Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 32942 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 4 Num. 32942 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 06/06/2024
SENTENZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 21/12/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore NOME
COGNOME
che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore di fiducia, AVV_NOTAIO del Foro di SULMONA, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
Ritenuto in fatto
Con la sentenza sopra indicata, la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale territoriale, in data 5.10.2023, appellata da NOME COGNOME, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche equivalenti all’aggravante di cui all’art. 80 DPR 309/90, escluso il primo aumento per la continuazione e con riduzione per il rito dell metà rispetto all’aumento praticato per la contravvenzione di cui all’art. 69 cod. pen., ha rideternninato la pena inflittagli in anni quattro, mesi nove giorni quindici di reclusione ed euro 17.666.00 di multa, confermando nel resto la sentenza impugnata.
1.1. L’imputato era stato chiamato a rispondere dei reati di detenzione di 416,35 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina con l’aggravante della disponibilità di un’arma, della detenzione nonché della ricettazione d una pistola marca Smith & Wesson calibro TARGA_VEICOLO, di provenienza furtiva nonché di sei proiettili calibro TARGA_VEICOLO.
Avverso la sentenza è stato proposto ricorso nell’interesse dell’imputato, articolando quattro motivi di ricorso.
2.1 Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 606 lett. cod. proc. pen. in relazione alla ritenuta utilizzabilità delle dichiarazioni dall’imputato alla polizia giudiziaria in occasione della perquisizione effett presso l’abitazione di INDIRIZZO in Roma e raccolte nel verbale di arresto, laddove si legge che il COGNOME avrebbe ammesso di avere in custodia tanto le armi e la droga. Rileva la difesa come a fronte di t dichiarazioni, compendiate dalla polizia giudiziaria, il COGNOME, dinanzi Tribunale si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre dinanzi alla Corte territoriale ha dichiarato spontaneamente di aver venduto sostanza stupefacente per conto terzi, solo per sopperire alle proprie esigenze economiche.
La difesa richiama giurisprudenza di questa Corte in cui viene affermato il principio della inutilizzabilità – ancorché si proceda con le fo del rito abbreviato – delle dichiarazioni spontanee rese da persona sottoposta alle indagini allorquando non vengano trascritte in un verbale sottoscritto dal dichiarante ma solo riportate in una annotazione di polizi giudiziaria. Quanto alla prova di resistenza, rileva la difesa che senza dichiarazioni riportate nel verbale di arresto, non firmato dall’imputato, n sarebbe stato possibile ritenere che l’arma rinvenuta all’intern
dell’abitazione fosse nella sua disponibilità non essendo possibile desumere da altri elementi che COGNOME abitasse – e da quanto tempo – in quella casa.
2.2. Con il secondo motivo si deducono vizi di motivazione in relazione alla prova dei reati di detenzione di arma e di ricettazione della stess Rileva la difesa che non è stata versata in atti la denuncia di furto dell’ar che si assume detenuta dall’imputato; non è stata svolta alcuna perizia sull’arma o sul munizionamento per saggiarne la funzionalità e ciò, sul presupposto che COGNOME aveva chiesto il giudizio abbreviato secco che, scrive il difensore, è giudizio a prova “contratta”, non “assente”. L’accertamento sulla natura dell’arma e sulla certezza dell’avvenuto trafugamento della stessa potevano o dovevano essere oggetto dei poteri integrativi riconosciuti alla Corte, stante la grave lacuna probatoria.
2.3 Con il terzo motivo si contesta la apoditticità del mancato riconoscimento dell’attenuante speciale di cui all’art. 648 cod. pen. fondat esclusivamente sulla circostanza che si tratta della “detenzione di una pistola” della quale non è provato che provenga da un furto, che sia funzionante e quale sarebbe il suo valore economico.
2.4 Con il quarto motivo di deduce la illogicità della motivazione i merito al giudizio espresso in punto di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche riconosciute solo in termini di equivalenza alla contestata aggravante di cui all’art. 80 comma 1 lett. d) DPR 309/90 piuttosto che di prevalenza alla luce del corretto atteggiamento tenuto in fase di arresto e di processo, della condotta di spontanea colaborazione con le forze dell’ordine e dell’unico precedente risalente al 2012, peralt aspecifico.
La Procura Generale, in persona del sostituto NOME COGNOME, ha concluso per iscritto chiedendo il rigetto del ricorso.
Il difensore che ha chiesto la trattazione orale, all’udienza contestando COGNOME le COGNOME conclusioni COGNOME della COGNOME Procura COGNOME generale, COGNOME ha COGNOME insistito nell’accoglimento dei motivi proposti con il ricorso in esame.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è inammissibile.
Il primo motivo è manifestamente infondato. La Corte territoriale, dopo avere ricostruito la genesi dell’arresto del COGNOME, preceduto dall diretta osservazione della cessione a tale NOME COGNOME di 25 involucri di
sostanza stupefacente del tipo cocaina, con motivazione congrua e logica, ha passato in rassegna l’intero materiale probatorio costituito dal verbale d arresto in flagranza, dai verbali di perquisizione e sequestro, dalla relazion orale degli ufficiali di PG svolta in sede di di convalida dell’arresto, oltr l’accertata disponibilità, in capo al COGNOME, delle chiavi dell’appartame all’interno del quale erano rinvenuti sia lo stupefacente che le armi oltre somma di euro 4.450,00.
Ha messo in evidenza la Corte territoriale la circostanza che all’interno dell’appartamento che veniva aperto con le chiavi nella disponibilità del COGNOME non vi fossero altri individui e che in occasione della perquisizio domiciliare COGNOME consegnava spontaneamente quanto poi veniva sequestrato (droga, la pistola e i proiettili).
