Disegno Criminoso: La Differenza tra Piano Unitario e ‘Stile di Vita’ Criminale
L’istituto della continuazione nel reato, basato sull’esistenza di un unico disegno criminoso, è un concetto fondamentale del nostro ordinamento penale. Esso consente di mitigare la pena per chi commette più reati in esecuzione di un medesimo progetto. Tuttavia, quando i reati sono eterogenei e distanti nel tempo, si può ancora parlare di un piano unitario? Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha tracciato una linea netta, distinguendo il disegno criminoso da un mero ‘stile di vita’ dedito all’illegalità.
I Fatti del Caso: Una Serie di Reati Eterogenei
Il caso riguarda un individuo condannato per una serie di reati commessi in un arco temporale di circa tre anni, dal 2010 al 2013. Le condotte illecite erano di natura molto diversa tra loro: si andava dal contrabbando di tabacchi lavorati esteri alla detenzione di DVD privi del marchio di tutela, dall’esercizio di gioco d’azzardo alla ricettazione, fino al falso in autocertificazione e al fraudolento trasferimento di beni.
L’interessato aveva richiesto alla Corte d’Appello di unificare queste condanne sotto il vincolo della continuazione, sostenendo che fossero tutte espressione di un unico disegno criminoso. A sostegno della sua tesi, venivano indicati il lasso temporale relativamente contenuto e la natura delle condotte. La Corte d’Appello, tuttavia, aveva respinto la richiesta, portando il caso dinanzi alla Suprema Corte.
L’analisi del concetto di disegno criminoso da parte della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. Il punto centrale della motivazione risiede nella constatazione che le censure del ricorrente erano ‘mere doglianze in punto di fatto’, ovvero tentativi di ottenere una nuova valutazione del merito della vicenda, attività preclusa in sede di legittimità. La Suprema Corte non può riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
Entrando nel merito giuridico, i giudici hanno sottolineato come la Corte d’Appello avesse correttamente evidenziato l’assoluta eterogeneità dei reati contestati. Essi erano ‘del tutto slegati sotto il profilo ontologico’, ovvero non avevano alcun legame intrinseco.
Le motivazioni
Le motivazioni della decisione si fondano su tre pilastri:
1. Modalità esecutive differenti: Ogni reato era stato commesso con tecniche e modalità diverse, senza un filo conduttore che potesse ricondurli a un’unica strategia criminale.
2. Diverse forme di programmazione: Mancava un’ideazione unitaria e preventiva. I reati apparivano come decisioni estemporanee piuttosto che tappe di un piano preordinato.
3. Notevoli intervalli di tempo: I periodi trascorsi tra un reato e l’altro erano significativi, indebolendo ulteriormente l’ipotesi di un collegamento programmato.
Secondo la Corte, questa serie di illeciti non era il frutto di un unico disegno criminoso, ma l’espressione di ‘separate volizioni’ e, in definitiva, di uno ‘stile di vita’ orientato a commettere reati, piuttosto che di una singola e premeditata strategia criminale. La richiesta di una nuova valutazione di questi elementi di fatto è stata quindi giudicata inammissibile.
Le conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio cruciale: per ottenere il riconoscimento della continuazione, non è sufficiente che più reati siano stati commessi dalla stessa persona in un arco temporale limitato. È necessario dimostrare, con elementi concreti, l’esistenza di un’unica ideazione originaria che lega tutte le condotte. Quando i reati sono diversi per natura, modalità e programmazione, e separati da intervalli di tempo non trascurabili, i giudici tenderanno a vederli come manifestazioni di un’abitudine al crimine, uno ‘stile di vita’, escludendo così i benefici previsti per chi agisce in base a un singolo disegno criminoso. La conseguenza per il ricorrente è stata la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
Qual è la differenza tra un disegno criminoso e uno ‘stile di vita’ criminale?
Un disegno criminoso implica un’unica e preventiva pianificazione per commettere una serie di reati, che sono visti come tappe di un unico progetto. Uno ‘stile di vita’ criminale, invece, si riferisce a una tendenza a commettere reati diversi in momenti diversi, senza un piano unitario, ma come frutto di decisioni separate e volizioni indipendenti.
Perché il ricorso alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le argomentazioni presentate erano ‘doglianze in punto di fatto’, ossia chiedevano alla Corte di rivalutare i fatti e le prove. La Corte di Cassazione, quale giudice di legittimità, può solo verificare la corretta applicazione della legge, non riesaminare il merito della causa.
Quali elementi escludono l’esistenza di un disegno criminoso in questo caso?
Secondo la Corte, l’esistenza di un disegno criminoso è stata esclusa a causa di tre elementi principali: la profonda differenza ontologica tra i reati, le diverse modalità di esecuzione e programmazione, e i notevoli intervalli di tempo che separavano le condotte illecite.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48200 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48200 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a TARANTO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 15/05/2023 della CORTE APPELLO SEZ.DIST. di TARANTO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RILEVATO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Sono inammissibili – in quanto costituite da mere doglianze versate in punto di fatto – le censure dedotte nel ricorso di NOME COGNOME, laddove il difensore AVV_NOTAIO si duole della violazione dell’art. 671 cod. proc. pen. e del vizio di motivazione, lamentando come l’ordinanza indicata in epigrafe, emessa nei confronti del suddetto dalla Corte di appello di Lecce, abbia trascurato gli indici rivelatori dell’unicità del disegno criminoso, posti a fondamento delle condotte delittuose realizzate (segnatamente, erano stati posti a fondamento della richiesta il ridotto lasso temporale all’interno del quale si collocano i fatti, la natura stes delle condotte e il titolo dei reati).
Dette censure sono, altresì, riproduttive di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi – secondo un corretto argomentare giuridico dalla Corte di appello di Lecce nel provvedimento impugnato. In esso, invero, si evidenzia come i fatti in relazione ai quali si invoca la riunione in continuazione siano, tra loro, del tutto slegati sotto il profilo ontologico, nonché profondamente differenti quanto a modalità esecutive e forme di programmazione e, infine, intervallati da notevoli periodi di tempo.
Tali fatti risultano, quindi, frutto di separate volizioni ed espressivi del sussistenza di uno stile di vita, piuttosto che di una preventiva ideazione unitaria. Trattasi, infatti, di condanne riportate per fatti di contrabbando di t.l.e., detenzion di dvd privi del marchio SIAE, esercizio di gioco d’azzardo, ricettazione, falso in autocertificazione e fraudolento trasferimento di beni, perpetrati entro un vasto arco temporale, che spazia dal 2010 al 2013.
Le censure, come detto, attengono tutte al merito e invocano, sostanzialmente, una nuova valutazione in fatto, non consentita in sede di legittimità.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e – non ricorrendo ipotesi di esonero al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in tremila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2023.