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DASPO e obbligo di firma: la Cassazione conferma

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO con obbligo di firma per la durata di cinque anni, rigettando il ricorso di un tifoso. Il ricorrente contestava la mancata comunicazione di avvio del procedimento e la presunta mancanza di urgenza. La Corte ha stabilito che la natura cautelare del DASPO esclude l’obbligo di avviso preventivo e che la pericolosità sociale, aggravata da precedenti specifici, giustifica la durata massima della misura.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO e obbligo di firma: la guida alla recente sentenza di Cassazione

Il provvedimento di DASPO rappresenta uno degli strumenti più incisivi per la tutela dell’ordine pubblico durante gli eventi sportivi. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di tale misura, affrontando temi cruciali come l’urgenza del provvedimento e il diritto di difesa del destinatario.

I fatti alla base della controversia

La vicenda trae origine da un provvedimento emesso dal Questore, con il quale veniva imposto a un cittadino il divieto di accesso agli impianti sportivi per la durata di dieci anni. Contestualmente, veniva prescritto l’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia durante gli incontri della squadra locale per cinque anni. Il Giudice per le indagini preliminari aveva convalidato tale provvedimento, ritenendo sussistenti i presupposti di pericolosità sociale. Il destinatario ha quindi proposto ricorso, lamentando la violazione delle garanzie difensive e l’assenza di urgenza, dato il tempo trascorso dai fatti contestati.

La decisione della Corte di Cassazione sul DASPO

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente l’ordinanza di convalida. I giudici hanno rilevato come le doglianze del ricorrente fossero generiche e non si confrontassero adeguatamente con le motivazioni espresse dal GIP. In particolare, è stata ribadita la natura autonoma della misura di prevenzione rispetto a eventuali procedimenti penali in corso per i medesimi fatti.

L’urgenza nel provvedimento di DASPO

Uno dei punti cardine della sentenza riguarda l’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo. Secondo la difesa, la mancanza di tale avviso avrebbe reso nullo il provvedimento. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che il DASPO è caratterizzato da una necessità intrinseca di celerità. La deroga all’obbligo di avviso è giustificata dalla finalità cautelare della misura, volta a prevenire condotte violente in occasione di future manifestazioni sportive già calendarizzate.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sulla natura speciale della normativa in materia di DASPO. L’articolo 6 della Legge 401/1989 configura un sistema di prevenzione che non richiede la previa comunicazione all’interessato quando sussistono ragioni di urgenza oggettive, come la vicinanza di nuovi eventi sportivi a rischio. Inoltre, la durata decennale del divieto e quella quinquennale dell’obbligo di firma sono state ritenute congrue e conformi alla legge, considerando che il soggetto era già stato destinatario di precedenti provvedimenti analoghi. La recidiva specifica aggrava infatti il giudizio di pericolosità sociale, rendendo necessaria una risposta dell’ordinamento più severa e prolungata nel tempo.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma la legittimità delle procedure accelerate per l’irrogazione delle misure di prevenzione sportiva. Il diritto di difesa, pur fondamentale, trova un limite nelle esigenze di tutela della sicurezza pubblica, che permettono all’autorità di agire tempestivamente senza i rallentamenti tipici del procedimento amministrativo ordinario. Per i destinatari di tali misure, resta fondamentale la verifica puntuale dei presupposti di fatto e della correttezza della motivazione espressa dall’autorità di pubblica sicurezza, poiché solo una critica specifica e documentata può condurre a un esito favorevole in sede di impugnazione.

È necessario l’avviso di avvio del procedimento per un DASPO?
No, la giurisprudenza stabilisce che le esigenze di urgenza e la natura cautelare della misura escludono l’obbligo di comunicazione preventiva previsto dalla legge sul procedimento amministrativo.

Il DASPO può sovrapporsi a una misura cautelare penale?
Sì, le due misure hanno finalità diverse; quella di prevenzione mira a tutelare l’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive, indipendentemente dall’esito del processo penale.

Come viene determinata la durata dell’obbligo di firma?
La durata è stabilita dalla legge; in caso di soggetti già destinatari di precedenti provvedimenti analoghi, la normativa prevede termini più severi, partendo da un minimo di cinque anni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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