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Errore di fatto: i limiti del ricorso straordinario

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. La Corte ribadisce che l’errore di fatto, ai sensi dell’art. 625-bis c.p.p., consiste in una mera svista percettiva sugli atti processuali e non può essere confuso con un errore di giudizio, ossia una critica alla valutazione delle prove o al ragionamento giuridico del giudice, che non è emendabile con tale strumento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Errore di fatto nel processo: quando è possibile il ricorso straordinario?

Nel complesso panorama della procedura penale, esistono strumenti di impugnazione pensati per correggere specifici vizi delle decisioni giudiziarie. Uno di questi è il ricorso straordinario per errore di fatto, disciplinato dall’articolo 625-bis del codice di procedura penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre l’opportunità di approfondire i confini applicativi di questo rimedio, tracciando una linea netta tra l’errore percettivo emendabile e l’errore valutativo non censurabile con tale strumento.

Il caso in esame

Un imputato, dopo la sentenza della Corte di Cassazione, ha proposto un ricorso straordinario sostenendo che la Corte stessa fosse incorsa in un errore di fatto. Secondo la difesa, i giudici di legittimità avrebbero erroneamente percepito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, valutandole in modo diverso rispetto ad altri coimputati e omettendo di esaminare uno specifico motivo di ricorso. In sostanza, il ricorrente lamentava una valutazione illogica e una presunta omissione da parte della Suprema Corte.

La distinzione cruciale: errore di fatto contro errore di giudizio

Il cuore della decisione della Corte di Cassazione risiede nella netta distinzione tra l’errore di fatto e l’errore di giudizio. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l’errore di fatto che giustifica il ricorso straordinario è solo quello che si traduce in una “svista” o in un “equivoco” sulla lettura degli atti processuali. Si tratta di un errore puramente percettivo, in cui il giudice legge o comprende una cosa per un’altra, alterando la base fattuale della sua decisione.

Al contrario, ogni attività di valutazione, interpretazione e ponderazione del materiale probatorio o delle argomentazioni difensive rientra nell’ambito dell’errore di giudizio. Quest’ultimo, anche se ipoteticamente presente, non può essere fatto valere attraverso lo strumento eccezionale dell’art. 625-bis c.p.p., che non è concepito per ottenere un terzo grado di giudizio di legittimità.

Le motivazioni

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che le doglianze del ricorrente non denunciavano un errore percettivo, ma miravano a contestare il percorso logico-argomentativo seguito dalla precedente sentenza. La difesa, infatti, non indicava un punto specifico degli atti che la Corte avrebbe “visto male”, ma criticava il modo in cui le prove erano state valutate. Questo, secondo i giudici, costituisce un tentativo di ottenere una rivalutazione del merito, preclusa in sede di ricorso straordinario. La Corte ha inoltre specificato che l’asserita omissione di un motivo di ricorso era solo apparente, in quanto le censure erano state implicitamente assorbite e rigettate nell’esame complessivo della vicenda.

Le conclusioni

L’ordinanza conferma la natura eccezionale e i limiti rigorosi del ricorso straordinario per errore di fatto. Questo rimedio non può essere utilizzato come un pretesto per rimettere in discussione il giudizio espresso dalla Corte di Cassazione. È uno strumento limitato alla correzione di errori materiali e percettivi evidenti, che non lasciano spazio a interpretazioni. La decisione sottolinea l’importanza per i difensori di qualificare correttamente le proprie censure, evitando di mascherare una critica al giudizio come una denuncia di errore fattuale, pena l’inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Cos’è un errore di fatto secondo la Corte di Cassazione?
Un errore di fatto è una svista o un equivoco puramente percettivo sugli atti interni al giudizio di legittimità, dove il contenuto di un atto viene percepito in modo difforme da quello effettivo. Non include errori di valutazione o di giudizio.

Perché il ricorso in esame è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure sollevate non riguardavano un errore percettivo, ma criticavano il percorso logico e valutativo della Corte. Si trattava, in sostanza, di un tentativo di ottenere una nuova valutazione del caso, attività esclusa dall’ambito del ricorso straordinario per errore di fatto.

Qual è la differenza tra un errore di fatto e un errore di giudizio?
L’errore di fatto è un errore nella percezione materiale di un dato processuale (es. leggere una data sbagliata). L’errore di giudizio, invece, riguarda il processo intellettivo di valutazione delle prove e di interpretazione delle norme, e non può essere corretto tramite il ricorso straordinario previsto dall’art. 625-bis cod. proc. pen.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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