Detenzione di stupefacenti: i limiti del ricorso in Cassazione
La detenzione di stupefacenti è un tema centrale nel diritto penale, spesso oggetto di ricorsi che tentano di ridiscutere la finalità del possesso. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i confini invalicabili tra il giudizio di merito e quello di legittimità, confermando la condanna per un soggetto trovato in possesso di sostanze illecite.
I fatti e la detenzione di stupefacenti
Il caso trae origine dalla condanna emessa dalla Corte di Appello di Roma nei confronti di una cittadina accusata di possesso di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso basandosi su due motivi principali. Il primo riguardava la contestazione del giudizio di responsabilità, sostenendo che non vi fossero prove sufficienti della finalizzazione illecita (spaccio) della sostanza. Il secondo motivo cercava di scindere la disponibilità della droga rinvenuta direttamente sulla persona della ricorrente da quella trovata in altri luoghi, tentando di frammentare l’accusa in episodi distinti.
La decisione sulla detenzione di stupefacenti
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno evidenziato come le doglianze della difesa fossero di fatto orientate a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di Cassazione. La Corte ha confermato che i giudici di merito avevano fornito una motivazione puntuale e logica circa la destinazione illecita della droga, basandosi sulle emergenze acquisite durante le indagini e il processo.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura unitaria della condotta. I giudici hanno chiarito che, quando un soggetto ha la disponibilità di sostanze stupefacenti in contesti diversi ma riconducibili alla medesima sfera d’azione, il fatto deve essere considerato come un’unica detenzione unitaria e indistinta. Non è possibile, dunque, parcellizzare la condotta per attenuare la responsabilità penale se il contesto rivela un’unica finalità illecita. Inoltre, la Cassazione ha sottolineato che il controllo di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito: se la motivazione della sentenza impugnata è coerente e priva di vizi logici, essa non può essere scalfita.
Le conclusioni
In conclusione, l’ordinanza riafferma il principio per cui la prova della finalità di spaccio, una volta accertata con logica dai giudici di merito, non è sindacabile in Cassazione. La ricorrente è stata condannata non solo alle spese processuali, ma anche al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende, sanzione prevista per la proposizione di ricorsi manifestamente infondati o inammissibili. Questa decisione funge da monito sulla necessità di articolare ricorsi basati su reali violazioni di legge piuttosto che su mere riletture dei fatti di causa.
Quando un ricorso in Cassazione per droga è considerato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando si limita a contestare la ricostruzione dei fatti o la valutazione delle prove effettuata dai giudici di merito, senza indicare specifiche violazioni di legge.
Cosa si intende per detenzione unitaria di stupefacenti?
Si riferisce al principio secondo cui il possesso di diverse quantità di droga, anche se rinvenute in luoghi differenti, viene considerato come un unico reato se riconducibile a una medesima condotta illecita.
Quali sono le sanzioni per un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre al rigetto delle richieste, il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 50231 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 50231 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 04/12/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 17/01/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigraf esaminati gli atti e il provvedimento impugnato;
ritenuto che il ricorso è inammissibile perché i motivi prospettati non sono consentiti d legge in sede di legittimità in quanto con il primo si contrasta il giudizio di responsabilità contro trova adeguato e logico supporto nelle considerazioni spese rese dai giudici del merito nel valutare, con puntualità, le emergenze acquisite dirette a disvelare la finalizzazione ill della sostanza detenuta dalla COGNOME mentre il secondo motivo, in modo affatto conferente, considera partitamente la sostanza rinvenuta sulla persona della ricorrente, quando di contr contestazione e giudizio sono state riferite ad un fatto di detenzione unitario e indist considerando quale ragione di una unica detenzione le due disponibilità illecite riferite ricorrente);
rilevato che all’inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce di cui all’art. 616 proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 4 dicembre 2023.