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Devastazione carceraria: conferma custodia cautelare

La Corte di Cassazione ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di devastazione carceraria e resistenza a pubblico ufficiale. I fatti risalgono alle rivolte scoppiate nel marzo 2020 a causa delle restrizioni pandemiche. La difesa sosteneva che le condotte fossero finalizzate esclusivamente all’evasione e che il contesto emergenziale attenuasse la pericolosità sociale. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la gravità degli atti, l’uso della violenza e i precedenti penali del soggetto configurano un concreto pericolo di reiterazione, rendendo necessaria la misura detentiva massima.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Devastazione carceraria: la Cassazione conferma il carcere per le rivolte COVID

Il tema della devastazione carceraria torna al centro del dibattito giuridico con una recente sentenza della Corte di Cassazione. La decisione analizza i violenti disordini avvenuti negli istituti penitenziari durante l’inizio della pandemia, confermando la linea dura per chi ha partecipato attivamente alla distruzione delle strutture e alla resistenza contro gli agenti.

I fatti e il contesto della rivolta

Nel marzo 2020, la diffusione del virus COVID-19 e le conseguenti misure restrittive, come la sospensione dei colloqui con i familiari, hanno innescato tensioni esplosive nelle carceri italiane. In un noto istituto di pena, circa quattrocento detenuti hanno dato vita a una sommossa organizzata. Durante l’evento, sono stati forzati cancelli, distrutti uffici e utilizzati estintori contro il personale di polizia penitenziaria. L’indagato in questione è stato identificato tramite i sistemi di videosorveglianza mentre partecipava attivamente allo scardinamento delle difese per favorire un’evasione di massa.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso della difesa, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha chiarito che la devastazione carceraria non può essere assorbita dal reato di evasione, trattandosi di condotte distinte e autonome. Nonostante l’indagato si fosse costituito dopo poche ore dalla fuga, la sua partecipazione alla fase iniziale e violenta della rivolta è stata ritenuta determinante per la configurazione del reato e per la valutazione della sua pericolosità sociale.

Analisi della pericolosità e dei precedenti

Un punto centrale della decisione riguarda la personalità dell’indagato. Il Tribunale del Riesame, prima, e la Cassazione, poi, hanno valorizzato i numerosi precedenti penali per reati violenti. Questo profilo, unito alle modalità brutali della condotta durante la sommossa, ha reso inevitabile la prognosi negativa sulla sua futura condotta. La tesi difensiva, secondo cui il contesto pandemico avrebbe agito come fattore scatenante eccezionale e irripetibile, è stata respinta.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla corretta interpretazione del pericolo di reiterazione. La Corte ha stabilito che l’emergenza sanitaria è stata solo un’occasione per manifestare impeti criminosi già radicati nella personalità del soggetto. Inoltre, è stato ribadito che per ‘reati della stessa specie’ non si intendono solo quelli che violano la stessa norma, ma tutti i delitti connotati da violenza indiscriminata contro persone e cose. La gravità dei danni arrecati alla struttura, resa inagibile per giorni, e l’incendio di documenti ufficiali sono stati considerati indici di una capacità a delinquere allarmante.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici evidenziano che la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza all’interno delle carceri prevale sulle contingenze storiche. La conferma della custodia cautelare per devastazione carceraria serve a neutralizzare soggetti che dimostrano una totale inosservanza delle regole e dell’autorità. La sentenza chiarisce che il ravvedimento postumo, come la costituzione spontanea, non cancella la gravità di azioni violente commesse in concorso con centinaia di altre persone, specialmente quando il profilo criminale del soggetto è già ampiamente compromesso.

Cosa si intende per reati della stessa specie nella valutazione cautelare?
Sono delitti che, pur non violando la stessa norma, presentano una natura analoga per il bene giuridico protetto o per le modalità violente di esecuzione.

Il contesto della pandemia può giustificare una rivolta in carcere?
No, la giurisprudenza considera l’emergenza sanitaria come una mera occasione per manifestare pericolosità sociale e non come una causa di giustificazione per atti violenti.

Quali elementi determinano la conferma della custodia in carcere?
Pesano la gravità dei danni alle strutture, l’uso della violenza contro i pubblici ufficiali e i precedenti penali che indicano una tendenza alla recidiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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