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Esercizio abusivo della professione: la condanna

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione nei confronti di un soggetto che, nonostante la radiazione dall’albo, continuava a operare come esperto contabile. L’imputata aveva indotto in errore un cliente, incassando oltre 80.000 euro destinati al pagamento di debiti tributari e previdenziali, trattenendoli invece per sé. La Suprema Corte ha ribadito che l’esercizio abusivo della professione si configura quando atti tipici, anche se non esclusivi, vengono compiuti con modalità tali da creare l’apparenza di un’attività professionale regolarmente abilitata.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Esercizio abusivo della professione e truffa aggravata: la condanna

L’esercizio abusivo della professione rappresenta una violazione grave che tutela non solo l’ordine professionale, ma anche la fede pubblica e la sicurezza dei cittadini che si affidano a presunti esperti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto che, pur essendo stato radiato dall’albo, ha continuato a gestire la contabilità di un cliente, sottraendo ingenti somme destinate al fisco.

Il caso: radiazione e inganno ai danni del cliente

La vicenda trae origine dalla condanna di un’imputata per i reati di truffa aggravata e esercizio abusivo della professione di esperto contabile. Secondo quanto accertato nei gradi di merito, la donna aveva continuato a esercitare l’attività professionale nonostante fosse stata radiata dall’albo nel 2012.

Il cuore della contestazione riguardava la gestione di un cliente al quale erano stati richiesti oltre 80.000 euro. Tali somme, ufficialmente destinate al pagamento di imposte e contributi previdenziali, venivano in realtà trattenute dall’imputata, procurando a quest’ultima un ingiusto profitto e un pari danno economico al cliente, rimasto esposto verso l’erario.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando integralmente la responsabilità penale. La difesa sosteneva che le attività di tenuta della contabilità e redazione delle dichiarazioni fiscali non fossero atti esclusivi della professione di commercialista o esperto contabile, e che quindi non potessero integrare il reato di cui all’art. 348 c.p.

La Cassazione ha però chiarito che, ai fini della configurabilità del reato, non è necessario che l’atto sia riservato in via esclusiva a una categoria. È sufficiente che il compimento di atti tipici avvenga con modalità tali (continuità, onerosità e organizzazione) da creare l’apparenza oggettiva di un’attività svolta da un soggetto regolarmente abilitato.

Esercizio abusivo della professione e apparenza oggettiva

Nel caso di specie, l’imputata operava all’interno di uno studio organizzato, con personale dipendente e un rapporto di lunga durata con il cliente. Questi elementi, uniti alla percezione di onorari, hanno generato una falsa apparenza di regolarità professionale. Il fatto che l’imputata fosse stata radiata dall’albo e avesse taciuto tale circostanza al cliente ha rafforzato l’impianto accusatorio sia per l’esercizio abusivo che per la truffa.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sull’interpretazione evolutiva dell’art. 348 c.p. fornita dalle Sezioni Unite. Il reato scatta quando il soggetto non abilitato compie atti che, pur potendo essere eseguiti da chiunque in via isolata, vengono inseriti in un contesto di professionalità organizzata che mima quella degli iscritti agli albi. La Corte ha evidenziato come il D.Lgs. 139/2005 includa esplicitamente la tenuta dei libri contabili e l’elaborazione delle dichiarazioni tributarie tra le competenze tecniche degli esperti contabili (Sezione B dell’Albo). Pertanto, svolgere tali mansioni in modo sistematico e retribuito, senza titolo, integra la condotta penalmente rilevante. Inoltre, la truffa è stata confermata poiché il silenzio sulla radiazione e l’artifizio di richiedere somme per tasse mai pagate hanno indotto il cliente in un errore fatale per il suo patrimonio.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte sottolineano la necessità di proteggere l’affidamento dei terzi nella competenza e nella legalità di chi offre servizi professionali. Chi esercita senza titolo, specialmente dopo un provvedimento di radiazione, non solo commette un illecito contro l’ordine professionale, ma si pone in una condizione di potenziale pericolo per il patrimonio dei clienti. La sentenza ribadisce che la continuità e l’organizzazione dell’attività sono indici inequivocabili della natura professionale della prestazione, rendendo irrilevante la natura non esclusiva dei singoli atti compiuti. Il rigetto del ricorso comporta anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.

Quando si configura il reato di esercizio abusivo della professione contabile?
Il reato scatta quando un soggetto non abilitato compie atti tipici della professione in modo continuativo, organizzato e oneroso, creando l’apparenza di essere un professionista regolarmente iscritto all’albo.

Cosa rischia chi trattiene i soldi destinati alle tasse del cliente?
Oltre alla restituzione delle somme e al risarcimento del danno, il soggetto può essere condannato per truffa aggravata, poiché induce il cliente in errore tramite raggiri per ottenere un ingiusto profitto.

La tenuta della contabilità può essere svolta da chiunque?
Sebbene alcuni atti non siano esclusivi, se vengono svolti con modalità professionali e organizzate da un soggetto non iscritto all’albo, si configura comunque il reato di esercizio abusivo della professione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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