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Denuncia falso smarrimento assegno: è reato di calunnia

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25837/2024, ha confermato la condanna per calunnia nei confronti di un soggetto che aveva presentato una denuncia di falso smarrimento di un assegno. Il titolo era stato in realtà consegnato come pagamento a un professionista. Secondo la Corte, tale denuncia, pur mirando a impedire l’incasso, accusa implicitamente il possessore di reati procedibili d’ufficio come la ricettazione, integrando così il delitto di calunnia.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Denuncia Falso Smarrimento Assegno: Quando Diventa Calunnia

La pratica di denunciare lo smarrimento di un assegno per bloccarne il pagamento è diffusa, ma nasconde insidie legali significative. Molti non sanno che una denuncia di falso smarrimento di un assegno può trasformarsi in un’accusa penale per il grave reato di calunnia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25837/2024) ha ribadito questo principio, chiarendo i contorni della responsabilità penale anche quando l’intento primario è solo quello di evitare un pagamento ritenuto non dovuto.

I Fatti del Caso: L’Assegno “Smarrito” per non Pagare il Professionista

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado per il reato di calunnia. L’imputato aveva presentato una denuncia di smarrimento per un assegno bancario che, in realtà, non era andato perso. Al contrario, lo aveva consegnato a un avvocato come compenso per prestazioni professionali. L’obiettivo della falsa denuncia era chiaro: impedire al professionista di incassare il titolo, contestando la fondatezza della pretesa economica.

La Corte di Appello aveva confermato la condanna, ritenendo che la falsa denuncia avesse innescato il rischio di un procedimento penale a carico del legale, accusato implicitamente di essersi appropriato indebitamente del titolo o di averlo ricevuto illecitamente.

I Motivi del Ricorso e l’analisi della Cassazione sulla denuncia falso smarrimento assegno

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su diverse argomentazioni, tutte respinte dai giudici di legittimità.

La Procedibilità a Querela come Scudo Difensivo

La difesa sosteneva che la calunnia non fosse configurabile. L’accusa implicita, secondo il ricorrente, riguardava al massimo il reato di appropriazione indebita, che è procedibile solo a seguito di una querela della persona offesa. Poiché non era stata sporta alcuna querela, non vi era il presupposto per il reato di calunnia.

La Cassazione ha smontato questa tesi, definendola infondata. I giudici hanno chiarito che una denuncia di smarrimento di un assegno non si limita a suggerire un’appropriazione indebita. Al contrario, essa delinea un quadro in cui il possessore del titolo potrebbe essere indagato per reati ben più gravi e, soprattutto, procedibili d’ufficio, come la ricettazione. Chiunque si presenti in banca con un assegno denunciato come smarrito può essere sospettato di averlo ottenuto illegalmente. Poiché la ricettazione non necessita di querela per essere perseguita, la falsa denuncia è di per sé idonea a dare avvio a un procedimento penale, integrando così pienamente il reato di calunnia.

L’Intento di Bloccare il Pagamento Esclude il Dolo?

Un altro punto sollevato dalla difesa riguardava l’elemento soggettivo del reato. L’imputato affermava di non aver agito con l’intenzione di accusare l’avvocato, ma solo con lo scopo “strumentale” di bloccare l’incasso del titolo. Anche questa giustificazione si è rivelata un’arma a doppio taglio.

La Corte ha osservato che proprio questa ammissione dimostra la piena consapevolezza della falsità della denuncia. L’imputato sapeva perfettamente che l’assegno non era stato smarrito, ma era nelle mani del creditore. La finalità di impedire il pagamento, quindi, non esclude il dolo di calunnia, ma anzi ne conferma la sussistenza, provando la piena coscienza e volontà di utilizzare una falsa accusa per raggiungere i propri scopi.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano su principi giuridici consolidati. In primo luogo, in tema di calunnia indiretta, è irrilevante che alcuni dei reati falsamente attribuiti siano procedibili a querela, se le circostanze rappresentate sono comunque idonee a innescare un’indagine per reati procedibili d’ufficio. La denuncia di smarrimento di un assegno rientra perfettamente in questa casistica, poiché evoca lo spettro della ricettazione.

In secondo luogo, l’elemento soggettivo della calunnia non richiede un’intenzione malevola di danneggiare una persona specifica, ma la semplice consapevolezza di denunciare un fatto non vero che potrebbe portare all’apertura di un procedimento penale contro un innocente. L’obiettivo di bloccare un assegno, perseguito tramite una denuncia mendace, soddisfa pienamente questo requisito.

Infine, la Corte ha respinto anche i motivi relativi alla pena, confermando il diniego della sospensione condizionale a causa di un precedente penale a carico dell’imputato. Un precedente, anche se relativo a un reato estinto, rimane valutabile ai fini della concessione di tale beneficio.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La sentenza ribadisce un monito importante: la denuncia di smarrimento di un assegno non è uno strumento neutro per gestire dispute commerciali o contestare pagamenti. Si tratta di un atto formale rivolto all’autorità pubblica che, se falso, comporta gravi conseguenze penali. Chi sceglie questa strada deve essere consapevole che non sta solo bloccando un titolo, ma sta formulando un’accusa implicita contro chi lo possiede. Se tale accusa è infondata, il rischio di una condanna per calunnia è concreto e molto elevato, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di pena, risarcimento del danno e spese legali.

Denunciare lo smarrimento di un assegno dato in pagamento è reato di calunnia?
Sì. Secondo la sentenza, presentare una falsa denuncia di smarrimento per un assegno che in realtà è stato consegnato come pagamento integra il reato di calunnia, perché si accusa implicitamente il possessore di aver commesso un reato (come la ricettazione) per entrarne in possesso.

Se il reato falsamente attribuito è procedibile solo a querela, e la querela non c’è, si può essere condannati per calunnia?
Sì. È irrilevante che alcuni dei reati presupposti siano procedibili a querela. Se la falsa denuncia è idonea a far avviare un procedimento penale per altri reati perseguibili d’ufficio (come la ricettazione), il delitto di calunnia è configurabile.

L’intenzione di voler solo bloccare un pagamento, e non di accusare qualcuno, esclude il reato di calunnia?
No. La Corte ha chiarito che l’intenzione di impedire l’incasso di un assegno non esclude il dolo di calunnia. Anzi, tale scopo conferma la consapevolezza del denunciante che la sua dichiarazione di smarrimento è falsa e strumentale, integrando così l’elemento soggettivo del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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