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DASPO recidiva: legittima la convalida del G.i.p.

Un tifoso, già destinatario di due precedenti provvedimenti, impugna la convalida di un nuovo DASPO, lamentando la violazione del diritto di difesa e il difetto di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che i termini per la difesa erano stati rispettati e che la motivazione del giudice può essere anche implicita, purché desumibile dal complesso del provvedimento. La Corte sottolinea come, in caso di DASPO recidiva, la legge imponga sanzioni più severe, giustificando la durata della misura applicata.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO recidiva: La Cassazione convalida la misura e chiarisce i termini per la difesa

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28726/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema delicato come il DASPO recidiva, confermando la legittimità di un provvedimento di convalida emesso da un G.i.p. e chiarendo importanti aspetti procedurali legati al diritto di difesa. La decisione sottolinea come la condizione di recidiva influenzi pesantemente la valutazione della pericolosità del soggetto e la congruità della misura applicata, giustificando un inasprimento delle sanzioni.

I Fatti del Caso: Il Terzo DASPO per un Tifoso

Il caso riguarda un tifoso, già destinatario in passato di due distinti provvedimenti di DASPO, colpito da una nuova misura emessa dal Questore. Il provvedimento gli vietava l’accesso a manifestazioni sportive per sei anni e gli imponeva l’obbligo di presentarsi in Questura per cinque anni, in occasione degli incontri di calcio della sua squadra.

L’episodio scatenante si era verificato al termine di una trasferta. Il soggetto, insieme a un nutrito gruppo di circa cinquanta-sessanta tifosi, era sceso dai mezzi di trasporto e, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine basata su immagini di videosorveglianza, si muoveva con “chiaro intento di cercare lo scontro con i residenti”. In particolare, l’uomo era stato ripreso mentre camminava con una bottiglia di vetro in mano, tentando di occultarla al passaggio della Polizia.

I Motivi del Ricorso: Difesa Violata e Motivazione Assente?

L’interessato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del G.i.p. che convalidava la misura, sollevando due questioni principali:

1. Violazione del diritto di difesa: La difesa sosteneva che il G.i.p. avesse emesso l’ordinanza di convalida senza aver esaminato la memoria difensiva, depositata via PEC entro il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento del Questore.
2. Difetto di motivazione: Il ricorrente lamentava che il G.i.p. si fosse limitato a riprendere le argomentazioni del Questore, senza una valutazione autonoma sui presupposti di legge (necessità, urgenza, pericolosità) e senza confutare le tesi difensive, secondo cui il comportamento non era ostile e la bottiglia era solo per dissetarsi.

La Decisione della Cassazione sul DASPO recidiva

La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi manifestamente infondati e fornendo chiarimenti cruciali sulla procedura e sulla valutazione di merito in casi di DASPO recidiva.

Analisi della Procedura di Convalida

Sul primo punto, la Corte ha ricostruito la cronologia degli eventi, stabilendo che non vi è stata alcuna violazione del diritto di difesa. La notifica del provvedimento era avvenuta il 21 marzo, la memoria difensiva era stata depositata il 22 marzo alle 20:53, e l’ordinanza di convalida, sebbene datata 22 marzo, era stata depositata in cancelleria il 23 marzo. Pertanto, la decisione del G.i.p. è intervenuta dopo la scadenza del termine a disposizione della difesa.

Inoltre, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: l’obbligo di motivazione del giudice in merito alle deduzioni difensive è assolto anche quando dal tenore complessivo del provvedimento si desume un’implicita valutazione di infondatezza delle stesse. Il semplice fatto che il giudice non abbia citato la data di deposito della memoria non ne implica il mancato esame.

La Valutazione dei Presupposti del DASPO recidiva

Riguardo al difetto di motivazione, la Corte ha ritenuto che l’ordinanza del G.i.p. fosse adeguatamente motivata. Il giudice aveva dato atto dell’identificazione certa del soggetto (tramite video e biglietto nominativo) e aveva descritto una condotta oggettivamente pericolosa, inserita in un contesto di potenziale turbativa dell’ordine pubblico.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Corte si fonda su due pilastri. Il primo è il rispetto formale e sostanziale delle garanzie difensive nel procedimento di convalida, che la Corte ritiene essere stato assicurato. Il cosiddetto “contraddittorio cartolare” è stato garantito, e la valutazione del giudice, seppur sintetica, è stata considerata sufficiente.

Il secondo e più importante pilastro è la valorizzazione della condizione di DASPO recidiva del soggetto. La sentenza evidenzia come i precedenti specifici del ricorrente non solo dimostrino una concreta e attuale pericolosità sociale, ma attivino anche un regime sanzionatorio più severo previsto dalla legge (art. 6, comma 5, L. 401/1989). Questa norma impone, per i soggetti recidivi, una durata del divieto e della prescrizione non inferiore a cinque anni e non superiore a dieci. La misura applicata (sei anni di divieto e cinque di obbligo di firma), essendo nel minimo previsto per i recidivi, è stata quindi giudicata pienamente congrua e legittima. La Corte ha definito l’opzione legislativa di inasprire le misure per i recidivi come “non irragionevole”, in quanto basata su specifiche ragioni di prevenzione speciale verso soggetti che hanno già dimostrato comportamenti violenti o pericolosi.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce la severità dell’ordinamento nei confronti della violenza negli stadi e conferma la validità degli strumenti di prevenzione come il DASPO, specialmente quando applicato a soggetti recidivi. Per la difesa, insegna che la semplice presentazione di una memoria non è sufficiente se non riesce a smontare il quadro indiziario presentato dall’autorità. Per l’autorità giudiziaria, conferma che una motivazione logicamente coerente, anche se non analitica su ogni singolo punto della difesa, può essere sufficiente a reggere la convalida di un provvedimento così incisivo sulla libertà personale, soprattutto quando la pericolosità del soggetto è aggravata da precedenti specifici.

Quando deve essere esaminata la memoria difensiva nel procedimento di convalida del DASPO?
La memoria difensiva può essere depositata entro il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento del Questore. Il giudice della convalida deve decidere dopo la scadenza di tale termine, assicurando così che l’interessato abbia avuto la possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa.

È sufficiente una motivazione implicita del giudice per rigettare le argomentazioni della difesa?
Sì. Secondo la giurisprudenza consolidata richiamata dalla sentenza, l’obbligo del giudice di motivare in ordine alle memorie difensive si intende assolto anche quando dal tenore complessivo del provvedimento risulta l’avvenuto esame e si può desumere l’implicita esclusione della loro fondatezza.

Cosa comporta la condizione di “recidiva” nell’applicazione di un nuovo DASPO?
Per una persona già destinataria in passato di un DASPO (definita “recidiva”), la legge impone l’applicazione di misure più severe. La durata del nuovo divieto di accesso e della prescrizione dell’obbligo di comparizione non può essere inferiore a cinque anni e superiore a dieci, riflettendo una maggiore pericolosità sociale attribuita al soggetto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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