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Depistaggio e abusi edilizi: condanne confermate

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di depistaggio e falso ideologico a carico di un funzionario pubblico e di un custode giudiziario. Gli imputati avevano simulato il ripristino di un’area abusiva mediante la costruzione di un manufatto fittizio, volto a trarre in inganno gli inquirenti e ottenere il dissequestro dell’immobile. La Suprema Corte ha ribadito che la condotta di depistaggio è punibile anche se finalizzata a impedire l’avvio di nuove indagini o a influenzare determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale, come la richiesta di archiviazione.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Depistaggio e abusi edilizi: la responsabilità penale

Il reato di depistaggio rappresenta una delle fattispecie più gravi contro l’amministrazione della giustizia, specialmente quando coinvolge la gestione del territorio e la vigilanza urbanistica. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha analizzato un caso complesso in cui la simulazione del ripristino di luoghi abusivi è stata utilizzata per sviare le indagini della Procura.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un sequestro preventivo di un immobile dove erano stati realizzati ampliamenti volumetrici abusivi. Per ottenere il dissequestro e l’archiviazione del procedimento, un funzionario comunale e il custode giudiziario dell’area hanno orchestrato una messa in scena. Invece di procedere al reale riempimento dello scavo abusivo, hanno costruito una parete di chiusura fittizia, riempiendo solo una minima intercapedine con terra per simulare l’avvenuto ripristino durante il sopralluogo di verifica. Tale condotta ha indotto la polizia giudiziaria a redigere verbali falsi, basati sulla percezione di uno stato dei luoghi artificiosamente mutato.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno rigettato i ricorsi degli imputati, confermando le condanne per depistaggio e falso ideologico. La Corte ha chiarito che non rileva la tesi difensiva secondo cui lo sviamento non sarebbe configurabile a procedimento già archiviato o non ancora iniziato. Il fulcro della punibilità risiede nell’idoneità della condotta a inquinare il materiale probatorio o a condizionare le scelte del Pubblico Ministero in ordine all’esercizio dell’azione penale.

Il concorso del privato nel reato proprio

Un punto centrale della sentenza riguarda la responsabilità del privato (il custode/esecutore dei lavori) in concorso con il pubblico ufficiale. Anche se il depistaggio è un reato proprio del pubblico ufficiale, il privato che fornisce un contributo materiale o morale consapevole risponde della medesima fattispecie ai sensi dell’art. 110 c.p., poiché la sua azione è stata determinante per la realizzazione del piano criminoso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura del bene giuridico protetto dall’art. 375 c.p. Il reato di depistaggio non richiede che sia già pendente un processo, essendo sufficiente che l’attività di inquinamento sia rivolta a indagini potenziali o in corso. La Corte ha sottolineato come l’immutazione artificiosa del corpo del reato (lo scavo abusivo) sia finalizzata direttamente a impedire l’accertamento della verità processuale. Inoltre, è stata ribadita la natura fidefacente dei verbali di sopralluogo: tali atti, redatti da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, attestano fatti avvenuti in loro presenza e la loro falsificazione ideologica integra un reato autonomo e gravissimo.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza evidenziano che ogni condotta volta a fornire falsa evidenza dell’attuazione di prescrizioni giudiziarie rientra pienamente nell’alveo del depistaggio. Le implicazioni pratiche sono notevoli: i funzionari pubblici e i tecnici incaricati di verifiche urbanistiche devono operare con estrema trasparenza, poiché ogni tentativo di favorire illecitamente una parte attraverso la manipolazione della realtà fattuale comporta responsabilità penali non soggette a interpretazioni estensive favorevoli. La tutela della funzione giudiziaria prevale su qualsiasi tentativo di sanatoria di fatto degli abusi edilizi.

Quando si configura il reato di depistaggio in ambito edilizio?
Il reato si configura quando un pubblico ufficiale altera lo stato dei luoghi o forma atti falsi per impedire o sviare le indagini relative ad abusi edilizi e paesaggistici.

Un cittadino privato può essere condannato per depistaggio?
Sì, se il privato collabora attivamente con un pubblico ufficiale per sviare le indagini, risponde di concorso nel reato di depistaggio ai sensi del codice penale.

Il depistaggio sussiste anche se le indagini non sono ancora formalmente iniziate?
Sì, la Cassazione ha stabilito che il reato punisce anche le condotte idonee a condizionare indagini future o ancora da iniziarsi, purché idonee a ingannare l’autorità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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