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DASPO urbano: la Cassazione conferma la condanna

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per la violazione del DASPO urbano. L’imputata era stata sorpresa in stato di alterazione alcolica presso un locale pubblico nonostante il divieto imposto dal Questore. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza di merito, sottolineando che il ricorso si limitava a contestare accertamenti di fatto già logicamente motivati dai giudici precedenti, ribadendo la responsabilità penale per l’inosservanza del provvedimento amministrativo.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO urbano: la Cassazione conferma la condanna penale

Il DASPO urbano rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela della sicurezza nelle città, ma la sua inosservanza comporta conseguenze penali severe. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il caso di una cittadina condannata per aver violato il divieto di accesso a esercizi pubblici, ribadendo che la condotta di stazionamento in aree vietate integra pienamente il reato previsto dalla normativa vigente.

I fatti e il contesto della violazione

La vicenda trae origine da un controllo effettuato dalle forze dell’ordine in una nota piazza cittadina. L’imputata, nonostante fosse destinataria di un provvedimento di DASPO urbano emesso dal Questore che le vietava l’accesso ai locali di somministrazione di bevande alcoliche nell’intera provincia, è stata sorpresa davanti a un bar. La situazione è degenerata a causa dello stato di alterazione alcolica della donna, la quale ha assunto comportamenti aggressivi, culminati in un inseguimento tra i tavoli e nel lancio di un bicchiere di vetro.

In primo e secondo grado, la ricorrente era stata condannata alla pena di cinque mesi di reclusione. Il ricorso presentato davanti alla Suprema Corte si basava su presunti vizi di motivazione e violazioni di legge, contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non è possibile richiedere in sede di Cassazione una nuova valutazione delle prove o una diversa lettura dei fatti. Il compito della Suprema Corte è infatti limitato alla verifica della logicità della motivazione e del rispetto delle norme di legge, senza poter scendere nel merito delle emergenze istruttorie già ampiamente vagliate.

Nel caso di specie, la presenza dell’imputata davanti al locale era di per sé sufficiente a configurare il reato, indipendentemente dagli atti aggressivi successivi, poiché il DASPO urbano imponeva un divieto assoluto di stazionamento e accesso.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza risiedono nella natura stessa del ricorso per cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito. La Corte territoriale aveva fornito una spiegazione congrua e logica, basata sulle testimonianze dirette dei Carabinieri. Poiché il ricorso riproponeva le medesime censure già respinte in appello, senza evidenziare reali errori di diritto, è stato ritenuto privo di fondamento. Inoltre, non è stata ravvisata l’assenza di colpa nella presentazione di un ricorso così manifestamente infondato, portando alla condanna al pagamento della sanzione pecuniaria.

Le conclusioni

Le conclusioni di questo provvedimento sottolineano il rigore con cui la giustizia tratta la violazione delle misure di prevenzione amministrativa. L’inosservanza del DASPO urbano non è una semplice irregolarità, ma un reato che conduce alla reclusione e a pesanti sanzioni pecuniarie. La decisione conferma che, una volta accertata la presenza del soggetto in violazione del divieto, la responsabilità penale è difficilmente contestabile se la motivazione dei giudici di merito appare solida e coerente con le prove raccolte.

Cosa rischia chi viola un provvedimento di DASPO urbano?
La violazione comporta una condanna penale che può includere la reclusione, come confermato dalla Cassazione nel caso di inosservanza dei divieti imposti dal Questore.

La Cassazione può riesaminare le prove di un processo?
No, la Corte di legittimità verifica solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter rivalutare i fatti già accertati.

Quali sono le spese in caso di ricorso inammissibile?
Oltre alle spese processuali, il ricorrente è tenuto al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, solitamente quantificata tra mille e tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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