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Espulsione cittadino italiano: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva l’espulsione di un cittadino italiano. La Corte ha chiarito che la misura di sicurezza dell’espulsione, prevista dall’art. 235 del codice penale, è inapplicabile a chi ha acquisito la cittadinanza italiana, anche se condannato per reati. La decisione si fonda sul principio di legalità, affermando che tale misura restrittiva è riservata esclusivamente agli stranieri.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Espulsione Cittadino Italiano: La Cassazione Annulla la Misura di Sicurezza

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha riaffermato un principio fondamentale: l’espulsione del cittadino italiano dal territorio nazionale come misura di sicurezza è illegittima. Questa pronuncia chiarisce in modo definitivo che tale sanzione, prevista dall’articolo 235 del codice penale, è applicabile esclusivamente agli stranieri. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da una sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Brescia nei confronti di un individuo, condannato per reati legati agli stupefacenti. Oltre alla pena detentiva, il giudice aveva disposto, una volta espiata la pena, l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato, ritenendo sussistente la pericolosità sociale del soggetto.

Tuttavia, l’imputato, originario del Marocco, aveva acquisito la cittadinanza italiana con un decreto del 22 aprile 2016. Forte del suo status di cittadino italiano, ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la legittimità della sola misura di sicurezza dell’espulsione.

Il Ricorso e l’Illegittimità dell’Espulsione del Cittadino Italiano

Il ricorso si fondava su un unico e decisivo motivo: la violazione dell’articolo 235 del codice penale. La difesa ha sostenuto che tale norma non può essere applicata a un soggetto che possiede la cittadinanza italiana. La Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha condiviso questa tesi, chiedendo l’annullamento della sentenza nella parte relativa alla misura di sicurezza.

La questione centrale, dunque, era stabilire se lo status di cittadino italiano acquisito precludesse l’applicazione di una misura pensata e normata per gli stranieri.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo ammissibile e fondato. Le motivazioni della decisione si basano su argomenti chiari e inequivocabili.

Innanzitutto, i giudici hanno evidenziato il tenore letterale dell’art. 235 c.p., che riserva la misura di sicurezza dell’espulsione allo ‘straniero’ e quella dell’allontanamento al ‘cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea’. La norma non menziona in alcun modo il cittadino italiano.

In secondo luogo, la Corte ha accertato, tramite il certificato anagrafico agli atti, che l’imputato era a tutti gli effetti cittadino italiano al momento della sentenza. Questo dato di fatto è stato decisivo per risolvere la controversia.

Infine, la decisione è stata ancorata al fondamentale principio di legalità, sancito dall’articolo 25 della Costituzione e ribadito dall’articolo 199 del codice penale. Secondo tale principio, nessuna misura restrittiva della libertà personale può essere applicata al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Poiché la legge limita l’espulsione ai soli stranieri, applicarla a un cittadino italiano costituirebbe una palese violazione di questo principio cardine del nostro ordinamento.

Le Conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, limitatamente alla parte in cui disponeva la misura di sicurezza dell’espulsione, eliminando di fatto tale statuizione. La condanna per il reato di stupefacenti è rimasta invece invariata.

Questa pronuncia rafforza la garanzia che nessun cittadino italiano, a prescindere dalla sua origine o dai reati commessi, può essere espulso dal proprio Paese. La cittadinanza rappresenta uno scudo invalicabile contro misure di questo tipo, che il legislatore ha concepito unicamente per soggetti privi dello status di cittadino.

È possibile applicare la misura di sicurezza dell’espulsione a una persona che ha acquisito la cittadinanza italiana?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la misura di sicurezza dell’espulsione prevista dall’art. 235 del codice penale si applica esclusivamente agli stranieri e non ai cittadini italiani, in virtù del principio di legalità.

Cosa succede se un giudice ordina per errore l’espulsione di un cittadino italiano?
La sentenza può essere impugnata davanti alla Corte di Cassazione. Come avvenuto in questo caso, la Corte annullerà la parte della sentenza che dispone l’espulsione, eliminando la misura in quanto illegittima.

Perché un cittadino italiano non può essere espulso come misura di sicurezza penale?
Perché il principio di legalità (art. 25 Cost. e art. 199 c.p.) impone che una misura restrittiva della libertà personale possa essere applicata solo nei casi e ai soggetti espressamente previsti dalla legge. L’art. 235 c.p. riserva tale misura solo agli stranieri.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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