LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Esigenze cautelari: Cassazione su custodia in carcere

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza sottolinea che la valutazione delle esigenze cautelari deve basarsi non solo sul tempo trascorso dai fatti, ma anche sulla personalità dell’indagato, sui suoi precedenti e sulla persistenza del contesto criminale, confermando la concretezza e l’attualità del pericolo di recidiva.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Esigenze Cautelari: Quando la Custodia in Carcere è Ancora Attuale?

La valutazione delle esigenze cautelari rappresenta uno dei nodi più delicati del procedimento penale, bilanciando la presunzione di non colpevolezza con la necessità di proteggere la collettività. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24593 del 2024, offre un’importante chiave di lettura sui concetti di ‘concretezza’ e ‘attualità’ del pericolo di recidiva, specialmente in contesti di criminalità organizzata legata al narcotraffico. Analizziamo come i giudici abbiano affrontato il tema del tempo trascorso dai fatti contestati.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un soggetto ritenuto gravemente indiziato di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti in un quartiere di Catania. L’indagato svolgeva il ruolo di ‘pusher’ e ‘vedetta’, agendo sotto le direttive dei vertici dell’organizzazione. Le prove a suo carico includevano video-riprese, osservazioni della polizia giudiziaria e intercettazioni ambientali.

Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere, evidenziando non solo la gravità dei fatti, ma anche elementi personali dell’indagato: precedenti penali specifici, accuse pendenti per evasione e una piena integrazione nel ‘modus operandi’ del sodalizio criminale. Un elemento cruciale era la constatazione che l’attività di spaccio fosse proseguita almeno fino al 2021, rendendo il pericolo ancora attuale.

I Motivi del Ricorso e le Esigenze Cautelari

La difesa dell’indagato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando principalmente una carenza di motivazione sulle esigenze cautelari. Secondo il ricorrente, il Tribunale non avrebbe adeguatamente considerato il lungo tempo trascorso dai fatti (circa quattro anni), limitandosi a una motivazione apparente. Si contestava, inoltre, la violazione della legge riguardo la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto compiere una verifica aggiornata e concreta del pericolo di recidivazione, non potendolo desumere dalla sola gravità del reato.

L’Analisi della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato, offrendo una disamina precisa dei criteri per valutare le esigenze cautelari.

Distinzione tra Concretezza e Attualità

I giudici hanno ribadito che ‘concretezza’ e ‘attualità’ sono concetti distinti:

* Concretezza: Si lega alla capacità a delinquere del reo, desumibile dalle specifiche modalità del fatto e dalla sua personalità.
* Attualità: Riguarda la presenza di occasioni prossime al reato, che rendono probabile una ricaduta nel delitto in un futuro ravvicinato, anche se non necessariamente imminente.

Il Tribunale del Riesame, secondo la Cassazione, ha correttamente valutato entrambi gli aspetti.

La Valutazione del ‘Tempo Silente’

La Corte ha ritenuto corretta l’analisi del Tribunale sul tempo trascorso. Sebbene fossero passati alcuni anni dai fatti iniziali, le indagini successive avevano dimostrato che la ‘piazza di spaccio’ era ancora pienamente operativa fino a tempi recenti (fine 2021), con l’installazione di nuove barriere fisiche per ostacolare le forze dell’ordine. Questo dimostrava la persistenza del contesto criminale e, di conseguenza, l’attualità del pericolo che l’indagato, pienamente inserito in tale contesto, potesse riprendere le attività illecite.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha concluso che la motivazione del Tribunale era solida e non si basava unicamente sulla presunzione legale di pericolosità. Al contrario, il giudice del riesame aveva valorizzato una serie di elementi concreti:

1. L’inserimento attuale dell’indagato in circuiti criminali legati al narcotraffico.
2. Il pericolo di recidiva desunto da precedenti specifici e dalla condotta di evasione, che dimostrava un’inaffidabilità rispetto a misure meno afflittive.
3. La continuità operativa dell’associazione criminale, che offriva all’indagato un’occasione prossima per delinquere.
4. L’inadeguatezza di altre misure, come gli arresti domiciliari, resa impraticabile dal fatto che l’abitazione dell’indagato si trovava proprio nell’area di spaccio.

In sostanza, il giudizio prognostico sulla pericolosità sociale non era astratto, ma fondato su un’analisi approfondita della personalità del soggetto e del suo contesto di vita.

Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la valutazione delle esigenze cautelari è un giudizio complesso che non può essere ridotto a una semplice equazione temporale. Il giudice deve condurre una valutazione prognostica che tenga conto di tutti gli indici disponibili – la gravità del fatto, la personalità dell’indagato, i suoi precedenti, la sua condotta successiva e il contesto socio-criminale in cui è inserito. Solo un’analisi così completa può giustificare la misura più grave, la custodia in carcere, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

Il semplice passare del tempo dai fatti del reato è sufficiente per escludere le esigenze cautelari?
No, la Cassazione chiarisce che il tempo trascorso è un elemento da valutare, ma non è di per sé decisivo. Bisogna considerare anche la continuità dell’attività criminosa, la personalità dell’indagato e altri indici concreti di pericolosità sociale che rendono il rischio di recidiva ancora attuale.

Qual è la differenza tra ‘concretezza’ e ‘attualità’ delle esigenze cautelari?
La ‘concretezza’ si riferisce alla capacità a delinquere del soggetto, desunta dalle modalità del fatto e dalla sua personalità. L”attualità’, invece, riguarda la presenza di occasioni prossime per commettere nuovi reati, indicando una probabilità di ricaduta nel delitto in un futuro ravvicinato. Sono due concetti distinti che devono essere entrambi valutati dal giudice.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le motivazioni del Tribunale del Riesame sono state ritenute corrette, logiche e complete. Il Tribunale aveva adeguatamente giustificato la sussistenza di un elevato e attuale pericolo di recidiva, basandosi non solo sulla gravità del reato, ma su elementi specifici come i precedenti penali, l’inserimento in un contesto criminale ancora attivo e la condotta di evasione del ricorrente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati