Dolo Eventuale Ricettazione: Quando Accettare un Rischio Diventa Reato
Il concetto di dolo eventuale ricettazione è spesso al centro di complesse vicende giudiziarie. Ma cosa significa esattamente? Quando il semplice sospetto sulla provenienza illecita di un bene può trasformarsi in una condanna penale? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su questo punto cruciale, stabilendo che accettare consapevolmente il rischio che un oggetto sia di provenienza delittuosa è sufficiente per integrare il reato. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine dal ricorso di un individuo condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di ricettazione. L’imputato si era rivolto alla Corte di Cassazione contestando la sua responsabilità penale e chiedendo, in via subordinata, che il reato venisse riqualificato come semplice furto, un’ipotesi meno grave. I suoi motivi di ricorso, tuttavia, non introducevano nuovi elementi ma si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito della colpevolezza o innocenza dell’imputato, ma si è concentrata sulla validità stessa del ricorso. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni proposte fossero “aspecifiche”, ovvero una semplice reiterazione di doglianze già esaminate e motivate dalla corte precedente, senza sollevare una critica puntuale e argomentata contro la sentenza impugnata.
Le motivazioni sul dolo eventuale ricettazione
Il punto centrale dell’ordinanza risiede nella conferma dei principi giuridici applicati dalla Corte d’Appello. La Cassazione ha ribadito un orientamento giurisprudenziale consolidato: per configurare il reato di ricettazione è sufficiente il cosiddetto dolo eventuale ricettazione.
Cosa significa? Non è necessario che l’agente abbia la certezza assoluta che il bene provenga da un delitto. È sufficiente che, sulla base di elementi concreti, si rappresenti la possibilità che l’oggetto abbia un’origine illecita e, ciononostante, ne accetti il possesso, assumendosi consapevolmente il rischio.
I giudici di merito avevano correttamente valutato che la natura dei beni detenuti e le particolari modalità di detenzione fossero elementi tali da escludere che l’imputato potesse ignorarne la provenienza illegale. Questa valutazione, essendo basata sui fatti, non è sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha richiamato precedenti sentenze secondo cui ricorre il dolo eventuale quando “l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza”.
Conclusioni
L’ordinanza in esame è un’importante conferma del rigore con cui la giurisprudenza affronta il reato di ricettazione. La decisione sottolinea due aspetti fondamentali. Primo, un ricorso in Cassazione deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata, non una mera ripetizione di difese già respinte. Secondo, e più importante, per essere condannati per ricettazione non serve la “pistola fumante” o la prova certa della conoscenza della provenienza delittuosa. Basta che le circostanze (il prezzo troppo basso, la natura del bene, le modalità della transazione) siano tali da far sorgere un forte sospetto e che la persona, anziché astenersi, scelga di correre il rischio. Questa pronuncia serve da monito: l’indifferenza di fronte a un’origine sospetta può costare una condanna penale.
Quando si configura il dolo eventuale nel reato di ricettazione?
Secondo la Corte, il dolo eventuale si configura quando una persona, pur non avendo la certezza assoluta, accetta consapevolmente il rischio che il bene che sta ricevendo o acquistando provenga da un’attività illecita. La valutazione si basa su indizi concreti come la natura del bene e le modalità di detenzione.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché era ‘aspecifico’, ovvero si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte in appello, senza formulare una critica argomentata e specifica contro le motivazioni della sentenza impugnata.
Quali elementi può usare un giudice per determinare l’esistenza del dolo eventuale?
Il giudice può basarsi su elementi oggettivi come la natura dei beni detenuti e le modalità della loro detenzione. Se queste circostanze rendono altamente probabile l’origine illecita del bene, si può concludere che l’imputato, accettando di possederlo, abbia agito con dolo eventuale.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43730 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 43730 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 14/06/2022 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME;
Rilevato che l’unico motivo di ricorso, con cui si contesta la sussistenza della pen responsabilità dell’imputato e, in subordine, la mancata derubricazione della contesta ricettazione nel delitto di furto, è aspecifico perché fondato su doglianze che si risolvono pedissequa reiterazione di quelle già dedotte in appello e puntualmente disattese dalla corte merito con argomentazioni esenti da vizi (si vedano le pagine 3 e 4 della sentenza impugnata) tali doglianze, peraltro, omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argome avverso la sentenza oggetto di ricorso, che ha invece fatto applicazione di corretti argom giuridici ai fini dell’affermazione della responsabilità del prevenuto e dell’individuazion corretta qualificazione giuridica del fatto (sul punto si veda Sez. 2, n. 43427 del 07/09/ Ancona, Rv. 267969 in tema di prova dell’elemento soggettivo del delitto di ricettazione giudici di appello hanno fatto buon uso dell’univoco orientamento giurisprudenziale secondo cu la natura dei beni detenuti e le modalità di detenzione consentono di escludere che l’imput ne ignori la provenienza illecita, quanto meno a titolo di dolo eventuale; siffatta valutazio rivedibile nel merito in questa sede, è coerente con l’insegnamento di questa Corte secondo cu ricorre il dolo di ricettazione nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmen accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza (Sez. 2, n. del 21/04/2017, Sarr, Rv. 270179 – 01, Sez. 2, n. 29702 del 4/5/2022, NOME, non massimata).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna de ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore del Cassa delle ammende;
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processual della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 settembre 2023
Il Consigli – COGNOME estensore COGNOME
La Presidente