo alla confisca del denaro è stato respinto. La Cassazione ha sottolineato che la misura era stata applicata non come confisca del profitto del reato, ma come confisca per sproporzione, prevista dall’art. 240 bis del codice penale.

Il presupposto per tale tipo di confisca è la manifesta sproporzione tra i beni detenuti (in questo caso, il denaro) e i redditi dichiarati o l’attività economica svolta dal condannato. Nel caso di specie, l’imputato si era dichiarato disoccupato, nullatenente e privo di qualsiasi fonte di reddito. Di fronte a questa situazione, la detenzione di una significativa somma di denaro, per la quale non era stata fornita alcuna spiegazione plausibile, integrava pienamente i requisiti della sproporzione, rendendo la confisca legittima.

Le Motivazioni e le Conclusioni

Con la sentenza n. 24590/2024, la Corte di Cassazione ribadisce due principi fondamentali. Primo, l’espulsione straniero a seguito di condanna per reati di droga è una misura di sicurezza che richiede sempre una valutazione concreta della pericolosità sociale del soggetto, anche quando la condanna deriva da un patteggiamento. Tale valutazione deve basarsi su elementi fattuali specifici che dimostrino la probabilità di future condotte criminali. Secondo, la confisca per sproporzione è uno strumento efficace per colpire i patrimoni di illecita provenienza, applicabile quando un condannato per determinati reati detiene beni di valore incompatibile con il proprio profilo economico-reddituale, senza poterne giustificare la provenienza. La decisione conferma quindi un approccio rigoroso nella lotta al narcotraffico e alle sue manifestazioni patrimoniali.

È possibile disporre l’espulsione di uno straniero in una sentenza di patteggiamento?
Sì, è possibile, specialmente nei casi di patteggiamento ‘allargato’. Tuttavia, il giudice non può applicarla automaticamente ma deve fornire una motivazione specifica e concreta sulla pericolosità sociale del condannato, basandosi su elementi come la gravità del reato e i suoi legami con ambienti criminali.

Quando è legittima la confisca di denaro trovato in possesso di una persona condannata per detenzione di stupefacenti?
La confisca è legittima ai sensi dell’art. 240 bis c.p. (confisca per sproporzione) quando vi è una manifesta sproporzione tra la somma di denaro e i redditi dichiarati o l’attività economica del condannato, e quest’ultimo non è in grado di fornire una spiegazione plausibile sulla sua provenienza.

Quali elementi considera il giudice per valutare la pericolosità sociale ai fini dell’espulsione?
Il giudice valuta diversi elementi concreti, tra cui le caratteristiche del reato, l’insidiosità della condotta, la quantità di stupefacente (e quindi il numero di dosi ricavabili) e i possibili collegamenti del condannato con organizzazioni criminali dedite al narcotraffico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati