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Espulsione dello straniero e reati di droga

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell’**espulsione dello straniero** disposta a seguito di una condanna per reati legati agli stupefacenti, anche qualora la pena inflitta sia inferiore ai due anni di reclusione. Il ricorrente aveva impugnato l’ordinanza sostenendo che, ai sensi del codice penale, tale misura richiedesse una soglia minima di pena. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che in materia di droga si applica la normativa speciale del Testo Unico Stupefacenti, la quale non prevede limiti minimi di pena per l’allontanamento, purché sia accertata la pericolosità sociale del soggetto.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Espulsione dello straniero: la Cassazione chiarisce i limiti di pena

L’espulsione dello straniero rappresenta una misura di sicurezza di forte impatto, spesso oggetto di dibattito in merito ai presupposti necessari per la sua applicazione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali sul rapporto tra le norme generali del codice penale e le leggi speciali in materia di stupefacenti.

Il caso e la contestazione del ricorrente

La vicenda trae origine da una sentenza di patteggiamento per violazione della normativa sugli stupefacenti. Il giudice di merito, oltre ad applicare la pena concordata di sei mesi di reclusione, aveva disposto l’espulsione del condannato dal territorio dello Stato a pena espiata. La difesa ha impugnato tale decisione, lamentando una violazione di legge: secondo il ricorrente, l’espulsione non poteva essere ordinata poiché la pena inflitta era inferiore al limite di due anni previsto dall’articolo 235 del codice penale.

La decisione della Corte di Cassazione

Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente il provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha evidenziato come l’errore del ricorrente risiedesse nell’individuazione della norma applicabile. Mentre il codice penale detta una disciplina generale, il Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. 309/1990) contiene una norma speciale che prevale sulla prima.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla distinzione tra l’art. 235 c.p. e l’art. 86 del D.P.R. 309/1990. Quest’ultimo stabilisce che, per i reati legati al traffico di droga, il giudice deve ordinare l’espulsione dello straniero indipendentemente dall’entità della pena irrogata. A differenza della norma generale, la legge speciale non subordina la misura di sicurezza al superamento dei due anni di reclusione. L’unico requisito essenziale rimane la verifica in concreto della pericolosità sociale del soggetto, che nel caso di specie era stata adeguatamente motivata dal giudice di merito, rendendo legittimo l’allontanamento forzato.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce la prevalenza del regime speciale in materia di stupefacenti rispetto alle regole ordinarie del codice penale. Per i cittadini stranieri condannati per reati di droga, il rischio di espulsione è concreto anche a fronte di pene lievi o concordate tramite patteggiamento. La decisione sottolinea l’importanza di una valutazione rigorosa della pericolosità sociale, che funge da unico vero argine all’applicazione di questa severa misura di sicurezza, garantendo che il provvedimento sia sempre ancorato a una reale esigenza di tutela della collettività.

È possibile l’espulsione dello straniero con una condanna inferiore a due anni?
Sì, se il reato riguarda il traffico di stupefacenti, la legge speciale prevale sul codice penale e non impone un limite minimo di pena per l’allontanamento.

Qual è il presupposto fondamentale per ordinare l’espulsione?
Il giudice deve accertare in concreto la pericolosità sociale del soggetto, motivando le ragioni per cui la sua presenza sul territorio è rischiosa per la sicurezza pubblica.

Il patteggiamento evita l’applicazione delle misure di sicurezza?
No, anche in caso di pena concordata, il giudice può disporre l’espulsione se ritiene sussistente la pericolosità del condannato in base alla natura del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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