Medesimo Disegno Criminoso: la Prossimità Temporale Non Basta
L’istituto del disegno criminoso, previsto dall’articolo 81 del codice penale, è uno strumento fondamentale per garantire un trattamento sanzionatorio equo a chi commette più reati come parte di un unico piano. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la semplice vicinanza temporale tra due illeciti non è sufficiente a dimostrarne l’esistenza. Analizziamo insieme la decisione per capire quali elementi sono davvero necessari.
I Fatti del Caso: Due Evasioni in Otto Giorni
Il caso riguarda una persona condannata per due distinti reati di evasione (art. 385 c.p.), commessi a distanza di soli otto giorni l’uno dall’altro, rispettivamente il 17 e il 25 novembre 2017. Diventate definitive le due sentenze di condanna, l’interessato si è rivolto al Tribunale in funzione di giudice dell’esecuzione, chiedendo di applicare la disciplina della continuazione. A suo avviso, il ristrettissimo arco temporale e l’identica natura dei reati dimostravano che entrambi erano frutto di un medesimo disegno criminoso.
Il Tribunale ha rigettato la richiesta, spingendo il condannato a presentare ricorso per Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile e Principio di Diritto
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. I giudici supremi hanno confermato la correttezza del ragionamento del Tribunale, sottolineando come la prova del disegno criminoso richieda qualcosa di più della mera successione di condotte illecite.
La Corte ha specificato che il ricorso si limitava a proporre una lettura alternativa e più favorevole dei fatti, un’operazione non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Le Motivazioni: Cosa Serve per Provare il Disegno Criminoso?
Il cuore della decisione risiede nelle motivazioni. La Cassazione ribadisce un principio consolidato: l’identità del disegno criminoso deve essere rintracciabile sin dalla commissione del primo reato. In altre parole, non basta che i reati siano simili o vicini nel tempo; è necessario dimostrare che l’agente li aveva programmati tutti in anticipo come parte di un’unica strategia.
Nel caso specifico, dagli atti emergeva che le due evasioni erano state commesse per “insofferenza alle prescrizioni impartite dall’autorità”. Questa motivazione, secondo la Corte, non equivale a un piano preordinato. Si tratta piuttosto di decisioni estemporanee, seppur ripetute, che non rientrano in un’unica e originaria programmazione. Mancavano, infatti, elementi concreti che potessero far desumere un piano unitario preesistente alla prima violazione.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza offre importanti spunti di riflessione. Per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione, non è sufficiente appellarsi all’omogeneità delle condotte o alla loro vicinanza temporale. È indispensabile fornire elementi di prova concreti che dimostrino l’esistenza di un piano unitario e deliberato prima della commissione del primo reato. La prova non può essere desunta implicitamente solo dal modo in cui i reati sono stati commessi. Questa pronuncia rafforza l’onere probatorio a carico di chi invoca l’applicazione dell’art. 81 c.p., richiedendo una dimostrazione rigorosa della programmazione iniziale.
Quando si può applicare la disciplina della continuazione tra reati?
Si può applicare quando più reati sono stati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, ovvero quando erano tutti parte di un’unica programmazione originaria, ideata prima di commettere il primo illecito.
La vicinanza di tempo tra due reati è sufficiente per dimostrare un medesimo disegno criminoso?
No. Secondo la Corte, il ristretto arco temporale e l’omogeneità della condotta, da soli, non sono sufficienti a dimostrare l’esistenza di un’unica programmazione iniziale. È necessario che l’identità del piano sia rintracciabile sin dalla commissione del primo reato.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, come in questo caso per manifesta infondatezza, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi che escludano la sua colpa, al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1389 Anno 2026
REPUBBLICA ITALIANA Relatore: COGNOME NOME
Penale Ord. Sez. 7 Num. 1389 Anno 2026
Presidente: COGNOME
Data Udienza: 04/12/2025
SETTIMA SEZIONE PENALE
NOME
– Relatore – ha pronunciato la seguente
Sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a (FRANCIA) il DATA_NASCITA avverso l’ordinanza del 09/06/2025 del TRIBUNALE di Palermo dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che il Tribunale di Palermo, quale giudice dell’esecuzione, ha rigettato la richiesta di NOME COGNOME di applicare la disciplina di cui all’art. 81 cod. pen. tra i reati oggetto dei seguenti provvedimenti: sentenza pronunciata Tribunale di Palermo il 14 ottobre 2019, irrevocabile il 21 ottobre 2022, per il reato di cui all’art. art. 385 cod. pen. commesso il 25 novembre 2017; sentenza emessa dal Tribunale di Palermo il 18 aprile 2024, irrevocabile il 17 ottobre 2024, per il reato di cui all’art. 385 cod. pen. commesso il 17 novembre 2017;
Rilevato che con il ricorso si denunciano la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione all’art. 81 cod. pen. evidenziando che il Tribunale non avrebbe adeguatamente considerato il ristrettissimo arco temporale e l’omogeneità della condotta;
Rilevato che le doglianze oggetto del ricorso sono manifestamente infondate in quanto il provvedimento impugnato ha adeguatamente motivato in ordine alla necessità che l’identità del disegno criminoso debba essere rintracciabile sin dalla commissione del primo reato e come questo non sia desumibile dagli atti dai quali -in assenza di elementi concreti quanto alla ragione della condotta- emerge che i reati sono stati commessi solo per l’insofferenza alle prescrizioni impartite dall’autorità e non erano pertanto inseriti in un medesimo disegno criminoso, che cioŁ non erano frutto di una unica originaria programmazione (cfr. Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074 – 01; Sez. 1, n. 13971 del 30/3/2021, COGNOME, n.m.; Sez. 1, n. 39222 del 26/02/2014, B, Rv. 260896 01);
Ritenuto pertanto che il ricorso Ł inammissibile in quanto le doglianze sono manifestamente infondate e in parte tese a sollecitare una diversa e alternativa lettura che non Ł consentita in questa sede (cfr. Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020, dep. 2021, F., Rv 280601);
Considerato che alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchØ – valutato il contenuto del ricorso e in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento della somma, ritenuta congrua, di euro tremila in favore della cassa delle
Ord. n. sez. 17531/2025
CC – 04/12/2025
R.NUMERO_DOCUMENTO.N. NUMERO_DOCUMENTO
ammende.
P.Q.M
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così Ł deciso, 04/12/2025
Il Consigliere estensore NOME COGNOME
Il Presidente NOME COGNOME