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Esercizio abusivo professione: quando si consuma?

Un professionista, non essendo un avvocato iscritto all’albo italiano, è stato condannato per esercizio abusivo della professione. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato non si limita agli atti strettamente giudiziali, ma include anche le trattative stragiudiziali, e perdura fino a quando il cliente non scopre la reale qualifica del finto legale. La Corte ha invece dichiarato prescritto il reato concorrente di sostituzione di persona.

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Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Esercizio Abusivo della Professione: Anche le Trattative Contano

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42267/2024, offre un’importante lezione sull’esercizio abusivo della professione legale, chiarendo che tale reato non si esaurisce con gli atti tipici del processo, ma si estende a tutte le attività, anche stragiudiziali, svolte spendendo la qualifica di avvocato senza averne titolo. La decisione analizza la durata della condotta criminosa e la differenza con il reato di sostituzione di persona.

I Fatti del Caso: Un Falso Avvocato oltre i Limiti

Il caso riguarda un individuo, condannato in primo e secondo grado per i reati di esercizio abusivo della professione forense e sostituzione di persona. Sebbene in possesso del titolo di “abogado” spagnolo, che consente un’operatività limitata in Italia, egli agiva come un avvocato a tutti gli effetti. Aveva autenticato una sottoscrizione, redatto e notificato un atto di citazione, e soprattutto, aveva continuato a gestire le trattative stragiudiziali per conto del suo cliente, comunicando offerte di risarcimento ben dopo gli atti formali.

Il castello di carte è crollato quando il cliente, a seguito di una richiesta di pagamento delle parcelle, ha scoperto che il professionista non era un avvocato iscritto all’albo italiano. L’imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’attività stragiudiziale fosse lecita per un “abogado” e che il reato di sostituzione di persona fosse ormai prescritto.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha parzialmente accolto il ricorso. Ha annullato la condanna per il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.), dichiarandolo estinto per prescrizione. Il momento consumativo di tale reato, infatti, è stato individuato nel giorno in cui l’imputato ha ricevuto l’incarico e il primo pagamento, spendendo la falsa qualifica.

Tuttavia, ha confermato la condanna per il reato più grave di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.), rigettando la tesi difensiva.

Esercizio Abusivo della Professione: le Motivazioni della Corte

I giudici hanno stabilito che l’attività abusiva non si è fermata agli atti giudiziari del 2016 e 2017. Al contrario, è proseguita con le trattative stragiudiziali, come la comunicazione di un’offerta di 100.000 euro nel novembre 2019. Secondo la Corte, risponde del delitto di esercizio abusivo della professione chiunque, senza essere iscritto all’albo, compia un atto idoneo a incidere sulla progressione della pratica, agendo in rappresentanza del cliente.

L’attività professionale di un avvocato, infatti, comprende anche la composizione stragiudiziale delle liti. La condotta illecita, pertanto, è cessata solo nel momento in cui il cliente ha scoperto la verità sulla qualifica del finto legale. Questo sposta in avanti il tempus commissi delicti e impedisce il maturare della prescrizione per questo specifico reato.

Inoltre, la Corte ha negato che il reato di sostituzione di persona potesse essere assorbito da quello di esercizio abusivo. I due reati tutelano beni giuridici diversi: il primo la fede pubblica, il secondo il corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione nel regolare le professioni. Il reato di cui all’art. 494 c.p. richiede inoltre un elemento in più (quid pluris), ovvero la volontà di perseguire una finalità lucrativa, provata nel caso di specie dalla riscossione di un onorario.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: la tutela della professione forense è ampia e non si limita ai confini del tribunale. Qualsiasi attività, anche una semplice trattativa, svolta spacciandosi per avvocato, integra il reato di esercizio abusivo della professione. La condotta illecita è considerata continuativa e si interrompe solo con la “scoperta” da parte della persona offesa. Ciò ha conseguenze dirette sul calcolo della prescrizione, rendendo più difficile per i colpevoli sfuggire alla giustizia. Per i cittadini, è un monito a verificare sempre le credenziali dei professionisti a cui affidano i propri interessi.

L’esercizio abusivo della professione di avvocato si limita solo agli atti in tribunale?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato comprende qualsiasi atto idoneo a incidere sulla progressione del procedimento in rappresentanza dell’interessato, incluse le attività di composizione stragiudiziale della lite, come le trattative con la controparte.

Quando si consuma il reato di sostituzione di persona per chi si spaccia per avvocato?
Secondo la sentenza, il reato si consuma nel momento in cui la falsa qualità viene spesa per ottenere un vantaggio. Nel caso specifico, è stato individuato nel momento dell’assunzione dell’incarico e della corresponsione del primo compenso, e non si protrae per tutta la durata dell’incarico.

Il reato di sostituzione di persona può essere assorbito da quello di esercizio abusivo della professione?
No. La Corte ha stabilito che non esiste un rapporto di specialità tra i due reati. Essi tutelano interessi giuridici diversi (la fede pubblica per la sostituzione di persona, la Pubblica Amministrazione per l’esercizio abusivo) e il reato di cui all’art. 494 c.p. prevede un elemento ulteriore (il perseguimento di un vantaggio) che lo rende autonomo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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