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Diritto di critica politica: limiti e applicabilità

La Cassazione conferma l’assoluzione di un giornalista accusato di diffamazione da un ex governatore. La Corte ha ritenuto che la critica mossa all’attività professionale dell’ex politico rientrasse nel legittimo esercizio del diritto di critica politica, data la rilevanza pubblica del tema e la continenza delle espressioni usate.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Diritto di critica politica: fin dove può spingersi un giornalista?

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 27447/2024, offre un’importante occasione per approfondire i confini del diritto di critica politica. Il caso esaminato contrappone un giornalista a un ex governatore regionale, oggi avvocato, e chiarisce quando la critica all’attività professionale di una figura pubblica può essere considerata legittima espressione di un’opinione e non diffamazione.

I Fatti del Processo

La vicenda ha origine da una trasmissione radiofonica durante la quale un noto giornalista ha commentato la scelta di un ex presidente di Regione di assumere la difesa legale di gestori di sale da gioco, un settore talvolta associato a interessi della criminalità organizzata. Il giornalista aveva espresso, in forma ipotetica, un giudizio sull’inopportunità di tale scelta per una persona che aveva ricoperto un ruolo pubblico di primo piano, suggerendo che lui, al suo posto, non avrebbe difeso “certe persone”.

L’ex governatore, sentendosi diffamato, ha querelato il giornalista. Tuttavia, sia in primo grado che in appello, i giudici hanno assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, riconoscendo l’applicazione dell’esimente del diritto di critica.

L’ex politico ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo principalmente due punti:
1. La critica non riguardava la sua passata attività politica, ma la sua attuale professione di avvocato, e quindi non poteva rientrare nel diritto di critica politica.
2. La condanna al pagamento delle spese legali a suo carico era ingiusta e immotivata.

La Decisione della Corte: legittimità del diritto di critica politica

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che, sebbene la critica fosse formalmente diretta all’attività professionale dell’avvocato, il suo nucleo sostanziale era di natura politica.

L’analisi sul diritto di critica

La Corte ha stabilito che l’oggetto del giudizio espresso dal giornalista non era la competenza tecnica dell’avvocato, ma l’opportunità che una figura di tale calibro, con un passato da vertice istituzionale, prestasse la propria opera a favore di “centri d’interesse economico potenzialmente connessi ad ambienti malavitosi”.

Il tema trattato – i rapporti tra politica, gioco d’azzardo e criminalità organizzata – è di indubbio interesse pubblico. Pertanto, la critica espressa dal giornalista, essendo formulata con un linguaggio corretto e non gratuitamente offensivo, rientra pienamente nell’alveo del legittimo esercizio del diritto di critica, protetto dall’art. 51 del codice penale.

La questione delle spese processuali

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo alla condanna al pagamento delle spese, è stato respinto. La Corte ha ricordato che la condanna della parte civile soccombente alla rifusione delle spese in favore dell’imputato assolto è la regola. Una deroga è possibile solo in presenza di “giusti motivi”, la cui valutazione spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, a meno di una totale assenza di motivazione, che in questo caso non è stata riscontrata.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Corte si fonda sulla distinzione tra diritto di cronaca (che richiede una rigorosa aderenza ai fatti) e diritto di critica (che consiste nell’espressione di un’opinione). Quest’ultimo, per sua natura, non può essere obiettivo ma deve rispettare due limiti invalicabili: la rilevanza sociale dell’argomento e la continenza espressiva.

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che entrambi i limiti fossero stati rispettati. L’argomento era socialmente rilevante e le espressioni usate dal giornalista, seppur pungenti, non hanno travalicato i confini di una critica civile, non traducendosi in un attacco personale gratuito.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale per la libertà di stampa e di espressione: il diritto di critica politica si estende anche alle attività extra-politiche di una figura pubblica, qualora queste possano avere una risonanza sull’interesse collettivo. La critica è legittima se si concentra sull’opportunità di determinate scelte alla luce del ruolo pubblico ricoperto, purché non degeneri in aggressione personale. Per chi agisce in giudizio come parte civile in un processo per diffamazione, la sentenza ricorda che, in caso di soccombenza, la condanna alle spese processuali è una conseguenza quasi automatica, salvo la rara eccezione dei “giusti motivi”.

Quando la critica all’attività professionale di un ex politico rientra nel diritto di critica politica?
Quando la critica, pur riguardando scelte professionali, si concentra sull’opportunità di tali scelte in relazione al ruolo pubblico precedentemente ricoperto dalla persona e verte su temi di evidente interesse collettivo, come i rapporti tra politica e settori economici a rischio.

Quali sono i limiti del diritto di critica per non sfociare in diffamazione?
I limiti fondamentali sono due: la rilevanza sociale dell’argomento trattato e la correttezza dell’espressione (o continenza verbale). Ciò significa che il tema deve interessare la collettività e il linguaggio usato non deve trasformarsi in un attacco personale gratuito e offensivo.

La parte civile che perde la causa penale deve sempre pagare le spese legali dell’imputato assolto?
Di norma sì. La condanna alla rifusione delle spese processuali è la regola per la parte civile soccombente. Una deroga è possibile solo se il giudice ravvisa la presenza di ‘giusti motivi’ per compensare le spese, una valutazione che rientra nella sua discrezionalità e difficilmente può essere contestata in Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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