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Danno di speciale tenuità: quando si applica?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23792/2024, dichiara inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per furto in abitazione. La Corte ribadisce che per riconoscere l’attenuante del danno di speciale tenuità, il pregiudizio deve essere valutato al momento della consumazione del reato e deve essere oggettivamente lievissimo, considerando non solo il valore economico ma anche le modalità della condotta e gli ulteriori effetti negativi sulla vittima.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Danno di speciale tenuità: la Cassazione chiarisce i criteri di valutazione

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata a pronunciarsi sui criteri per l’applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dall’articolo 62 n. 4 del codice penale. Questa decisione offre importanti chiarimenti su come il giudice debba valutare il pregiudizio economico e non, subito dalla vittima di un reato, in particolare nei casi di furto. L’analisi della Corte sottolinea la necessità di un’indagine approfondita che va oltre il mero valore monetario dei beni sottratti.

I Fatti del Caso: Furto in Abitazione e Ricorso in Cassazione

Il caso trae origine dalla condanna di un’imputata per furto in abitazione e utilizzo indebito di una carta di pagamento sottratta alla persona offesa. La condanna, pronunciata dal Tribunale e confermata dalla Corte d’Appello, è stata impugnata dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha basato il ricorso su due motivi principali: l’erronea qualificazione del fatto come reato consumato anziché tentato, e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità.

La Valutazione del danno di speciale tenuità secondo la Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l’occasione per ribadire i principi consolidati in materia di valutazione del danno. I giudici hanno specificato che la concessione dell’attenuante in questione non è automatica e richiede una valutazione complessiva. Secondo la giurisprudenza di legittimità, il pregiudizio deve essere “lievissimo”, ovvero di valore economico pressoché irrisorio. Tuttavia, la valutazione non si ferma qui. È necessario considerare anche:

* Le modalità della condotta: Le modalità ingannevoli o particolarmente insidiose possono escludere la tenuità del danno.
* La qualità della persona offesa: La particolare vulnerabilità della vittima è un fattore rilevante.
* Gli ulteriori effetti pregiudizievoli: Si devono considerare tutti gli effetti negativi che la vittima ha subito a causa della sottrazione, al di là della perdita economica diretta.

Un punto cruciale evidenziato dalla Corte è che la capacità economica della persona offesa di sopportare il danno è del tutto irrilevante ai fini del riconoscimento dell’attenuante.

La decisione sul ricorso e il momento della valutazione

La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, in quanto le argomentazioni della difesa erano una mera riproposizione di censure già adeguatamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. In particolare, per quanto riguarda il danno di speciale tenuità, la Cassazione ha stabilito un principio temporale fondamentale: l’entità del danno deve essere valutata al momento della consumazione del reato. Ciò significa che eventuali eventi successivi, come il fatto che l’azione criminosa si sia arrestata allo stadio del tentativo o la restituzione della refurtiva, non possono trasformare un danno originariamente significativo in un danno di speciale tenuità.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione di inammissibilità su basi sia procedurali che sostanziali. Il primo motivo di ricorso è stato giudicato meramente reiterativo e assertivo, privo di un reale confronto critico con le argomentazioni logiche e coerenti dei giudici di merito. Sul punto centrale, ovvero il trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento dell’attenuante, i giudici hanno spiegato che il furto non era affatto caratterizzato da speciale tenuità. La decisione si è fondata su una valutazione complessiva che ha tenuto conto delle modalità decettive della condotta, della qualità della persona offesa, e del valore complessivo dei beni e degli importi sottratti. La Corte ha richiamato la propria giurisprudenza, la quale afferma che il pregiudizio deve essere lievissimo, quasi irrisorio, e che tale valutazione deve considerare tutti gli effetti pregiudizievoli subiti dalla vittima. Il momento determinante per questa valutazione è quello della consumazione del reato, rendendo irrilevanti eventi successivi.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un orientamento rigoroso nell’interpretazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità. La decisione chiarisce che non si tratta di un semplice calcolo aritmetico del valore sottratto, ma di una valutazione qualitativa e contestualizzata dell’offesa al bene giuridico protetto. Per avvocati e operatori del diritto, questo significa che la richiesta di tale attenuante deve essere supportata da elementi che dimostrino un’effettiva e oggettiva lievità del pregiudizio in ogni suo aspetto, al momento della commissione del fatto. La pronuncia serve da monito: la valutazione del danno è un’operazione complessa che non ammette semplificazioni basate su eventi successivi alla condotta illecita.

Quando si applica la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.)?
Secondo la Corte, questa attenuante si applica solo quando il pregiudizio cagionato alla vittima è “lievissimo”, ossia di valore economico quasi irrisorio. La valutazione deve però considerare non solo il valore del bene, ma anche le modalità della condotta, la condizione della vittima e ogni altro effetto pregiudizievole derivante dal reato.

La capacità economica della vittima influisce sulla concessione dell’attenuante per danno di speciale tenuità?
No. La Corte ha ribadito che la capacità del soggetto passivo di sopportare il danno economico è un fattore del tutto irrilevante. La valutazione deve essere oggettiva e basarsi sull’entità del pregiudizio in sé.

In quale momento si deve valutare l’entità del danno per l’applicazione dell’attenuante?
L’entità del danno deve essere valutata con riferimento al momento della consumazione del reato. Eventi successivi, come il fatto che l’attività illecita si sia fermata allo stadio del tentativo, non sono rilevanti per qualificare il danno come di speciale tenuità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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