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DASPO urbano: quando non si applica la tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino che ha violato il DASPO urbano, negando l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla spregiudicatezza della condotta e sull’elevata intensità del dolo, poiché il soggetto si era recato in un’area vietata senza giustificazioni plausibili.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO urbano: la Cassazione nega la tenuità del fatto

Negli ultimi anni, il DASPO urbano è diventato uno strumento centrale per la gestione della sicurezza nelle città. Tuttavia, la sua violazione può portare a conseguenze penali severe, specialmente quando il comportamento del trasgressore non permette di invocare la particolare tenuità del fatto prevista dall’articolo 131-bis del codice penale.

Analisi dei fatti

Il caso riguarda un cittadino che è stato condannato in entrambi i gradi di merito per aver violato il divieto di accedere e stazionare presso una nota piazza cittadina. Tale divieto, della durata di dodici mesi, era stato imposto come misura di sicurezza urbana. Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello dolendosi della mancata applicazione dell’esimente della particolare tenuità del fatto, sostenendo che la sua condotta non presentasse un’offensività tale da giustificare la punizione.

Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni del ricorrente erano generiche e non tenevano conto della corretta interpretazione della giurisprudenza di legittimità. La decisione impugnata è stata ritenuta coerente con i principi stabiliti dalle Sezioni Unite, secondo cui il diniego della causa di non punibilità può essere motivato anche implicitamente qualora la condotta sia qualificata in termini tali da escludere che il fatto sia particolarmente tenue.

le motivazioni

La Corte ha basato il rigetto sulla valutazione della condotta dell’agente, ritenuta non minimamente offensiva. La spregiudicatezza mostrata nel portarsi in un luogo esplicitamente vietato (off limits), senza alcuna ragione plausibile, dimostra un’elevata intensità del dolo. I giudici di merito hanno correttamente utilizzato i parametri dell’art. 133 del codice penale, valutando le modalità della condotta e il grado di colpevolezza. Il fatto di aver ignorato deliberatamente un divieto imposto dall’autorità per la tutela pubblica rende il comportamento incompatibile con il concetto di tenuità.

le conclusioni

La sentenza ribadisce che il beneficio dell’articolo 131-bis non è automatico. Esso richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità del caso concreto. Chi viola un DASPO urbano agendo con deliberata sfida alle istituzioni rischia non solo la condanna, ma anche il pagamento di sanzioni pecuniarie aggiuntive in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso pretestuoso o inammissibile. La pronuncia conferma dunque il rigore necessario per garantire l’efficacia delle misure di sicurezza urbana.

Cosa succede in caso di violazione del DASPO urbano?
La violazione comporta un procedimento penale che può sfociare in una condanna e nell’obbligo di rifondere le spese processuali se il ricorso viene rigettato.

Si può chiedere l’esclusione della punibilità per tenuità del fatto per il DASPO?
Sì, ma il giudice può negarla se ritiene che la condotta sia stata spregiudicata o se il dolo dimostrato dal soggetto sia di elevata intensità.

Quali criteri usa il giudice per valutare la tenuità del fatto?
Vengono analizzati le modalità della condotta, il grado di colpevolezza e l’entità del pericolo creato, seguendo i parametri indicati dall’articolo 133 del codice penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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