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Dosimetria della pena: quando il ricorso è inammissibile

Due imputati ricorrevano in Cassazione lamentando una pena eccessiva per spaccio, chiedendone la riduzione al minimo edittale. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che la dosimetria della pena è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la pena non si discosta significativamente dal minimo, una motivazione sintetica è sufficiente. Il ricorso è stato respinto perché generico, assertivo e privo di una critica specifica alla sentenza impugnata, che aveva correttamente considerato la persistenza dell’attività illecita.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dosimetria della pena: quando il ricorso è inammissibile

L’ordinanza n. 24507/2024 della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui limiti dell’impugnazione in materia di dosimetria della pena. Con questa decisione, la Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e il ricorso per cassazione non può limitarsi a una generica lamentela, ma deve contenere critiche specifiche e puntuali al ragionamento del giudice. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti del Caso

Due soggetti, condannati nei gradi di merito per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno presentato ricorso in Cassazione tramite il loro difensore. L’unico motivo di doglianza riguardava la dosimetria della pena applicata dalla Corte d’Appello di Roma. In particolare, gli imputati lamentavano che la pena non fosse stata fissata al minimo edittale, ovvero al livello più basso previsto dalla legge per quel reato, e ne chiedevano di conseguenza l’annullamento.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Secondo i giudici di legittimità, i motivi presentati erano manifestamente infondati, assolutamente privi di specificità e del tutto assertivi. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della cassa delle ammende.

Le Motivazioni: la discrezionalità del giudice sulla dosimetria della pena

La Corte ha articolato le ragioni della sua decisione su diversi punti cardine, consolidando un orientamento giurisprudenziale ben preciso.

1. Genericità e Assertività del Ricorso

Il primo profilo di inammissibilità riscontrato è stata la natura dei motivi di ricorso. Essi non erano altro che una riproposizione di censure già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello, senza una necessaria e critica analisi delle argomentazioni contenute nella sentenza impugnata. Un ricorso in Cassazione non può essere una semplice ripetizione dei motivi d’appello, ma deve confrontarsi specificamente con la motivazione della decisione che si intende contestare, evidenziandone i vizi logici o giuridici.

2. Il Potere Discrezionale del Giudice di Merito

Il cuore della motivazione risiede nel principio della discrezionalità del giudice nella dosimetria della pena. La Cassazione ha ricordato che la determinazione della sanzione, tra il minimo e il massimo edittale, è un potere che la legge affida al giudice di merito. Questo potere è insindacabile in sede di legittimità se la pena applicata è prossima al minimo o comunque non si discosta in modo eccessivo dalla media edittale. In questi casi, per assolvere all’obbligo di motivazione, è sufficiente che il giudice faccia riferimento a criteri di adeguatezza, equità o alla gravità del reato, poiché in tali espressioni sono impliciti gli elementi di cui all’art. 133 del codice penale.

3. Quando è Necessaria una Motivazione Dettagliata?

La Corte ha precisato che un obbligo di motivazione specifica e dettagliata sorge solo quando la pena inflitta è di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva giustificato la sua decisione di discostarsi dal minimo, seppur lievemente, valorizzando la «persistenza e rilevanza dell'attività di spaccio». Tale motivazione, sebbene sintetica, è stata ritenuta logica, coerente, corretta e, pertanto, sufficiente a giustificare la pena inflitta.

Le Conclusioni: implicazioni pratiche della pronuncia

L’ordinanza in esame rappresenta un monito per chi intende impugnare una sentenza unicamente per questioni relative alla misura della pena. Non è sufficiente lamentare una pena ritenuta ‘eccessiva’. È necessario, invece, dimostrare con argomenti giuridici puntuali perché la motivazione del giudice di merito sarebbe illogica, contraddittoria o carente. In assenza di tali vizi, e specialmente quando la pena si colloca in una fascia medio-bassa, il potere discrezionale del giudice di merito rimane sovrano. Questa pronuncia rafforza l’idea che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio sul merito, ma uno strumento di controllo della corretta applicazione della legge e della logicità della motivazione.

È sempre possibile impugnare in Cassazione la misura di una pena ritenuta troppo alta?
No. La determinazione della pena tra il minimo e il massimo previsto dalla legge è un potere discrezionale del giudice di merito. È possibile impugnarla in Cassazione solo se la motivazione del giudice è mancante, illogica o contraddittoria, oppure se la pena è di gran lunga superiore alla media edittale e non è sorretta da una giustificazione specifica e dettagliata.

Cosa rende un ricorso sulla dosimetria della pena inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando è generico, assertivo, e si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. La semplice richiesta di una pena più bassa, senza evidenziare vizi specifici nel ragionamento del giudice, porta all’inammissibilità.

Quando il giudice ha l’obbligo di motivare in modo dettagliato la pena inflitta?
Il giudice ha l’obbligo di fornire una motivazione specifica e dettagliata soltanto quando la pena irrogata sia di gran lunga superiore alla misura media di quella prevista dalla legge per quel reato. Se la pena è prossima al minimo o nella media, è sufficiente una motivazione sintetica che faccia riferimento a criteri di congruità ed equità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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