LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Divieto di accesso per parcheggiatore: la Cassazione

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un parcheggiatore abusivo contro la condanna per aver violato un divieto di accesso. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento del Questore, data la reiterazione della condotta e la sua pericolosità per la sicurezza pubblica in un’area ad alto flusso di persone.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 14 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Divieto di accesso al parcheggiatore abusivo: quando è legittimo?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2169 del 2026, si è pronunciata sulla legittimità di un divieto di accesso (noto anche come DASPO urbano) emesso nei confronti di un parcheggiatore abusivo seriale. La decisione conferma la validità del provvedimento del Questore quando la condotta, oltre ad essere reiterata, genera un concreto pericolo per la sicurezza pubblica. Analizziamo i dettagli di questa importante pronuncia.

Il caso: dalla condanna al ricorso in Cassazione

Un individuo veniva condannato in primo grado e in appello per aver violato un’ordinanza del Questore che gli impediva di accedere alla piazza antistante una clinica. L’uomo era stato sorpreso più volte a esercitare l’attività di parcheggiatore abusivo nella stessa zona, nonostante fosse già destinatario di precedenti provvedimenti di allontanamento che si erano rivelati inefficaci.

L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l’illegittimità del provvedimento del Questore. La difesa lamentava una presunta carenza di motivazione riguardo alla pericolosità sociale della condotta, ritenendo che l’attività di parcheggiatore abusivo, di per sé, non giustificasse una misura così restrittiva.

Il quadro normativo sul divieto di accesso

Per comprendere la decisione della Corte, è utile richiamare la normativa di riferimento. L’attività di parcheggiatore abusivo è un illecito amministrativo previsto dal Codice della Strada. Il Decreto Legge n. 14 del 2017 ha introdotto strumenti più incisivi per contrastare fenomeni di degrado urbano:

* Ordine di allontanamento: L’art. 9 prevede che le forze dell’ordine possano ordinare l’allontanamento da una determinata area a chi commette illeciti come il parcheggio abusivo.
* Divieto di accesso (DASPO urbano): L’art. 10, comma 2, stabilisce che in caso di reiterazione delle condotte, se da esse deriva un pericolo per la sicurezza, il Questore può disporre, con provvedimento motivato, il divieto di accedere a una o più aree per un periodo fino a dodici mesi.

La decisione della Corte: il divieto di accesso era legittimo

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell’operato del Questore e, di conseguenza, la condanna dell’imputato. Secondo i giudici, il ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già correttamente respinte dalla Corte di Appello.

La Suprema Corte ha sottolineato che i giudici di merito avevano correttamente verificato la legittimità del provvedimento amministrativo. L’ordine del Questore non era un atto arbitrario, ma fondato su presupposti concreti e ben documentati.

Le motivazioni della Cassazione

La motivazione della sentenza si concentra su due aspetti fondamentali: la reiterazione della condotta e la pericolosità per la sicurezza pubblica. La Corte ha ritenuto che l’ordine del Questore fosse adeguatamente motivato perché non si basava su un singolo episodio, ma su una serie di violazioni commesse nel tempo (ben cinque episodi tra il 2020 e il 2022). Questo dimostrava la persistenza del comportamento antisociale e l’inefficacia dei precedenti avvisi.

Inoltre, la pericolosità non era astratta, ma concreta. La Corte ha valorizzato la valutazione del Questore, secondo cui la condotta, tenuta in un’area sensibile come la piazza di una clinica, caratterizzata da un “continuo flusso di conducenti”, creava un rischio per la sicurezza della collettività. La presenza insistente e abusiva del soggetto in uno spazio nevralgico contribuiva a creare un clima di insicurezza. Pertanto, il divieto di accesso era uno strumento proporzionato e necessario per prevenire la reiterazione di tali comportamenti.

Conclusioni: le implicazioni della sentenza

Questa pronuncia rafforza l’efficacia del DASPO urbano come strumento di prevenzione contro il degrado e i comportamenti antisociali che minano la sicurezza percepita dai cittadini. La Cassazione chiarisce che la legittimità del divieto di accesso non richiede la commissione di reati gravi, ma può fondarsi anche sulla ripetizione di illeciti amministrativi, a condizione che il provvedimento del Questore sia sorretto da una motivazione solida che dia conto della pericolosità concreta della condotta in relazione al contesto urbano in cui viene posta in essere. La sentenza ribadisce il principio secondo cui il giudice penale, nel valutare il reato di violazione del divieto, ha il potere e il dovere di sindacare la legittimità dell’atto amministrativo presupposto.

È legittimo un divieto di accesso emesso dal Questore nei confronti di un parcheggiatore abusivo?
Sì, è legittimo se la condotta è reiterata e se da essa può derivare un pericolo per la sicurezza pubblica. La sentenza specifica che il provvedimento deve essere motivato, spiegando perché la presenza del soggetto in quell’area è pericolosa.

Quali sono i presupposti per emettere un divieto di accesso per un parcheggiatore abusivo?
I presupposti sono la reiterazione della condotta di parcheggiatore abusivo, l’inefficacia di precedenti provvedimenti di allontanamento e la sussistenza di un pericolo per la sicurezza, valutato in base a comportamenti antisociali e al contesto (es. un’area con un notevole flusso di persone).

Il giudice penale può sindacare la legittimità del provvedimento del Questore?
Sì, il giudice penale, chiamato a decidere sul reato di violazione del divieto, deve effettuare un “vaglio di legittimità” del provvedimento amministrativo. In questo caso, la Corte ha ritenuto l’ordine del Questore legittimo e ben motivato, respingendo la richiesta di disapplicazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati