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Difetto di querela: annullata condanna per truffa

La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa a causa di un difetto di querela. Il reato, inizialmente procedibile d’ufficio per la presenza di un’aggravante, era stato riqualificato dal giudice di primo grado in truffa semplice, procedibile solo a querela di parte. Poiché la denuncia della persona offesa non conteneva la necessaria manifestazione di volontà di procedere penalmente, la Corte ha dichiarato l’improcedibilità dell’azione penale, sottolineando che tale vizio è rilevabile in ogni stato e grado del processo.

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Pubblicato il 15 ottobre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Difetto di querela: la Cassazione annulla la condanna per truffa

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 44702/2024) riafferma un principio fondamentale del diritto processuale penale: il difetto di querela è un vizio che rende l’azione penale improcedibile e può essere rilevato in ogni stato e grado del giudizio, portando all’annullamento della condanna. Questo caso offre uno spunto prezioso per comprendere la differenza tra denuncia e querela e le conseguenze della riqualificazione giuridica di un reato in corso di causa.

I Fatti del Caso: Dalla Condanna al Ricorso

La vicenda processuale ha inizio con la condanna di un imputato per il reato di truffa, confermata sia in primo grado dal Tribunale che in secondo grado dalla Corte d’Appello. L’imputato veniva condannato alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una pena pecuniaria.

Il punto cruciale della vicenda emerge durante il processo di primo grado. Inizialmente, all’imputato era stata contestata una truffa aggravata, reato per il quale si procede d’ufficio. Tuttavia, il giudice aveva escluso l’aggravante, riqualificando il fatto come truffa semplice, che per legge è procedibile solo a querela della persona offesa. Nonostante questa riqualificazione, il processo era proseguito fino alla condanna. L’imputato ha quindi presentato ricorso per Cassazione, lamentando proprio la mancanza di una valida querela.

La questione giuridica e il difetto di querela

Il ricorso si è concentrato su un aspetto procedurale di capitale importanza. La difesa ha sostenuto che, una volta venuta meno l’aggravante, il reato non poteva più essere perseguito d’ufficio. Di conseguenza, la procedibilità dell’azione penale era subordinata alla presenza di una querela, ovvero di una formale manifestazione di volontà della persona offesa di perseguire penalmente il responsabile. Secondo la difesa, tale atto non era mai stato presentato, rendendo l’intero procedimento nullo.

La questione sottoposta alla Corte Suprema era duplice: primo, se la mancanza di una querela potesse essere eccepita per la prima volta in Cassazione; secondo, se la denuncia presentata dalla vittima potesse essere considerata equivalente a una querela.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto pienamente il ricorso, annullando la sentenza di condanna senza rinvio. Le motivazioni della decisione si basano su principi consolidati della procedura penale.

In primo luogo, i giudici hanno ribadito che la questione relativa alla procedibilità dell’azione penale (come il difetto di querela) è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, ai sensi dell’art. 129 del codice di procedura penale. Ciò significa che il giudice ha il dovere di verificarla anche se la difesa non l’ha sollevata nei gradi precedenti del giudizio.

Nel merito, la Corte ha esaminato gli atti processuali e ha constatato che nel fascicolo era presente solo una denuncia sporta dalla persona offesa. Questo atto, tuttavia, non possedeva i requisiti formali e sostanziali della querela. La denuncia si limita a portare a conoscenza dell’autorità un fatto che potrebbe costituire reato, mentre la querela deve contenere anche una chiara ed esplicita manifestazione della volontà di perseguire penalmente il colpevole. Nel caso di specie, tale volontà non era stata manifestata.

La Corte ha quindi concluso che, a seguito della riqualificazione del reato da parte del primo giudice, l’azione penale era divenuta improcedibile per mancanza della necessaria condizione di procedibilità.

Le Conclusioni

La sentenza in esame è un importante promemoria sull’importanza delle condizioni di procedibilità nel processo penale. Essa chiarisce che la riqualificazione giuridica di un fatto da reato procedibile d’ufficio a reato procedibile a querela impone al giudice di verificare immediatamente la presenza di quest’ultima. Se la querela manca, l’azione penale deve essere dichiarata improcedibile. La decisione rafforza la garanzia per l’imputato, confermando che vizi procedurali così rilevanti possono essere fatti valere fino all’ultimo grado di giudizio, portando all’annullamento definitivo della condanna.

Quando una denuncia non può essere considerata una querela?
Secondo la Corte, una denuncia non equivale a una querela quando manca della qualificazione formale e, soprattutto, delle formule che manifestano in modo inequivocabile la volontà della persona offesa di perseguire penalmente l’autore del reato.

La mancanza di querela può essere sollevata per la prima volta in Cassazione?
Sì. La Corte di Cassazione ha affermato che la questione della procedibilità dell’azione penale, come il difetto di querela, è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, anche se non è stata dedotta nel giudizio d’appello.

Cosa succede se un reato viene riqualificato in uno procedibile a querela ma questa manca?
Se il giudice riqualifica un reato originariamente procedibile d’ufficio (ad esempio, per un’aggravante poi esclusa) in un reato procedibile a querela, e questa non è presente agli atti, l’azione penale diventa improcedibile e il procedimento deve concludersi con una sentenza di non doversi procedere o, come in questo caso, con l’annullamento della condanna.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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