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Detenzione di stupefacenti: quando si esclude il fatto lieve

La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, escludendo l’ipotesi di lieve entità. Decisivi non solo il quantitativo (894 dosi di hashish), ma anche il contesto: il reato è stato commesso durante gli arresti domiciliari, con l’ausilio di un sistema di videosorveglianza per eludere i controlli e la presenza di messaggi criptici sul cellulare. La Corte ha ritenuto che la combinazione di questi elementi dimostrasse una gravità tale da non poter qualificare il fatto come lieve e da negare le attenuanti generiche.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Detenzione di stupefacenti: quando si esclude il fatto lieve

La distinzione tra uso personale e spaccio è una delle questioni più delicate in materia di detenzione di stupefacenti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti sui criteri utilizzati per qualificare il reato e, in particolare, per escludere l’ipotesi del ‘fatto di lieve entità’. Il caso analizzato riguarda un soggetto trovato in possesso di un notevole quantitativo di hashish mentre si trovava agli arresti domiciliari, una circostanza che ha pesato significativamente sulla decisione finale dei giudici.

I Fatti del Caso

L’imputato veniva tratto a giudizio dopo che, durante un controllo presso la sua abitazione dove era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, le forze dell’ordine rinvenivano un quantitativo di hashish pari a 894 dosi medie, oltre a due tirapugni e un taser. Le indagini successive portavano alla luce ulteriori elementi a suo carico: la disponibilità di strumenti per il confezionamento delle dosi (un bilancino di precisione), la presenza di messaggi dal contenuto criptico sul suo cellulare (come richieste del tipo “posso prendere a gancio?”), e l’installazione di un sistema di videosorveglianza esterno all’abitazione, interpretato come uno strumento per eludere eventuali controlli di polizia.

Il Percorso Giudiziario

Il Tribunale di primo grado aveva condannato l’imputato, riconoscendo però l’ipotesi di ‘lieve entità’ prevista dal comma 5 dell’art. 73 del D.P.R. 309/90 e concedendo le attenuanti generiche, che prevalevano sulla recidiva.

La Corte di Appello, tuttavia, accogliendo il ricorso del pubblico ministero, ha riformato la sentenza. I giudici di secondo grado hanno escluso sia l’ipotesi lieve che le attenuanti generiche, rideterminando la pena in un ammontare sensibilmente superiore. La Corte ha ritenuto che le modalità dell’azione, come lo spaccio dall’abitazione durante gli arresti domiciliari e l’uso di un sistema di sorveglianza, denotassero una gravità incompatibile con la lieve entità del fatto.

La Decisione della Cassazione e le Motivazioni

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha rigettato, confermando in toto la decisione della Corte di Appello. Le motivazioni della Cassazione sono articolate e toccano i tre punti principali sollevati dalla difesa.

La Prova della Detenzione di Stupefacenti per Spaccio

La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio della sostanza era provata da una serie convergente di elementi. Non si trattava solo del consistente dato ponderale (894 dosi), che da solo può non essere decisivo, ma della sua valutazione unitamente ad altri fattori:
* Le modalità di custodia: la sostanza era occultata nel cappuccio di una felpa e già suddivisa in porzioni.
* Gli strumenti per lo spaccio: il ritrovamento di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.
* Le comunicazioni: i messaggi sul cellulare, sebbene in linguaggio criptico, sono stati interpretati come trattative per la cessione di droga ‘a credito’.
* Il contesto: il compimento delle attività illecite durante la misura degli arresti domiciliari e l’installazione di telecamere per eludere i controlli.

La Cassazione ha ribadito che, di fronte a un quadro probatorio così solido, l’ipotesi alternativa dell’uso personale, avanzata dalla difesa, risultava generica e non sostenibile.

L’Esclusione del Fatto di Lieve Entità

Il secondo motivo di ricorso riguardava la riqualificazione del reato in forma non lieve. La Corte ha ricordato che, per riconoscere l’ipotesi della lieve entità, è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli indici previsti dalla legge: mezzi, modalità, circostanze dell’azione e quantità/qualità della sostanza.

Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che la gravità del fatto fosse evidente e non compensabile da altri elementi. La Corte ha sottolineato come la condotta illecita fosse stata posta in essere con particolare scaltrezza, sfruttando lo stato di detenzione domiciliare come base per la cessione e adottando accorgimenti tecnici (la videosorveglianza) per proteggere l’attività illecita. Questi elementi sono stati considerati ostativi al riconoscimento della lieve entità, rendendo irrilevante la non eccezionale quantità di principio attivo.

Il Diniego delle Attenuanti Generiche

Infine, la Cassazione ha confermato la decisione di negare le attenuanti generiche. Il giudice di merito non è tenuto a prendere in esame tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli, ma può basare la sua decisione su quelli ritenuti prevalenti. In questo caso, sono stati considerati decisivi gli elementi negativi:
* La non incensuratezza dell’imputato.
* La commissione del fatto durante gli arresti domiciliari.
* L’eterogeneità delle violazioni contestate (stupefacenti e armi).

La Corte ha specificato che la presunta confessione era di scarsa rilevanza, poiché riguardava dati oggettivi difficilmente contestabili. L’imputato, inoltre, non aveva fornito elementi positivi concreti a sostegno della sua richiesta, limitandosi a una contestazione generica.

Conclusioni

La sentenza riafferma principi consolidati in materia di detenzione di stupefacenti. La distinzione tra spaccio e uso personale non dipende solo dalla quantità, ma da una valutazione globale di tutti gli indizi disponibili. La commissione di un reato durante una misura restrittiva come gli arresti domiciliari e l’adozione di misure per eludere i controlli sono circostanze che aggravano notevolmente la condotta, precludendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e delle attenuanti generiche. Questa decisione sottolinea la necessità per l’imputato di fornire argomentazioni specifiche e concrete per contestare le valutazioni del giudice, non potendosi limitare a prospettare ipotesi alternative generiche.

Quali prove sono sufficienti per dimostrare che la detenzione di stupefacenti è finalizzata allo spaccio e non all’uso personale?
Secondo la sentenza, la prova deriva da una combinazione di fattori. Un quantitativo ingente (in questo caso, 894 dosi) è un forte indizio, ma deve essere corroborato da altre prove come il possesso di strumenti per il confezionamento (bilancino, cellophane), messaggi incriminanti sul cellulare (anche se con linguaggio criptico) e il contesto generale dell’azione, come l’aver commesso il fatto durante gli arresti domiciliari.

Quando il reato di detenzione di stupefacenti può essere considerato un ‘fatto di lieve entità’?
Il ‘fatto di lieve entità’ si riconosce solo nei casi di minima offensività penale. Il giudice deve valutare complessivamente tutti gli aspetti: quantità e qualità della droga, mezzi utilizzati, modalità e circostanze dell’azione. La sentenza chiarisce che anche se un singolo elemento (come il quantitativo) potrebbe essere compatibile con l’ipotesi lieve, altri fattori aggravanti (come commettere il reato agli arresti domiciliari o usare un sistema di sorveglianza) possono portare alla sua esclusione.

Perché in questo caso non sono state concesse le attenuanti generiche?
La Corte ha negato le attenuanti generiche perché non ha riscontrato elementi positivi a favore dell’imputato. La sua confessione parziale è stata ritenuta irrilevante perché riguardava fatti oggettivi e incontestabili. Al contrario, gli elementi negativi sono stati considerati decisivi: i precedenti penali, la gravità del reato e, soprattutto, il fatto di averlo commesso mentre era già sottoposto agli arresti domiciliari, dimostrando un particolare disprezzo per le prescrizioni della legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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