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Errore determinazione pena: Cassazione annulla sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello a causa di un grave errore nella determinazione della pena. I giudici di secondo grado avevano erroneamente attribuito a un imputato un reato commesso dal coimputato, applicando una pena detentiva illegale per la contravvenzione residua, punibile solo con ammenda. La Cassazione ha rinviato il caso per una nuova e corretta quantificazione della sanzione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Errore Determinazione Pena: Cassazione Annulla per Confusione tra Coimputati

Un recente caso esaminato dalla Corte di Cassazione ha messo in luce l’importanza della corretta individuazione delle responsabilità individuali nel processo penale, soprattutto in presenza di più imputati. La Suprema Corte ha annullato una sentenza di condanna a causa di un palese errore nella determinazione della pena, generato dalla confusione tra le posizioni di due coimputati. Questa pronuncia ribadisce principi fondamentali sulla correlazione tra accusa e sentenza e sull’illegalità di una pena non prevista dalla legge per il reato contestato.

I Fatti del Processo

La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di primo grado nei confronti di un imputato per due distinti reati: furto aggravato in concorso (capo A) e una serie di violazioni in materia di caccia (capo B), qualificate come contravvenzione. La pena inflitta era di un anno, cinque mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa.

Successivamente, la Corte di Appello, in parziale riforma della prima decisione, dichiarava l’improcedibilità del reato di furto per difetto di querela. Tuttavia, nel ricalcolare la pena per il reato residuo (la contravvenzione di cui al capo B), i giudici di secondo grado commettevano un errore cruciale. Condannavano l’imputato a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa, confermando nel resto la sentenza.

L’errore nella determinazione della pena da parte della Corte d’Appello

L’errore fatale dei giudici d’appello è consistito nell’applicare una pena detentiva (reclusione) per un reato, la contravvenzione in materia venatoria, che la legge punisce esclusivamente con una sanzione pecuniaria (l’ammenda). Questo svarione è nato da un’evidente confusione con la posizione di un altro coimputato, al quale era stato contestato un delitto ben più grave.

In pratica, pur avendo archiviato l’accusa di furto, la Corte territoriale ha calcolato la nuova pena come se l’imputato dovesse rispondere anche di un altro delitto, che in realtà non gli era mai stato contestato. La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e l’applicazione di una pena illegale.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Gli Ermellini hanno constatato che, una volta venuto meno il delitto di furto, l’unica accusa residua a carico del ricorrente era la contravvenzione di cui al capo B. Per questa specifica fattispecie, la legge prevede unicamente la pena dell’ammenda.

Di conseguenza, la pena di 8 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello è stata definita ‘illegale’, poiché riferita a un delitto che l’imputato non era chiamato a rispondere. La Cassazione ha evidenziato come i giudici di appello avessero palesemente confuso le posizioni dei due imputati appellanti, addebitando erroneamente al ricorrente un reato contestato solo al suo complice.

La Corte ha inoltre specificato di non poter rimediare direttamente all’errore, poiché una nuova determinazione della pena richiederebbe valutazioni di merito che esulano dalle sue competenze. Pertanto, si è reso necessario l’annullamento della sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio.

Le Conclusioni

La decisione della Cassazione sottolinea un principio cardine del diritto processuale penale: un imputato può essere condannato solo per i fatti specificamente contestati e con le pene previste dalla legge per quei fatti. L’errore nella determinazione della pena da parte della Corte d’Appello ha costituito una violazione grave di questo principio. Il caso è stato quindi rinviato ad un’altra sezione della Corte di Appello di Palermo, che dovrà procedere a un nuovo giudizio sul punto, calcolando la pena corretta e legale per la sola contravvenzione effettivamente attribuita all’imputato.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello?
La Cassazione ha annullato la sentenza perché la Corte d’Appello aveva applicato una pena illegale (8 mesi di reclusione), prevista per un delitto, a fronte di una residua imputazione di contravvenzione, che la legge punisce solo con una sanzione pecuniaria (ammenda).

Qual è stato l’errore specifico commesso dai giudici di secondo grado?
L’errore è stato confondere le posizioni processuali dei due coimputati. I giudici hanno erroneamente addebitato al ricorrente un delitto contestato solo al suo complice, basando su questo presupposto sbagliato la rideterminazione della pena.

Cosa accadrà ora nel processo?
La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio. Il caso è stato rinviato a un’altra Sezione della Corte di Appello di Palermo, che dovrà celebrare un nuovo giudizio per determinare la giusta pena da applicare all’imputato per la sola contravvenzione contestata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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