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DASPO: durata obbligo firma e criteri di convalida

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino colpito da un provvedimento di DASPO della durata di sette anni, con annesso obbligo di firma. Il nodo centrale della controversia riguardava l’omessa indicazione della durata specifica dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria sia nel decreto del Questore che nell’ordinanza di convalida del GIP. La Suprema Corte ha stabilito che la durata dell’obbligo di firma non può essere presunta uguale a quella del divieto di accesso. In assenza di una determinazione esplicita, la misura deve essere ridotta al minimo edittale previsto dalla legge, ovvero cinque anni.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO e obbligo di firma: la Cassazione sulla durata della misura

Il provvedimento di DASPO rappresenta uno degli strumenti più incisivi per la tutela dell’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive. Tuttavia, la sua applicazione deve rispettare rigorosi criteri di precisione, specialmente quando incide sulla libertà personale attraverso l’obbligo di firma. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del potere di convalida del giudice in relazione alla durata di tali prescrizioni.

I fatti e l’oggetto del contendere

Un cittadino riceveva un provvedimento questorile che disponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per sette anni, imponendo contestualmente l’obbligo di comparizione presso gli uffici di Polizia Giudiziaria durante lo svolgimento delle partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava tale provvedimento, ma senza specificare autonomamente la durata dell’obbligo di firma, limitandosi a un rinvio generico all’atto del Questore. Il ricorrente contestava tale omissione, oltre a una presunta violazione del diritto di difesa legata ai tempi ristretti della convalida.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, concentrandosi sulla mancata determinazione temporale della misura restrittiva. I giudici hanno ribadito che l’obbligo di presentazione alla P.G. è una misura che limita la libertà personale e, come tale, richiede una specifica indicazione della sua durata. Non è possibile ritenere che tale durata coincida automaticamente con quella della sanzione amministrativa del divieto di accesso, poiché le due misure hanno natura e presupposti differenti.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio di legalità e tassatività delle sanzioni. La Corte ha osservato che né il provvedimento del Questore né l’ordinanza di convalida del GIP contenevano una specifica indicazione degli anni relativi all’obbligo di firma. In tema di reati commessi in occasione di manifestazioni sportive, l’omessa indicazione della durata dell’obbligo di presentazione non consente di ritenere tale periodo coincidente con quello del divieto di accesso. Poiché la legge prevede un range temporale specifico per i casi di recidiva o gravità, in assenza di una scelta motivata dall’autorità, deve essere applicato il trattamento meno afflittivo per il soggetto. Pertanto, la Cassazione ha rideterminato la durata dell’obbligo di firma in cinque anni, ovvero il minimo previsto dalla normativa vigente per la fattispecie in esame. Riguardo al diritto di difesa, la Corte ha invece rigettato le doglianze, rilevando che il termine di 48 ore dalla notifica era stato pienamente rispettato dal giudice della convalida.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte evidenziano la necessità di una distinzione netta tra le diverse componenti del DASPO. L’annullamento senza rinvio limitatamente alla durata dell’obbligo di firma sottolinea che ogni restrizione della libertà deve essere certa e determinata nel tempo. Per i cittadini e gli operatori del diritto, questa sentenza conferma che i provvedimenti di prevenzione non possono essere generici o basati su automatismi non previsti dalla legge. La corretta notifica e la precisione dei termini temporali restano pilastri fondamentali per la validità delle misure di pubblica sicurezza, garantendo che l’esigenza di ordine pubblico non travalichi i diritti costituzionali del singolo.

Cosa succede se la durata dell’obbligo di firma non è indicata nel provvedimento?
Se il provvedimento non specifica la durata dell’obbligo di presentazione alla polizia, la Corte di Cassazione stabilisce che debba essere applicato il minimo legale previsto dalla normativa.

La durata dell’obbligo di firma coincide con quella del divieto di accesso allo stadio?
No, le due misure sono distinte e la durata dell’obbligo di firma non può essere considerata automaticamente uguale a quella del divieto di accesso se non espressamente indicato.

Qual è il termine minimo per l’obbligo di firma in caso di DASPO?
Secondo la normativa analizzata dalla sentenza, il termine minimo applicabile in caso di mancata specifica nel provvedimento di convalida è di cinque anni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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