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Diffamazione via email: la Cassazione conferma il reato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24981/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per diffamazione via email. L’invio di un messaggio offensivo tramite PEC a più destinatari, anche se tra questi vi è la persona offesa, costituisce reato. La Corte ha ribadito che la lesione della reputazione avviene attraverso la comunicazione con terzi, la cui ricezione non è contestuale, integrando così gli estremi della diffamazione e non della semplice ingiuria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Diffamazione via Email: Quando un Messaggio di Posta Elettronica Diventa Reato

Nell’era digitale, la comunicazione via email è uno strumento quotidiano, ma il suo uso improprio può avere conseguenze legali significative. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24981/2024) ha ribadito un principio cruciale: inviare un’email dal contenuto offensivo a una pluralità di destinatari configura il reato di diffamazione via email, anche se la persona offesa è tra i riceventi. Analizziamo questa decisione per capire i confini tra critica e reato nel mondo digitale.

I Fatti del Caso: Dall’Email Offensiva alla Condanna

Un soggetto è stato condannato dal Giudice di Pace per il reato di diffamazione, previsto dall’art. 595 del codice penale. L’imputazione nasceva dall’aver inviato una lettera dal contenuto diffamatorio tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) a più destinatari.

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse, al più, di ingiuria (reato oggi depenalizzato), dato che il messaggio era stato ricevuto anche dalla persona offesa. A suo avviso, mancava il requisito fondamentale della diffamazione: l’assenza della vittima al momento della comunicazione offensiva.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo manifestamente infondato. La Corte ha confermato la condanna dell’imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Secondo i giudici, il ricorso non si confrontava adeguatamente con i principi già consolidati dalla giurisprudenza di legittimità in materia.

Le Motivazioni: Perché si Configura la diffamazione via email?

La Corte ha basato la sua decisione su un punto giuridico fondamentale: la distinzione tra ingiuria e diffamazione nel contesto delle comunicazioni digitali. Il reato di ingiuria (art. 594 c.p., ora abrogato) puniva l’offesa all’onore e al decoro di una persona presente. La diffamazione (art. 595 c.p.), invece, punisce l’offesa alla reputazione di una persona assente, fatta comunicando con più persone.

Nel caso di un’email inviata a più destinatari, compreso l’offeso, la Corte chiarisce che la ricezione del messaggio nelle diverse caselle di posta elettronica non è contestuale. Ogni destinatario legge l’email in un momento diverso. Questo significa che, quando i destinatari terzi leggono il messaggio offensivo, la persona offesa non è “presente”. La comunicazione lesiva della reputazione avviene quindi tra il mittente e i terzi, integrando pienamente il reato di diffamazione via email.

La Corte ha richiamato un suo precedente specifico (sentenza n. 13252 del 2021), che aveva già stabilito questo principio, sottolineando come la non contestualità del recepimento del messaggio nelle caselle di posta elettronica sia l’elemento dirimente per qualificare il fatto come diffamazione.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche del Reato di diffamazione via email

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. Dimostra che la tecnologia non cambia la sostanza dei reati contro la persona e che la facilità di comunicazione digitale non può diventare un pretesto per ledere la reputazione altrui impunemente. Chi invia email, messaggi su chat o pubblica post sui social network deve essere consapevole che, se il contenuto è offensivo e raggiunge più persone, il rischio di una condanna per diffamazione è concreto. La presenza della vittima tra i destinatari non è una scusante, ma un elemento che, paradossalmente, non esclude il reato, a causa delle specifiche modalità tecniche della comunicazione elettronica.

Inviare un’email con contenuto offensivo a più persone, inclusa la persona offesa, è reato?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, integra il reato di diffamazione previsto dall’art. 595 del codice penale, in quanto la comunicazione con più destinatari lede la reputazione della persona offesa.

Perché si parla di diffamazione e non di ingiuria, anche se la persona offesa riceve l’email?
Si configura il reato di diffamazione perché la ricezione del messaggio da parte dei vari destinatari non è contestuale (ovvero, non avviene nello stesso momento). Questo fa sì che la comunicazione offensiva si realizzi tra il mittente e i terzi in un momento in cui la persona offesa è considerata “assente”, requisito tipico della diffamazione.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene giudicato ‘manifestamente infondato’?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Di conseguenza, il provvedimento impugnato diventa definitivo e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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