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DASPO e cori razzisti: la Cassazione conferma il rigore

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma emesso contro un tifoso per cori razzisti. Il ricorrente contestava la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva e l’incompatibilità della misura con la propria attività lavorativa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale può essere desunta dalla condotta di gruppo e dai precedenti penali, anche non sportivi. Inoltre, l’urgenza del provvedimento è legata alla prossimità di futuri eventi sportivi e non richiede la prova di reati già accertati, rendendo il DASPO autonomo rispetto all’esito del processo penale.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO e cori razzisti: la guida alla decisione della Cassazione

Il contrasto alla discriminazione negli stadi riceve una nuova conferma di rigore dalla giurisprudenza di legittimità. La Corte di Cassazione ha recentemente analizzato il caso di un tifoso colpito da un provvedimento di DASPO con obbligo di firma a seguito di insulti razzisti rivolti a un calciatore durante una partita di coppa nazionale. La decisione chiarisce i presupposti fondamentali per l’applicazione delle misure di prevenzione e il loro rapporto con il procedimento penale.

I fatti e il ricorso del tifoso

La vicenda trae origine da un provvedimento del Questore che imponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia per la durata di cinque anni. Il tifoso, identificato tramite riprese video, era accusato di aver partecipato a cori discriminatori. Nel ricorso per Cassazione, la difesa sosteneva la genericità dell’ordinanza di convalida, lamentando un’errata identificazione e l’assenza di una partecipazione attiva ai cori. Veniva inoltre evidenziata l’incompatibilità dell’obbligo di firma con l’attività lavorativa del soggetto, titolare di un esercizio commerciale.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile e infondato. La Corte ha ribadito che il controllo del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) sulla convalida del DASPO deve verificare la sussistenza di quattro requisiti: necessità e urgenza, pericolosità concreta, attribuibilità della condotta e congruità della durata. Nel caso di specie, l’identificazione operata dalla polizia giudiziaria è stata ritenuta solida e non smentibile da una semplice lettura alternativa delle immagini proposta dalla difesa.

Il concetto di urgenza e pericolosità

Un punto centrale della sentenza riguarda la definizione di urgenza. Questa non deve essere riferita alla gravità dei fatti passati, bensì alla prossimità temporale di nuove competizioni sportive che rendono necessario un intervento preventivo immediato. Per quanto riguarda la pericolosità sociale, la Corte ha precisato che essa può essere desunta sia dalle modalità della condotta (partecipazione unitaria a un gruppo ostile) sia dalla personalità del soggetto, inclusi precedenti penali per reati comuni o precedenti provvedimenti di prevenzione sportiva.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura amministrativa e preventiva del DASPO. La Corte chiarisce che l’obbligo di firma non ha una funzione punitiva ma di controllo, finalizzata a impedire che il soggetto possa fisicamente avvicinarsi ai luoghi degli eventi sportivi. La documentazione lavorativa prodotta dal ricorrente è stata giudicata insufficiente poiché non specificava orari e modalità tali da rendere oggettivamente impossibile l’adempimento della misura. Inoltre, viene sottolineato che il vizio di travisamento della prova può essere invocato solo se l’errore del giudice è tale da scardinare l’intero ragionamento probatorio, circostanza non verificatasi nel caso in esame.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione confermano l’autonomia del DASPO rispetto all’esito del processo penale. Anche in caso di richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto o proscioglimento per prescrizione, la misura di prevenzione resta valida. Solo un proscioglimento con formula piena (perché il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso) può determinare la decadenza automatica del provvedimento. La sentenza ribadisce quindi che la tutela dell’ordine pubblico e il contrasto al razzismo prevalgono sulle esigenze lavorative non adeguatamente documentate del singolo.

Il proscioglimento in sede penale annulla sempre il DASPO?
No, il provvedimento amministrativo decade solo se il giudice penale accerta che il fatto non sussiste o che l’interessato non lo ha commesso. Altre formule di proscioglimento non eliminano la valutazione di pericolosità sociale.

Come si dimostra l’incompatibilità tra lavoro e obbligo di firma?
Non è sufficiente presentare una busta paga o una visura camerale. Bisogna provare nel dettaglio orari, giorni e luogo di svolgimento della prestazione per dimostrare l’impossibilità oggettiva di recarsi in Questura.

Cosa si intende per urgenza nel provvedimento del Questore?
L’urgenza è legata alla necessità di prevenire nuovi disordini in vista della vicinanza temporale di future manifestazioni sportive, rendendo indispensabile limitare subito la libertà di movimento del soggetto pericoloso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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