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Determinazione della pena: inammissibile il ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la determinazione della pena per un reato di lieve entità. Il ricorrente lamentava una motivazione inadeguata, ma la Corte ha ritenuto congrua la valutazione dei giudici di merito, basata sulla capacità a delinquere dell’imputato e sul fatto che la pena inflitta era comunque inferiore alla media edittale.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Determinazione della Pena: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, offre importanti chiarimenti sui requisiti di ammissibilità di un ricorso che contesta la determinazione della pena. Il caso riguarda un imputato che, dopo la revoca della sospensione condizionale della pena, ha impugnato la sentenza d’appello lamentando una motivazione carente sulla quantificazione della sanzione. La decisione della Suprema Corte ribadisce principi fondamentali sulla specificità dei motivi di ricorso e sul potere discrezionale del giudice di merito.

I Fatti del Processo

La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di Roma per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti, previsto dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. Inizialmente, la pena era stata sospesa. Successivamente, la Corte d’Appello di Roma, in riforma della prima sentenza, ha revocato il beneficio della sospensione condizionale.

Contro questa decisione, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, sollevando un’unica questione: l’erronea applicazione della legge penale in merito alla quantificazione della sanzione, ritenuta non adeguatamente motivata.

Il Ricorso sulla Determinazione della Pena

Il ricorrente ha sostenuto che i giudici di merito non avessero fornito una giustificazione sufficiente per la pena inflitta. Il fulcro della difesa si basava sull’idea che la determinazione della pena fosse stata arbitraria e non ancorata a specifici elementi di valutazione. Tuttavia, il ricorso non è andato oltre una generica lamentela, senza confrontarsi in modo critico con le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata.

La Decisione della Corte di Cassazione: Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La decisione si fonda su due pilastri argomentativi principali.

Motivazione Generica e Mancanza di Analisi Critica

In primo luogo, la Corte ha rilevato che il motivo di ricorso era formulato in modo generico. Secondo un principio consolidato, l’atto di impugnazione non può limitarsi a una critica astratta, ma deve contenere un’analisi specifica delle ragioni esposte nella decisione che si contesta. Nel caso di specie, il ricorrente non ha sviluppato un confronto puntuale con la motivazione della Corte d’Appello, rendendo il suo gravame privo del necessario contenuto critico.

Congruità della Motivazione e Pena Sotto la Media

In secondo luogo, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d’Appello fosse, in realtà, adeguata. I giudici di merito avevano giustificato il lieve scostamento dal minimo edittale in ragione della “capacità a delinquere desumibile dalla vita anteatta dell’imputato”. Inoltre, la pena inflitta era comunque inferiore alla misura media prevista dalla legge per quel reato. La giurisprudenza ha più volte chiarito che l’onere motivazionale del giudice è meno stringente quando la pena si colloca al di sotto della media edittale, essendo sufficiente il richiamo a criteri generici come la gravità del fatto o la personalità dell’imputato.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si basano sul principio secondo cui il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. La valutazione della congruità della pena rientra nella discrezionalità del giudice di primo e secondo grado, e può essere sindacata in sede di legittimità solo in caso di motivazione manifestamente illogica, contraddittoria o del tutto assente. Nel caso in esame, la Corte d’Appello aveva fornito una giustificazione, seppur sintetica, ancorata a un criterio legale (la capacità a delinquere) e aveva irrogato una pena ben al di sotto della media. Di conseguenza, non sussisteva alcun vizio di legge che potesse giustificare l’annullamento della sentenza.

Le conclusioni

L’ordinanza ribadisce un’importante lezione pratica: per contestare efficacemente la determinazione della pena in Cassazione, non è sufficiente esprimere un generico dissenso. È indispensabile redigere un motivo di ricorso specifico, che analizzi criticamente le argomentazioni del giudice di merito e dimostri in modo puntuale perché la sua valutazione sia viziata da illogicità o violazione di legge. In assenza di tale specificità, e a fronte di una pena non eccessiva, il ricorso è destinato all’inammissibilità.

Perché il ricorso sulla determinazione della pena è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché era generico e non conteneva un’analisi critica delle argomentazioni della sentenza impugnata. La Corte ha ritenuto che una semplice lamentela non fosse sufficiente a contestare la decisione del giudice.

Su quale base i giudici hanno giustificato una pena superiore al minimo?
I giudici hanno giustificato lo scostamento dal minimo legale basandosi sulla capacità a delinquere dell’imputato, desunta dalla sua vita passata e dalla sua condotta precedente.

È sempre necessaria una motivazione dettagliata quando la pena è superiore al minimo?
No. Secondo la Corte, quando la pena inflitta è comunque inferiore alla misura media prevista dalla legge per quel reato, l’obbligo di motivazione del giudice è meno rigoroso e può limitarsi a considerazioni sintetiche.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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