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Dolo alternativo: Cassazione su tentato omicidio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15862/2024, si è pronunciata su un caso di tentato omicidio e lesioni derivanti da una rissa. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato, chiarendo la natura del dolo alternativo. Si è stabilito che per il tentato omicidio è sufficiente il dolo alternativo, in cui l’agente prevede e vuole la morte come conseguenza altamente probabile della sua azione, in alternativa alle lesioni. Questa forma di dolo è compatibile con il delitto tentato, a differenza del dolo eventuale, dove l’evento non è voluto ma solo accettato come rischio.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dolo Alternativo nel Tentato Omicidio: La Cassazione Fa Chiarezza

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 15862 del 2024, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto penale: la configurabilità del tentato omicidio e la natura dell’elemento psicologico. Il caso, originato da una violenta aggressione reciproca, offre lo spunto per analizzare la sottile ma fondamentale distinzione tra dolo alternativo e dolo eventuale, confermando la piena compatibilità del primo con il delitto tentato. La decisione sottolinea come la volontà omicida possa manifestarsi anche quando la morte non è l’unico scopo perseguito, ma uno degli esiti possibili direttamente voluti dall’agente.

I fatti di causa

La vicenda giudiziaria trae origine da una violenta lite avvenuta una sera di gennaio del 2015, durante la quale due uomini si sono affrontati armati di coltello, ferendosi a vicenda. I giudici di merito hanno ricostruito l’accaduto dividendolo in due momenti distinti:

1. In una prima fase, un soggetto (che chiameremo Imputato A) ha affrontato un altro uomo (Imputato B) accusandolo di un furto. Per tutta risposta, l’Imputato B lo ha aggredito con un coltello, colpendolo al collo e alla testa.
2. In un secondo momento, terminata l’aggressione subita, l’Imputato A, utilizzando una bottiglia e un coltello, ha a sua volta aggredito l’Imputato B. L’azione è stata interrotta dall’intervento delle forze dell’ordine.

L’iter giudiziario e le decisioni di merito

In primo grado, entrambi gli imputati sono stati condannati per tentato omicidio. La Corte d’Appello ha parzialmente riformato la sentenza. Per l’Imputato A (colui che ha reagito), il reato è stato riqualificato da tentato omicidio in deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, confermando comunque una pena significativa. Per l’Imputato B (il primo aggressore), invece, la condanna per tentato omicidio è stata integralmente confermata.

Entrambi i giudici di merito hanno escluso la sussistenza della legittima difesa, ritenendo che le due aggressioni fossero episodi autonomi e non legati da un nesso di reazione difensiva, data la suddivisione temporale e logica degli eventi.

L’analisi del dolo alternativo da parte della Cassazione

Entrambi gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione. Il ricorso dell’Imputato A è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi. Di maggiore interesse è l’analisi del ricorso dell’Imputato B, che lamentava un’errata valutazione della legittima difesa e, soprattutto, dell’elemento psicologico.

La difesa sosteneva che l’azione fosse avvenuta in un contesto unitario e concitato, nel quale l’imputato si sarebbe solo difeso. In subordine, si contestava la presenza di un dolo diretto di omicidio, sostenendo che al massimo si potesse configurare un dolo eventuale, incompatibile con la figura del delitto tentato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, offrendo importanti chiarimenti sul dolo alternativo.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha innanzitutto validato la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, che avevano logicamente distinto i due momenti dell’aggressione, escludendo così la scriminante della legittima difesa. L’intervallo temporale, seppur breve, è stato ritenuto sufficiente a interrompere il nesso tra offesa e reazione, trasformando la seconda aggressione in un’azione autonoma.

Il punto centrale della sentenza riguarda la qualificazione del dolo. La Corte ribadisce un principio consolidato: il delitto tentato è incompatibile con il dolo eventuale, ma è pienamente compatibile con il dolo diretto, anche nella sua forma di dolo alternativo. Si ha dolo alternativo quando l’agente prevede e vuole come conseguenza della sua azione due risultati diversi, in questo caso le lesioni gravi o la morte, e agisce con l’intenzione di realizzare indifferentemente l’uno o l’altro.

Secondo la Corte, per configurare il tentato omicidio non è necessario che la morte sia l’unico evento voluto. È sufficiente che l’agente abbia agito con una volontà che includeva la morte come esito altamente probabile e direttamente accettato. Gli ‘indici esteriori’ della condotta sono stati decisivi per questa valutazione:
Il mezzo utilizzato: un coltello con una lama di 7 cm, strumento idoneo a uccidere.
Le modalità dell’azione: fendenti multipli e violenti.
La zona corporea attinta: il collo, una parte del corpo notoriamente vitale.

Questi elementi, nel loro complesso, hanno dimostrato che l’agente non si è limitato ad accettare il rischio della morte (dolo eventuale), ma ha agito volendo causare la morte come risultato alternativo e probabile rispetto al semplice ferimento.

Le conclusioni

La sentenza n. 15862/2024 conferma che la linea di demarcazione tra dolo diretto (anche alternativo) e dolo eventuale va tracciata analizzando le manifestazioni concrete della condotta. Nel tentato omicidio, la volontà dell’agente viene ricostruita attraverso indicatori fattuali che ne rivelano l’intenzione. Quando un’azione, per mezzi, modalità e bersaglio, è chiaramente diretta a cagionare la morte come uno degli esiti possibili e voluti, si configura il dolo alternativo, sufficiente a integrare il tentativo di omicidio. La decisione rafforza la necessità di una rigorosa analisi caso per caso per accertare l’effettivo atteggiamento psicologico dell’imputato, distinguendo chi vuole un evento da chi si limita ad accettarne il rischio.

Quando un’azione violenta può essere considerata legittima difesa e non un’aggressione autonoma?
Secondo la sentenza, per aversi legittima difesa è necessario che la reazione sia contestuale e proporzionata a un’offesa ingiusta e attuale. Se tra l’offesa subita e la reazione intercorre un apprezzabile lasso di tempo, anche breve, che interrompe il nesso causale, la reazione può essere considerata un’aggressione autonoma e non una difesa, come avvenuto nel caso di specie dove le due aggressioni sono state ritenute momenti distinti.

Qual è la differenza tra dolo alternativo e dolo eventuale?
Il dolo alternativo è una forma di dolo diretto: l’agente prevede e vuole due o più risultati (es. lesioni o morte) e la sua azione è finalizzata a causarne indifferentemente uno dei due. Il dolo eventuale, invece, si ha quando l’agente non vuole l’evento, ma prevede la sua concreta possibilità come conseguenza della propria condotta e, pur di raggiungere il suo scopo primario, ne accetta il rischio.

Perché il tentato omicidio è compatibile con il dolo alternativo ma non con il dolo eventuale?
Il tentato omicidio richiede che gli atti siano diretti in modo non equivoco a commettere il delitto. Questo implica una volontà diretta verso l’evento morte. Il dolo alternativo soddisfa questo requisito perché la morte è uno degli eventi direttamente voluti dall’agente. Al contrario, nel dolo eventuale l’agente non vuole la morte, ma ne accetta solo il rischio, e questa mera accettazione del rischio non è sufficiente a configurare la direzione non equivoca degli atti richiesta per il tentativo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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