2.1. La lettura congiunta delle sentenze di primo e secondo grado, versandosi in ipotesi di doppia conforme dà atto che all’interno dell’abitazione nella disponibilità del COGNOME erano rinvenuti 416 grammi d cocaina dalla quale, secondo la consulenza, erano ricavaili oltre duemila dosi medie nonché hashish per 68 dosi medie.
2.2. La destinazione allo spaccio era desunta non solo dal dato ponderale ma anche dalla presenza in casa di bilancini oltre che, dato con il quale la difesa non si confronta affatto, dalla diretta osservazione del COGNOME mentre cedeva la droga ad un avventore, poco prima del suo arresto.
Come pure il difensore non si confronta con le motivazioni delle due sentenze “conformi” che danno atto della circostanza che, in occasione della perquisizione su strada, in dosso al COGNOME, se pure non veniva trovato altro stupefacente oltre quello ceduto, erano rinvenute le chiavi di quell’appartamento all’interno del quale non vi erano altre persone e che risultava praticamente disabitato dato che i mobili della stanza da letto s presentavano smontati. Il che rende inconferente gli argomenti spesi in merito alla circostanza che non sarebbe emerso da quanto tempo il COGNOME abitasse o, comunque, disponesse di quell’appartamento. D’altra parte, come rilevato dalla stessa Corte territoriale, “è stato lo stesso COGNOME a ammettere che la droga era la sua e che in quel periodo la vendeva per far fronte alle proprie necessità economiche”.
Del pari va respinto il secondo motivo in quanto manifestamente infondato.
Quanto alla provenienza dell’arma e delle munizioni oltre che alla sua funzionalità, la Corte, con argomenti logici non contraddetti dal lamentato mancato espletamento di perizia, dopo aver premesso che si è proceduto con le forme del rito abbreviato e che l’imputato avrebbe potuto chiedere
l’abbreviato condizionato a perizia, ha concluso che “l’arma era recente, non presentava alcun segno di manomissione o inefficienza e il fatto stesso che viaggiasse insieme alle proprie munizioni ne testimonia la funzionalità”.
Alla stessa stregua la Corte di appello di Roma ha ritenuto provato il delitto di ricettazione anche in mancanza, in atti, della denuncia di fur rilevando che l’attestazione della polizia giudiziaria secondo cui si tratt della pistola provento di furto commesso in data 8.4.2016 ai danni di COGNOME NOME è sufficiente ai fini in questione.
La circostanza dedotta dalla difesa, secondo la quale l’imputato, in sede di dichiarazioni spontanee avrebbe ammesso solo la detenzione dello stupefacente, non incide sul percorso argomentativo svolto dalla Corte territoriale in punto di responsabilità per il reato di cui all’art. 648 cod
E’ costante l’insegnamento di questa Corte secondo cui se non si richiede all’imputato di provare la provenienza del possesso delle cose ma solo di fornire un attendibile spiegazione di elementi che potrebbero costituire l’indicazione di un tema di prova per le parti e per il giudice o comunque, possano essere valutati da parte del giudice di merito secondo i comuni principi del libero convincimento (in tal senso, Sez. U, n. 35535 del 12/07/2007, COGNOME, in motivazione, Rv. 236914 – 01; Sez. 2, n. 53017 del 22/11/2016, COGNOME, Rv. 268713 – 01; da ultimo Sez. 2, n. 6682 del 12/01/2023, COGNOME, non massinnata).
Il rigetto del riconoscimento del fatto di particolare tenuità previ dall’attenuante speciale di cui all’art. 648 cod. pen. espresso dalla Cort territoriale sul presupposto che si tratti di una “pistola” è perfettame rispondente ai principi sanciti da questa Corte e richiamati nelle conclusion scritte rassegnate dalla Procura Generale “in tema di ricettazione non è applicabile la circostanza attenante della particolare tenuità del fat quando oggetto del delitto sia un’arma da sparo, anche nell’ipotesi in cui essa si presenti in cattivo stato di manutenzione” (Sez. 2 . 39890 del 23/9/2015, rv. 264500).
5.Quanto al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in termini di prevalenza, piuttosto che di equivalenza rispetto all contestata aggravante di cui all’art. ’80 DPR 309/90, la Corte ha argomentato coerentemente che “bilanciamento non può essere fatto per prevalenza in ragione della complessiva, rilevante gravità della condotta del COGNOME e del suo precedente penale”.
E’ costante l’insegnamento della Suprema Corte in virtù del quale “al fine di ritenere o escludere le circostanze attenuanti generiche il giudice può limitarsi
prendere in esame, tra gli elementi indicati dall’art. 133 cod. pen. quello che ritie prevalente ed atto a determinare o meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche un solo elemento attinente alla personalità del colpevole o all’entità del reato e al modalità di esecuzione di esso può risultare all’uopo sufficiente” (Cass. Sez. 3 n. 1913 del 20.12.2018 Rv. 275509; Cass. Sez. 2 n. 23903 del 15.7.2020 Rv. 279549).
Nel caso in esame, per contro, la Corte – nel riconoscere le circostanze attenuanti generiche – ha positivamente valutato l’atteggiamento tenuto dall’imputato in fase di arresto ivi compresa la condotta di “spontanea collaborazione con le Forze dell’ordine”.
Alla declaratoria di inammissibilità segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., l condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 2000,00 alla Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero (cfr. C. Cost. 186/2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammenda.
Deciso il 6 giugno 2024