LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

DASPO per recidivi: 5 anni automatici e obbligatori

Un tifoso, già soggetto a un precedente divieto, organizza una protesta durante una partita, portando un gruppo di persone sul tetto di un edificio privato per assistere all’evento. La Corte di Cassazione ha confermato il nuovo DASPO di cinque anni con obbligo di firma, chiarendo che per i soggetti recidivi la legge impone automaticamente questa durata minima. La sentenza sottolinea come, in caso di DASPO per recidivi, non sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità del soggetto per applicare la sanzione aggravata.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO per recidivi: La Cassazione chiarisce l’automatismo dei 5 anni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42473 del 2024, ha affrontato un caso emblematico in materia di DASPO per recidivi, stabilendo principi chiari sull’automatismo della durata della misura per chi ha già violato le norme sulla sicurezza negli stadi. La pronuncia conferma che, in caso di precedente provvedimento, la legge impone l’obbligo di presentazione per una durata minima di cinque anni, senza che sia necessaria una nuova valutazione discrezionale della pericolosità del soggetto. Questa decisione rafforza gli strumenti a disposizione delle autorità per contrastare la violenza e i disordini legati agli eventi sportivi.

I Fatti: La Protesta sul Tetto dello Stadio

I fatti risalgono a una partita di calcio del campionato di Serie D. Un tifoso, in segno di protesta contro il divieto imposto dalla Polizia di introdurre un tamburo e un megafono, ha invitato altri sostenitori a uscire dallo stadio. Successivamente, insieme a un gruppo di circa trenta persone, ha raggiunto il tetto di una palazzina privata adiacente all’impianto sportivo, dopo aver ottenuto un’autorizzazione dal figlio del gestore della palestra sita nell’edificio. Da questa posizione, il gruppo ha assistito all’incontro, intonando cori oltraggiosi verso le forze dell’ordine. Alcuni tifosi si sono anche sistemati direttamente sulle tegole, creando una situazione di potenziale pericolo.

A seguito di questi eventi, il Questore ha emesso un provvedimento di DASPO della durata di cinque anni, con l’ulteriore prescrizione dell’obbligo di presentazione (o obbligo di firma) presso il commissariato di Polizia in occasione degli incontri della squadra. Tale provvedimento è stato convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), e contro questa decisione il tifoso ha proposto ricorso in Cassazione.

L’Analisi della Cassazione sui Motivi di Ricorso

La difesa del ricorrente si basava su quattro motivi principali, tutti respinti dalla Suprema Corte.

La questione del termine di difesa di 48 ore

Il primo motivo lamentava la violazione del termine di 48 ore per predisporre una memoria difensiva, poiché il giorno successivo alla notifica era festivo. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i giorni festivi non prorogano tale termine. L’interessato avrebbe potuto richiedere copia degli atti direttamente alla Questura, che ne detiene copia, o rivolgersi al presidio per gli atti urgenti del Tribunale.

L’estensione del divieto alle amichevoli

Il ricorrente sosteneva che l’obbligo di firma anche per le partite amichevoli, spesso non pubblicizzate, costituisse un divieto indeterminato. La Cassazione ha ritenuto il motivo infondato, rilevando che il provvedimento del Questore si riferiva esplicitamente solo a tornei ufficiali nazionali e internazionali (Campionato, Coppe, etc.), senza menzionare gli incontri amichevoli.

Il vizio di motivazione e la pericolosità sociale

La difesa contestava la motivazione dell’ordinanza, sostenendo l’assenza di atti di violenza o aggressività. La Corte ha invece ritenuto che la condotta del tifoso, pur senza violenza fisica, avesse creato una “concreta turbativa per l’ordine pubblico e la sicurezza”. L’aver indotto altri tifosi a uscire dallo stadio e a salire su un tetto privato ha generato una situazione di tensione e pericolo, sintomatica di una “personalità trasgressiva ed incline alla violenza”. L’archiviazione del procedimento penale per gli stessi fatti è stata considerata irrilevante, poiché il DASPO è una misura di prevenzione basata sulla pericolosità sociale, che prescinde dalla rilevanza penale della condotta.

La durata della misura nel caso di DASPO per recidivi

Il punto cruciale della sentenza riguarda l’ultimo motivo di ricorso, relativo alla durata del provvedimento. Il ricorrente, avendo già ricevuto un DASPO nel 2015, era considerato recidivo. La Corte ha aderito all’orientamento giurisprudenziale più rigoroso, secondo cui la legge, nei confronti dei DASPO per recidivi, prevede un automatismo. La normativa impone l’adozione dell’obbligo di presentazione per una durata non inferiore a cinque anni, senza che il giudice debba procedere a una nuova e autonoma valutazione della pericolosità attuale e concreta del soggetto. La recidiva, in sé, fa scattare l’applicazione della misura nella sua forma più severa.

le motivazioni

La Corte di Cassazione fonda la propria decisione su una lettura rigorosa dell’art. 6 della legge 401/1989. In particolare, il comma 5 della norma stabilisce che per i soggetti già destinatari di un DASPO, la durata del nuovo divieto con obbligo di presentazione non può essere inferiore a cinque anni. Secondo i giudici, questa disposizione introduce una presunzione di pericolosità per i recidivi, che giustifica l’applicazione automatica della sanzione aggravata. L’obiettivo del legislatore è quello di sanzionare più duramente chi, nonostante un primo avvertimento, persiste in condotte pericolose per l’ordine pubblico. Di conseguenza, il GIP e il Questore non hanno la discrezionalità di applicare una misura più lieve, ma sono vincolati dal dettato normativo che impone la durata minima di cinque anni. Questo automatismo serve a garantire un’applicazione uniforme e certa della legge, rafforzando l’efficacia deterrente della misura.

le conclusioni

La sentenza rappresenta un importante punto fermo per la gestione dei DASPO per recidivi. Le conclusioni che se ne possono trarre sono chiare: la recidiva in materia di violenza sportiva è trattata dal legislatore con estrema severità. Chi riceve un secondo DASPO si vedrà automaticamente applicare l’obbligo di presentazione per almeno cinque anni. Questa pronuncia chiarisce che la pericolosità del soggetto è presunta dalla legge stessa e non necessita di un’ulteriore prova in giudizio. Per i tifosi, ciò significa che la tolleranza verso comportamenti scorretti, soprattutto se ripetuti, è pari a zero. Per le autorità, invece, la sentenza conferma la legittimità e la doverosità di un approccio rigoroso nella prevenzione dei disordini legati agli eventi sportivi.

Un giorno festivo all’interno del termine di 48 ore per la difesa sospende o proroga tale termine?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di giorni festivi non proroga il termine. L’interessato può ovviare alla chiusura degli uffici giudiziari richiedendo gli atti direttamente alla Questura, dove ne esiste copia.

Per un soggetto che ha già ricevuto un DASPO in passato, la durata di un nuovo provvedimento è discrezionale?
No. Per i DASPO per recidivi, la legge prevede un automatismo. L’obbligo di presentazione deve essere applicato per una durata non inferiore a cinque anni, senza necessità di una nuova e autonoma valutazione della pericolosità attuale del soggetto da parte del giudice.

L’archiviazione del procedimento penale per gli stessi fatti influisce sulla validità del DASPO?
No, l’archiviazione penale, specialmente se motivata dalla “irrilevanza penale delle condotte”, non incide sulla validità del DASPO. Quest’ultimo è una misura di prevenzione basata sulla pericolosità sociale e sull’ordine pubblico, che può essere giustificata anche da comportamenti che non costituiscono reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati