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Detenzione di stupefacenti: il concorso tra coniugi

Una coppia viene condannata per detenzione di stupefacenti. Il marito allerta la moglie dell’arrivo della polizia e lei getta la droga dal balcone. La Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che l’avvertimento del marito e l’immediata azione della moglie sono prove sufficienti a dimostrare la loro corresponsabilità nel reato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Detenzione di stupefacenti: la Cassazione sul concorso tra coniugi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25901/2024, ha affrontato un interessante caso di detenzione di stupefacenti in concorso tra coniugi, chiarendo i limiti del ricorso per cassazione e il valore probatorio di condotte apparentemente ambigue. La vicenda riguarda un marito che, all’arrivo dei carabinieri, avvisa la moglie, la quale prontamente tenta di disfarsi della droga gettandola dal balcone. Analizziamo la decisione e le sue implicazioni.

I Fatti di Causa

Tutto ha inizio con una perquisizione personale e veicolare a carico di un uomo, che dà esito negativo. I carabinieri decidono quindi di estendere il controllo alla sua abitazione. Giunti sul posto, l’uomo, sostenendo di non avere le chiavi, inizia a chiamare a gran voce la moglie. Quest’ultima, dopo essere uscita brevemente, rientra e apre il cancello alle forze dell’ordine.

Contemporaneamente, un militare posizionato strategicamente sotto il balcone dell’abitazione osserva la donna affacciarsi e lanciare una busta di cellophane tra i rovi sottostanti. La busta viene immediatamente recuperata e al suo interno vengono trovati un bilancino di precisione e una considerevole quantità di cocaina, già suddivisa in dosi. All’interno dell’appartamento, viene inoltre sequestrata una busta per alimenti con dei fori circolari, tipicamente utilizzati per il confezionamento delle dosi.

Sulla base di questi elementi, sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello condannano entrambi i coniugi per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio in concorso.

I Motivi del Ricorso e la Detenzione di Stupefacenti

I coniugi presentano ricorso in Cassazione. L’uomo sostiene che le sue grida erano giustificate dal malfunzionamento del citofono e non intendevano allertare la moglie per fini illeciti. La donna, invece, lamenta un macroscopico travisamento della prova, sostenendo che il carabiniere non avrebbe potuto vederla dal punto in cui si trovava e che la distanza del lancio era molto superiore a quella riportata, rendendo l’area accessibile a terzi. Contesta inoltre la plausibilità di aver gettato la droga in presenza dei carabinieri, dopo averli fatti entrare.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte dichiara entrambi i ricorsi inammissibili, confermando le condanne. I giudici sottolineano che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti, ma deve limitarsi a verificare la correttezza logica e giuridica della motivazione della sentenza impugnata.

Le motivazioni

Per quanto riguarda la posizione del marito, la Corte ritiene che i giudici di merito abbiano correttamente e logicamente interpretato le sue grida come un avvertimento funzionale a permettere alla moglie di occultare la droga. La sequenza degli eventi – l’avviso, l’immediata azione della donna e il ritrovamento dello stupefacente proveniente dalla casa coniugale – costituisce un quadro indiziario solido e univoco della sua consapevolezza e del suo contributo causale al reato.

In relazione al ricorso della moglie, la Corte respinge la censura di travisamento della prova. I giudici spiegano che le argomentazioni della difesa non dimostrano un errore palese nella lettura degli atti, ma propongono semplicemente una valutazione alternativa delle prove, operazione preclusa in sede di legittimità. L’espressione “sotto il balcone” non va intesa in senso geometrico, ma come “nelle immediate vicinanze”. La discrepanza sulla misurazione della distanza del lancio viene ritenuta irrilevante a fronte del fatto centrale e indiscusso: il recupero della droga subito dopo essere stata lanciata dalla donna, come visto da un testimone oculare. La Corte applica anche la cosiddetta “prova di resistenza”, affermando che la condanna si regge solidamente sulla percezione diretta dei militari, a prescindere da altri elementi.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il controllo della Cassazione è sulla legittimità e sulla coerenza logica della motivazione, non sulla ricostruzione dei fatti. Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che la concatenazione degli eventi dimostrasse in modo inequivocabile la corresponsabilità dei coniugi nella detenzione di stupefacenti. L’avviso del marito è stato l’innesco che ha attivato il tentativo di occultamento da parte della moglie, saldando le loro condotte in un unico disegno criminoso. Questa decisione conferma che, in contesti di criminalità domestica, anche gesti apparentemente neutri possono assumere un decisivo valore probatorio se inseriti nel giusto contesto fattuale.

Urlare alla moglie per avvisarla dell’arrivo dei carabinieri può configurare un concorso in detenzione di stupefacenti?
Sì. Secondo la Corte, avvisare la coniuge della presenza dei militari, gesto che ha innescato il tentativo di occultamento della droga, è un comportamento che dimostra la consapevolezza della detenzione illecita e la volontà di partecipare al reato, configurando il concorso.

Un’ipotesi alternativa dei fatti, seppur plausibile, è sufficiente per annullare una condanna in Cassazione?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che una ricostruzione alternativa dei fatti proposta dall’imputato deve essere ‘inconfutabile’ e non meramente un’altra ipotesi plausibile. L’appello non può limitarsi a contestare la valutazione delle prove operata dal giudice di merito.

Cosa significa ‘travisamento della prova’ e perché è stato respinto in questo caso?
Il ‘travisamento della prova’ è un vizio che si verifica quando il giudice basa la sua decisione su una prova inesistente o palesemente fraintesa nel suo significato letterale. In questo caso è stato respinto perché le doglianze dei ricorrenti non indicavano un errore palese, ma proponevano una diversa interpretazione delle prove (come la posizione del carabiniere o la distanza del lancio), che rientra nella valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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