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Errore di fatto: Cassazione corregge sentenza

La Corte di Cassazione ha corretto una propria precedente sentenza a causa di un errore di fatto, consistente nell’aver omesso di valutare un atto che conteneva la remissione di querela per un reato di furto. A seguito della correzione, il reato è stato dichiarato estinto e la relativa condanna a tre anni di reclusione e 300 euro di multa per i due imputati è stata annullata.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Errore di fatto nella sentenza: la Cassazione annulla la condanna

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato l’importanza del rimedio contro l’errore di fatto, uno strumento cruciale per correggere sviste percettive che possono inficiare la validità di una decisione giudiziaria. In questo caso, l’omessa valutazione di una remissione di querela ha portato all’annullamento di una condanna per furto, dimostrando come un dettaglio processuale possa avere conseguenze decisive sull’esito di un procedimento.

La vicenda processuale: una svista decisiva

Due individui erano stati condannati per un reato di furto. Durante il procedimento in Cassazione, a seguito delle modifiche legislative introdotte dal D.Lgs. 150/2022 (c.d. Riforma Cartabia), il reato era diventato procedibile solo a querela della persona offesa. La difesa degli imputati aveva depositato telematicamente dei motivi aggiunti, allegando l’atto con cui la vittima rimetteva la querela e la relativa accettazione.

Tuttavia, la Corte di Cassazione, nella sua prima decisione, non aveva tenuto conto di questi documenti, commettendo così un errore meramente percettivo. A seguito di una segnalazione e di un ricorso straordinario presentato dalla difesa, è stata avviata la procedura di correzione dell’errore.

L’errore di fatto e la sua correzione in Cassazione

L’articolo 625-bis del codice di procedura penale disciplina il rimedio contro l’errore materiale o di fatto nelle decisioni della Corte di Cassazione. È fondamentale distinguere questo tipo di errore da quello di giudizio.

La differenza tra errore di fatto ed errore di diritto

L’errore di fatto, come chiarito dalle Sezioni Unite, è un errore puramente percettivo. Si verifica quando il giudice, per una svista o un equivoco, ha una percezione errata delle risultanze processuali (ad esempio, non vede un documento presente nel fascicolo). Questo errore vizia il processo formativo della volontà del giudice e porta a una decisione che altrimenti non sarebbe stata presa.

L’errore di diritto (o di giudizio), invece, riguarda la valutazione e l’interpretazione delle norme giuridiche o delle prove. Questo tipo di errore non può essere corretto con il rimedio previsto dall’art. 625-bis c.p.p., ma deve essere contestato attraverso i mezzi di impugnazione ordinari.

L’effetto della remissione di querela

Nel caso specifico, l’omessa valutazione della remissione di querela ha costituito un palese errore di fatto. La remissione, accettata da entrambi gli imputati (per uno di essi, l’accettazione è stata desunta implicitamente dalla presentazione del ricorso da parte del difensore con procura speciale), ha come effetto l’estinzione del reato ai sensi dell’art. 155 del codice penale. Ignorare tale atto ha portato la Corte a confermare una condanna per un reato che, in realtà, si era già estinto.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha riconosciuto che la mancata valutazione del motivo aggiunto, contenente la remissione di querela, costituiva un classico esempio di errore percettivo e non valutativo. La decisione precedente era stata viziata da un’inesatta percezione degli atti processuali, che aveva condotto a un risultato diverso da quello che si sarebbe dovuto raggiungere.

Di conseguenza, i giudici hanno revocato la propria precedente sentenza limitatamente al reato di furto contestato. Procedendo oltre, hanno annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello, dichiarando l’estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. Questo ha comportato l’eliminazione della pena di tre anni di reclusione e 300 euro di multa inflitta a ciascuno degli imputati per quel capo di imputazione.

Conclusioni: l’importanza della precisione processuale

Questa pronuncia sottolinea il valore dello strumento di correzione dell’errore di fatto come garanzia di giustizia. Esso assicura che le decisioni della Suprema Corte, pur essendo definitive, possano essere emendate da sviste che non attengono alla valutazione giuridica, ma alla mera percezione degli atti di causa. Il caso evidenzia inoltre le conseguenze pratiche della Riforma Cartabia sulla procedibilità di alcuni reati, ribadendo come istituti quale la remissione di querela assumano un ruolo centrale nell’economia processuale e possano determinare l’estinzione del procedimento penale.

Cos’è un errore di fatto che può portare alla correzione di una sentenza della Cassazione?
È un errore di percezione, come una svista o un equivoco nella lettura degli atti processuali, che ha viziato il processo decisionale del giudice, portandolo a una conclusione diversa da quella che avrebbe raggiunto senza l’errore.

Perché la Corte ha annullato la condanna per furto in questo caso?
La Corte ha annullato la condanna perché, correggendo un errore di fatto, ha preso atto della remissione di querela da parte della persona offesa e della sua accettazione da parte degli imputati. Poiché il reato di furto contestato era diventato procedibile a querela, la remissione ne ha causato l’estinzione.

L’accettazione della remissione di querela deve essere sempre esplicita?
No, non necessariamente. Nel caso di uno degli imputati, la Corte ha ritenuto che la volontà di accettare la remissione fosse dimostrata dalla proposizione del ricorso straordinario per errore di fatto da parte del suo difensore, munito di procura speciale con ampie facoltà.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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