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Errore di persona: Cassazione annulla misura cautelare

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di arresti domiciliari a causa di un grave errore di persona. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura basando la pericolosità sociale dell’indagato sulla fedina penale di un suo omonimo, coinvolto in gravi reati di mafia. La Suprema Corte ha rilevato il travisamento dei fatti, annullando il provvedimento e rinviando per una nuova e corretta valutazione individuale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Errore di persona: Cassazione annulla misura cautelare per scambio di identità

Un clamoroso errore di persona può compromettere la valutazione delle esigenze cautelari e portare all’annullamento di una misura restrittiva. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la sentenza n. 24394 del 2024, che ha annullato un’ordinanza di arresti domiciliari basata sulla pericolosità sociale di un omonimo dell’indagato. Questo caso evidenzia l’importanza cruciale di una valutazione rigorosa e individuale dei presupposti per l’applicazione delle misure cautelari.

I Fatti del Caso

All’origine della vicenda vi è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari nei confronti di un individuo, accusato di aver acquistato un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. In sede di riesame, il Tribunale di Bari, pur escludendo l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa, aveva sostituito la misura carceraria con quella degli arresti domiciliari.

Il Tribunale aveva motivato la persistenza delle esigenze cautelari affermando che le condotte dell’indagato non potevano considerarsi isolate, essendo egli collegato a un “personaggio apicale di un sodalizio dedito allo spaccio”. Inoltre, i giudici avevano erroneamente riportato che l’indagato fosse stato già coinvolto in un altro grave procedimento per estorsioni con metodo mafioso e avesse precedenti specifici.

Il Ricorso in Cassazione fondato sull’errore di persona

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, denunciando un palese e decisivo errore di persona. L’indagato attinto dalla misura cautelare non era lo stesso soggetto coinvolto nel precedente procedimento per reati di mafia, ma un suo omonimo.

A dimostrazione di ciò, venivano evidenziati dati anagrafici inconfutabili: l’attuale ricorrente era nato in una data e risiedeva in un luogo completamente diversi rispetto all’omonimo “pericoloso” menzionato dal Tribunale del riesame. Di conseguenza, tutta la valutazione sulla pericolosità sociale e sul rischio di reiterazione del reato si basava su un presupposto di fatto totalmente errato.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso, definendo la motivazione del Tribunale del riesame “illogica e contraddittoria”. I giudici di legittimità hanno constatato l’effettivo travisamento degli atti processuali, riconoscendo che il Tribunale aveva confuso l’identità dell’indagato.

La Corte ha chiarito che, una volta emendato l’errore, il profilo del ricorrente appariva completamente diverso:

1. Estraneità alla compagine associativa: Non vi era alcun collegamento con l’associazione mafiosa contestata.
2. Unica condotta delittuosa: L’episodio contestato era isolato e risalente a cinque anni prima.
3. Assenza di coinvolgimento in altri procedimenti: L’indagato non era mai stato coinvolto nel procedimento “Decima Azione” né in altre vicende criminali di rilievo.

Questo errore fondamentale ha viziato l’intero percorso logico-giuridico seguito dal Tribunale del riesame per giustificare il mantenimento della misura cautelare. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza impugnata, rinviando gli atti al Tribunale di Bari per un nuovo giudizio che tenga conto della reale e corretta identità dell’indagato.

Conclusioni

La sentenza in commento riafferma un principio cardine del diritto processuale penale: la valutazione delle esigenze cautelari deve essere rigorosamente individualizzata e ancorata a elementi concreti e specifici relativi alla persona dell’indagato. Un errore di persona, che porta ad attribuire a un soggetto i precedenti e la pericolosità di un altro, costituisce un vizio radicale che inficia la validità del provvedimento restrittivo. Questo caso serve da monito sulla necessità di un’accurata verifica degli atti processuali per garantire che la libertà personale non sia limitata sulla base di clamorosi abbagli giudiziari.

Per quale motivo la Cassazione ha annullato l’ordinanza cautelare?
La Corte ha annullato l’ordinanza perché il Tribunale del riesame aveva commesso un palese errore di persona, basando la valutazione della pericolosità sociale dell’indagato sui precedenti penali e sul profilo criminale di un suo omonimo, del tutto estraneo al procedimento in corso.

Cosa si intende per ‘travisamento degli atti’ in questo caso?
Per ‘travisamento degli atti’ si intende l’errore materiale commesso dai giudici del riesame, i quali hanno letto e interpretato in modo errato i documenti processuali, confondendo l’indagato con un’altra persona con lo stesso nome ma con dati anagrafici e un percorso criminale completamente diversi.

Quali sono le conseguenze della decisione della Cassazione?
La conseguenza è l’annullamento dell’ordinanza che disponeva gli arresti domiciliari. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame di Bari, che dovrà effettuare una nuova valutazione, basandosi esclusivamente sulla situazione personale e sui fatti concretamente attribuiti al ricorrente, senza l’influenza del precedente errore di identità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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