Disegno Criminoso o Stile di Vita? La Cassazione Chiarisce i Limiti
L’istituto della continuazione, basato sull’esistenza di un unico disegno criminoso, rappresenta un pilastro del nostro sistema sanzionatorio, consentendo di unificare pene per reati diversi sotto un’unica visione programmatica. Ma cosa succede quando i reati, seppur simili, sono separati da un lungo periodo di tempo? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 48232/2023, offre un’importante chiave di lettura, distinguendo nettamente il concetto di piano unitario da un semplice ‘stile di vita’ criminale.
Il Caso: La Richiesta di Continuazione tra Reati di Spaccio
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un ricorso presentato da un individuo condannato per diversi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che tutti i reati fossero legati da un unico disegno criminoso: reperire le risorse economiche necessarie a soddisfare il proprio bisogno di stupefacenti. Si evidenziava l’omogeneità delle condotte, la medesima indole dei fatti e le circostanze di tempo e luogo simili, elementi che, secondo il ricorrente, avrebbero dovuto portare al riconoscimento della continuazione e, di conseguenza, a una pena più mite.
Il Tribunale di Bergamo, tuttavia, aveva respinto tale richiesta, una decisione contro cui l’imputato ha proposto ricorso in Cassazione.
La Decisione della Corte: Perché il Disegno Criminoso è Stato Escluso
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell’esecuzione. I motivi della decisione si fondano su due pilastri fondamentali: la natura delle censure mosse dal ricorrente e l’analisi del fattore temporale.
Il Fattore Tempo: Un Elemento Decisivo
Il punto cruciale della motivazione risiede nel considerevole lasso di tempo intercorso tra gli episodi di spaccio: quasi tre anni e quattro mesi. Secondo i giudici, questo ‘iato temporale’ è un dato oggettivo che preclude la possibilità di immaginare una preventiva e unitaria ideazione criminale. Un piano criminoso, per sua natura, implica una programmazione che si sviluppa in un arco temporale ragionevolmente contenuto. Una pausa così lunga tra le condotte indica, al contrario, che esse sono frutto di ‘separate volizioni’ e non di un unico progetto iniziale.
Dal Piano Unitario allo “Stile di Vita”
La Corte sposa la tesi del Tribunale secondo cui la ripetizione di reati dello stesso tipo, motivati dalla medesima esigenza di fondo, non configura automaticamente un unico disegno criminoso. Piuttosto, in presenza di una tale distanza temporale, tale condotta rivela uno ‘stile di vita complessivo’, in cui la commissione di reati diventa una modalità abituale di comportamento, riattivata di volta in volta, anziché l’esecuzione di un piano predeterminato.
Le Motivazioni Giuridiche della Cassazione
Dal punto di vista procedurale, la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché le argomentazioni della difesa si limitavano a riproporre una diversa valutazione dei fatti, contestando il merito della decisione del Tribunale. Questo tipo di doglianze, definite ‘versate in punto di fatto’, non rientra nelle competenze della Corte di Cassazione, la quale può giudicare solo sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione, non riesaminare le prove. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Bergamo ‘logica e coerente’, priva di contraddizioni e dunque non sindacabile in sede di legittimità.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per ottenere il riconoscimento della continuazione, non è sufficiente dimostrare che i reati sono omogenei o che derivano da una stessa causa (come la tossicodipendenza). È necessario fornire prove concrete di un’unica e preventiva programmazione criminale. Un lungo intervallo di tempo tra i reati costituisce un forte indizio contrario, che può portare il giudice a qualificare la condotta come espressione di uno stile di vita, con la conseguente impossibilità di applicare il più favorevole trattamento sanzionatorio previsto per il reato continuato.
Avere lo stesso movente per più reati, come la necessità di denaro per la droga, è sufficiente a dimostrare un unico disegno criminoso?
No. Secondo la Corte, la medesima indole dei fatti e lo stesso bisogno di fondo (soddisfare la tossicodipendenza) non sono sufficienti a provare l’unicità del disegno criminoso, specialmente in presenza di un lungo intervallo temporale che indica piuttosto volizioni separate.
Un lungo intervallo di tempo tra due reati può impedire il riconoscimento della continuazione?
Sì. La Corte ha ritenuto che un lasso temporale di quasi tre anni e quattro mesi tra gli episodi di spaccio fosse un elemento oggettivo che precludeva la possibilità di un’ideazione unitaria e preventiva, facendo emergere uno stile di vita complessivo anziché un singolo piano.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, come in questo caso, le censure proposte sono mere doglianze sui fatti già valutati dal giudice precedente, anziché contestazioni sulla violazione di legge o vizi logici della motivazione, che sono gli unici aspetti che la Corte di Cassazione può esaminare.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48232 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48232 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME NOME DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 04/07/2019 del TRIBUNALE di BERGAMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RILEVATO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Risultano inammissibili – in quanto costituite da mere doglianze versate punto di fatto – le censure dedotte nel ricorso di NOME COGNOME, laddove difensore AVV_NOTAIO si duole della violazione dell’art. 671 cod. proc. della mancanza e illogicità della motivazione, lamentando come l’ordinan indicata in epigrafe, emessa nei confronti del suddetto, abbia trascurato gli rivelatori dell’unicità del disegno criminoso, emergenti dall’esame delle con delittuose realizzate (segnatamente, la difesa aveva evidenziato la medes indole dei fatti ascritti, tutti volti al reperimento delle risorse ec occorrenti per il soddisfacimento del bisogno di stupefacenti, nonché l’omogen delle condotte, le concrete circostanze di tempo e luogo e, infine, il bene gi aggredito).
Dette censure sono tutte versate in fatto e, altresì, appaiono meram riproduttive di profili di censura che risultano già adeguatamente vagl disattesi – secondo un corretto argomentare giuridico – dal Tribunale di Berg nel provvedimento impugNOME. In esso, invero, si evidenzia come i fatti in rela ai i quali si invoca la riunione in continuazione siano, tra loro, del tutto sl il profilo ontologico, nonché separati da un considerevole lasso tempor risultando quindi frutto di separate volizioni. Trattasi, in effetti, di spaccio fra i quali intercorre uno iato temporale pari a quasi tre anni e mesi. Una situazione oggettiva che – stando a quanto ritenuto dal Giud dell’esecuzione – precluse la possibilità di immaginare una preventiva ideaz unitaria, lasciando invece emergere uno stile di vita complessivo.
La motivazione adottata dal Tribunale di Bologna, infine, è logica e coere oltre che priva di forme di contraddittorietà; in quanto tale, essa me rimanere al riparo da qualsivoglia stigma in sede di legittimità.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso deve ess dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagament delle spese processuali e – non ricorrendo ipotesi di esonero – al versame una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in tremila euro, ai sen dell’art. 616 cod. proc. pen.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento del spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa del ammende.
Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2023.