LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Divieto di prevalenza: Cassazione su recidiva e attenuanti

La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di evasione in cui l’imputato, con numerosi precedenti penali, contestava il divieto di prevalenza della circostanza attenuante della ‘costituzione in carcere’ sulla recidiva reiterata. La Corte, pur non ritenendo la questione di costituzionalità manifestamente infondata, ha rigettato il ricorso. La decisione si basa sul fatto che il giudice di merito aveva già fornito una motivazione adeguata e autonoma per considerare le circostanze equivalenti, basandosi sulla specifica pericolosità del soggetto. Pertanto, un’eventuale dichiarazione di incostituzionalità della norma non avrebbe cambiato l’esito del giudizio, rendendo la questione irrilevante nel caso specifico.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Divieto di prevalenza: la Cassazione sulla recidiva e le attenuanti

Il divieto di prevalenza tra circostanze attenuanti e la recidiva reiterata è un tema complesso e dibattuto nel diritto penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25005/2024) offre un’interessante prospettiva, chiarendo come una solida motivazione del giudice di merito possa rendere irrilevante una potenziale questione di legittimità costituzionale. Analizziamo insieme il caso e le conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. All’imputato era stata riconosciuta la circostanza attenuante della “costituzione in carcere” (prevista dall’art. 385, comma 4, c.p.), che si verifica quando il colpevole si consegna volontariamente. Tuttavia, l’uomo presentava anche una pesante recidiva reiterata e specifica, avendo alle spalle ben dieci precedenti per delitti, tra cui cinque rapine e un’altra evasione.

I giudici di merito, sia del Tribunale che della Corte d’Appello, avevano effettuato un bilanciamento tra le circostanze, giudicandole equivalenti. Ciò significava che l’effetto della recidiva (che aumenta la pena) e quello dell’attenuante (che la diminuisce) si annullavano a vicenda. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l’illegittimità costituzionale della norma che impediva di far prevalere l’attenuante sulla recidiva.

Il ricorso in Cassazione e il divieto di prevalenza

Il punto centrale del ricorso era l’articolo 69, comma 4, del codice penale. Questa norma stabilisce un divieto di prevalenza: quando un imputato è recidivo reiterato, il giudice non può considerare le circostanze attenuanti come prevalenti, ma al massimo equivalenti. La difesa ha sostenuto che questo divieto automatico fosse in contrasto con la Costituzione, richiamando diverse sentenze della Corte Costituzionale che, in passato, avevano già dichiarato illegittima tale norma in relazione ad altre attenuanti.

L’argomentazione era che anche l’attenuante della “costituzione in carcere”, esprimendo un pentimento dell’imputato e una riduzione della gravità del fatto, avrebbe dovuto poter essere considerata prevalente, consentendo al giudice una maggiore discrezionalità nel determinare una pena proporzionata.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha affrontato la questione con un ragionamento articolato. In primo luogo, ha riconosciuto che la questione di legittimità costituzionale sollevata non era, in astratto, “manifestamente infondata”. La Corte ha infatti citato la numerosa giurisprudenza della Corte Costituzionale che ha progressivamente smantellato il rigido automatismo del divieto di prevalenza per varie attenuanti, restituendo al giudice il potere di calibrare la pena in base alle specificità del caso concreto.

Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato la questione irrilevante nel caso di specie. Il motivo risiede nella motivazione della sentenza di primo grado, confermata in appello (cosiddetta “doppia conforme”). Il Tribunale non si era limitato ad applicare passivamente il divieto di legge, ma aveva fornito una spiegazione concreta e dettagliata del perché, a suo avviso, l’attenuante non potesse comunque prevalere sulla recidiva.

Il giudice aveva valorizzato la “notevole gravità” dei precedenti penali dell’imputato, definendo la recidiva “equivalente” all’attenuante. Questa, secondo la Cassazione, è una motivazione di merito, adeguata e sufficiente, che dimostra come il giudice, nell’esercizio del suo potere discrezionale, avrebbe raggiunto la stessa conclusione anche se il divieto normativo non fosse esistito. In sostanza, la pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla sua storia criminale, era tale da giustificare pienamente il giudizio di equivalenza.

Le Conclusioni

La Corte ha quindi rigettato il ricorso, affermando un principio di fondamentale importanza pratica: anche in presenza di un potenziale dubbio di incostituzionalità di una norma, la questione non può essere sollevata se il suo accoglimento non porterebbe alcun vantaggio concreto al ricorrente. In questo caso, la decisione del giudice di merito era così ben motivata da resistere autonomamente, a prescindere dal divieto di legge contestato.

Questa sentenza ribadisce il valore della motivazione del giudice come strumento essenziale per garantire una giustizia equa e personalizzata. Un giudizio di bilanciamento tra circostanze, se supportato da argomentazioni logiche e concrete basate sulla personalità dell’imputato e sulla gravità dei fatti, può superare anche le rigidità della legge, rendendo di fatto ininfluente un potenziale vizio di costituzionalità.

Il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata è sempre incostituzionale?
No. Sebbene la Corte Costituzionale sia intervenuta più volte su questo tema, la questione deve essere rilevante nel caso specifico. In questa sentenza, la Cassazione ha ritenuto la questione irrilevante perché la decisione del giudice di merito era fondata su una motivazione autonoma e sufficiente.

Perché il ricorso è stato rigettato nonostante il dubbio di incostituzionalità della norma?
Il ricorso è stato rigettato perché la questione di costituzionalità è stata giudicata irrilevante. Il giudice di primo grado aveva già spiegato in modo convincente perché, data la gravità dei precedenti penali dell’imputato, l’attenuante non potesse comunque essere considerata prevalente sulla recidiva. La decisione sarebbe stata la stessa anche senza il divieto di legge.

Cosa significa che una motivazione è sufficiente a rendere irrilevante una questione di costituzionalità?
Significa che il giudice di merito ha giustificato la sua decisione (in questo caso, il giudizio di equivalenza tra circostanze) in modo così solido e concreto che questa sarebbe valida anche se la norma contestata venisse dichiarata incostituzionale. Poiché l’esito del processo per il ricorrente non cambierebbe, sollevare la questione diventa inutile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati