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Disegno criminoso: spaccio e resistenza, la Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha escluso il riconoscimento del disegno criminoso tra i due reati, qualificando la resistenza come una reazione estemporanea e non come parte di un piano deliberato in anticipo, confermando così la decisione dei giudici di merito.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Disegno Criminoso tra Spaccio e Resistenza: L’Ordinanza della Cassazione

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato il delicato tema del disegno criminoso e la sua applicabilità tra il reato di spaccio di sostanze stupefacenti e quello di resistenza a pubblico ufficiale. La decisione offre importanti chiarimenti su quando una serie di azioni delittuose può essere considerata parte di un unico piano preordinato, escludendo tale nesso in caso di reazioni impulsive e non pianificate. L’analisi della Suprema Corte conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato, fondamentale per la corretta applicazione dell’istituto della continuazione.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per due distinti reati: detenzione di cocaina a fini di spaccio, ai sensi dell’art. 73, comma 1, del d.P.R. 309/1990, e resistenza a pubblico ufficiale, prevista dall’art. 337 del codice penale, con le relative aggravanti. Durante un controllo, l’imputato si era dato a una fuga rocambolesca, protrattasi per un lungo tratto e caratterizzata da due incidenti stradali, per sottrarsi all’arresto.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato ha presentato ricorso alla Suprema Corte basandosi su due principali motivi. In primo luogo, ha contestato la mancata qualificazione del reato di spaccio come fatto di lieve entità (art. 73, comma 5), sostenendo che la sua condotta non presentasse una gravità tale da giustificare la fattispecie ordinaria. In secondo luogo, ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra il reato di spaccio e quello di resistenza, sostenendo che entrambi fossero espressione di un medesimo disegno criminoso finalizzato a portare a termine l’attività illecita e garantirsi l’impunità.

L’Esclusione del Disegno Criminoso: L’Analisi della Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le doglianze. Sul primo punto, i giudici hanno ritenuto la motivazione della corte d’appello pienamente coerente con i criteri stabiliti dalle Sezioni Unite. La notevole quantità di sostanza stupefacente (pari a 418 dosi), il possesso di materiale per il confezionamento e di quattro telefoni cellulari sono stati considerati elementi sufficienti a escludere la lieve entità del fatto.

Il cuore della pronuncia risiede, tuttavia, nell’analisi del secondo motivo. La Corte ha negato la sussistenza di un disegno criminoso unitario. Secondo i giudici, la resistenza non era stata pianificata insieme allo spaccio, ma era scaturita da una ‘reazione estemporanea’ al controllo di polizia. La fuga, per quanto grave e prolungata, non era parte di un programma deliberato fin dall’inizio, ma una decisione impulsiva presa sul momento per evitare le conseguenze della flagranza di reato.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si allinea perfettamente ai principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità, in particolare dalla sentenza delle Sezioni Unite ‘Gargiulo’ (n. 28659/2017). Per configurare l’unicità del disegno criminoso, è necessario che le singole violazioni siano state programmate sin dall’inizio per raggiungere un fine determinato. Non è sufficiente una mera contiguità spaziale e temporale, né un semplice nesso funzionale tra i reati (come resistere per proteggere i proventi dello spaccio). La condotta di resistenza, essendo sorta come reazione imprevista a un evento esterno (il controllo), rompe l’unicità del piano e deve essere considerata come un reato autonomo, non avvinto dal vincolo della continuazione. Di conseguenza, la successione degli episodi criminosi, pur connessi, non integrava quel programma unitario richiesto dalla legge.

Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale: la continuazione tra reati richiede una programmazione iniziale e consapevole di tutte le condotte illecite. Una reazione spontanea e impulsiva, come una fuga per sottrarsi a un arresto, non può essere ricondotta a un piano criminoso preesistente, anche se funzionalmente collegata al reato principale. La decisione ha l’effetto pratico di mantenere separate le pene per i due reati, con un trattamento sanzionatorio complessivamente più severo per l’imputato. La pronuncia serve da monito sulla distinzione tra pianificazione criminale e reazioni istintive, un confine decisivo per l’applicazione di uno degli istituti più importanti del diritto penale sostanziale.

Quando più reati possono essere considerati parte di un unico disegno criminoso?
Secondo la Corte, ciò avviene solo quando le singole violazioni costituiscono parte integrante di un unico programma deliberato fin dall’inizio per conseguire un determinato fine. Non è sufficiente che i reati siano vicini nel tempo e nello spazio o funzionalmente collegati.

Perché in questo caso la resistenza a pubblico ufficiale non è stata unita al reato di spaccio con il vincolo della continuazione?
Perché la resistenza è stata considerata una ‘reazione estemporanea’ al controllo di polizia. Non era parte del piano originale di spaccio, ma una decisione impulsiva presa sul momento per sfuggire all’arresto, interrompendo così l’unicità del presunto piano criminoso.

Quali elementi hanno portato i giudici a escludere la qualificazione dello spaccio come ‘fatto di lieve entità’?
I giudici hanno basato la loro decisione su elementi oggettivi quali l’elevato numero di dosi droganti (418), il possesso di plurimi mezzi di confezionamento e la detenzione di quattro telefoni cellulari, ritenendo tali circostanze incompatibili con la fattispecie di lieve entità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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