Danno di Speciale Tenuità: Non Conta Solo il Valore della Refurtiva
L’applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità è uno degli argomenti più dibattuti nelle aule di giustizia, specialmente in relazione ai reati contro il patrimonio come il furto. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 26360/2024) fornisce un chiarimento fondamentale: per valutare la ‘speciale tenuità’, il giudice deve considerare non solo il valore intrinseco del bene sottratto, ma l’intero pregiudizio economico subito dalla vittima, inclusi i danni consequenziali.
Il Caso: Furto Aggravato e la Richiesta di Attenuante
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado per furto aggravato in concorso. L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso per cassazione basandosi su un unico motivo: il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, prevista dall’articolo 62, n. 4, del Codice Penale.
La difesa sosteneva che il danno economico causato fosse, in realtà, molto limitato. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva rigettato tale richiesta, una decisione ora confermata in via definitiva dalla Cassazione.
La Valutazione del Danno di Speciale Tenuità secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo generico e manifestamente infondato. La decisione si fonda su un principio giuridico consolidato (ius receptum): la concessione dell’attenuante in questione presuppone che il pregiudizio sia ‘lievissimo’, ovvero di valore economico ‘pressoché irrisorio’.
Il punto cruciale, evidenziato dai giudici di legittimità, è il metodo di valutazione di tale danno. Esso non deve limitarsi al valore della ‘res’, cioè della cosa sottratta, ma deve estendersi a tutti gli ‘ulteriori effetti pregiudizievoli’ che la persona offesa ha subito a causa del reato.
Le motivazioni
Nel caso specifico, la Corte territoriale aveva correttamente evidenziato che, oltre ai danni materiali causati alle serrature e alle scrivanie durante l’effrazione, era stato perpetrato un danno ulteriore e significativo: la sottrazione delle chiavi di ben 12 veicoli aziendali. Questo ‘danno indiretto’, secondo la giurisprudenza costante, deve essere valutato al momento della consumazione del reato e contribuisce a definire l’entità complessiva del pregiudizio.
La Cassazione ha sottolineato che ignorare questi elementi accessori significherebbe avere una visione parziale e scorretta della reale portata lesiva del reato. Inoltre, viene ribadito un altro principio importante: la capacità economica della persona offesa di sopportare il danno è del tutto irrilevante ai fini della valutazione. L’analisi deve essere oggettiva e focalizzata sull’entità del danno in sé.
Le conclusioni
Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione rafforza un’interpretazione rigorosa dell’attenuante del danno di speciale tenuità. La decisione finale di inammissibilità del ricorso, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, serve da monito: per ottenere una riduzione di pena basata sulla lieve entità del danno, è necessario che l’impatto economico complessivo sull’offeso sia realmente minimo e trascurabile. La valutazione deve essere onnicomprensiva, tenendo conto di ogni singola conseguenza patrimoniale, diretta o indiretta, derivante dall’azione criminosa.
Come si valuta il danno per concedere l’attenuante della speciale tenuità?
La valutazione del danno non deve limitarsi al valore della cosa sottratta, ma deve comprendere tutti gli ulteriori effetti pregiudizievoli subiti dalla vittima in conseguenza del reato. Nel caso di specie, ad esempio, sono stati considerati anche i danni alle serrature e il danno derivante dalla sottrazione delle chiavi di 12 veicoli aziendali.
La capacità economica della vittima incide sulla valutazione del danno?
No, la Corte di Cassazione chiarisce che la capacità del soggetto passivo di sopportare il danno economico è irrilevante. La valutazione del pregiudizio deve essere oggettiva e basarsi sul suo valore intrinseco e sulle sue conseguenze, non sulla situazione finanziaria della vittima.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene giudicato generico e manifestamente infondato?
Se la Corte di Cassazione ritiene un ricorso generico e infondato, lo dichiara inammissibile. Di conseguenza, la sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26360 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 26360 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 13/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a PAVIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/01/2024 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO
– che, con l’impugnata sentenza, la Corte di Appello di Bologna ha confermato la condanna inflitta a COGNOME NOME per il delitto di cui agli artt. 110, 624 e 625 n. 2 cod. per). ( commesso in Piacenza il 15 settembre 2022);
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, articolando un solo motivo;
CONSIDERATO IN DIRITTO
– che il proposto motivo è affetto da conclamata genericità, poiché le deduzioni sviluppate per avversare il diniego di riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, risultano prive di critica realmente argomentata delle tesi sostenute giudice di appello; le stesse si appalesano, al contemplo, manifestamente infondate, posto che è ius receptum che la concessione dell’attenuante ex art. 62 n. 4 cod. pen. presuppone necessariamente che il pregiudizio cagionato sia lievissimo, ossia di valore economico pressoché irrisorio, avendo riguardo non solo al valore in sé della cosa sottratta, ma anche agli ulter effetti pregiudizievoli che la persona offesa abbia subito in conseguenza della sottrazione del “res”, senza che rilevi, invece, la capacità del soggetto passivo di sopportare il danno economico derivante dal reato (Sez. 4, n. 6635 del 19/01/2017′ Rv. 269241); principio, questo, cui nell sentenza impugnata ci si è fedelmente attenuti (cfr. pag. 2, punto 3.1, in cui la Corte territo ha evidenziato come, al di là dei danni cagionati alle serrature ed alle scrivanie, per effetto d loro effrazione, sussisteva l’ulteriore danno derivante dalla sottrazione delle chiavi di 12 me aziendali, danno che, secondo la giurisprudenza di legittimità, deve essere valutato al momento consumativo del reato, Sez. 2, n. 5513 del 05/12/1986, dep. 1987, Rv. 175884);
– rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condannai il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 13 giugno 2024
Il Consigliere estensore
Il Presidente