L’attenuante per danno di speciale tenuità: quando il valore conta
Nel diritto penale, non tutti i reati sono uguali e, soprattutto, non tutti i danni che ne derivano hanno lo stesso peso. L’ordinamento prevede delle circostanze, dette attenuanti, che possono ridurre la pena. Una di queste è l’attenuante per danno di speciale tenuità, prevista dall’articolo 62, numero 4, del Codice Penale. Ma cosa significa esattamente ‘speciale tenuità’? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 42080/2024) offre un chiarimento fondamentale, stabilendo un principio rigoroso sulla valutazione del danno economico.
I Fatti del Caso
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava un ricorso presentato da un individuo condannato per furto. La difesa sosteneva che il danno causato, quantificato in una somma tra i 300 e i 400 euro, fosse di lieve entità e che, pertanto, dovesse essere applicata la specifica attenuante. La Corte d’Appello di Cagliari, tuttavia, aveva implicitamente respinto questa tesi, confermando la condanna senza concedere la riduzione di pena. L’imputato ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, lamentando un vizio di motivazione proprio sulla mancata applicazione dell’attenuante.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la linea dura già tracciata in precedenti sentenze. La decisione si fonda su un’interpretazione consolidata e restrittiva dei requisiti necessari per il riconoscimento del danno di speciale tenuità. Secondo i giudici, il ricorso non aveva fondamento e l’appellante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: la valutazione oggettiva del danno di speciale tenuità
Il cuore della decisione risiede nelle motivazioni. La Cassazione ha spiegato che la concessione dell’attenuante del danno di speciale tenuità presuppone che il pregiudizio economico causato alla vittima sia “lievissimo”, ovvero di “valore economico pressoché irrisorio”.
Il punto cruciale è il criterio di valutazione: questo deve essere oggettivo. Si deve guardare al valore intrinseco della cosa sottratta, e non alla capacità economica della persona offesa di sopportare quel danno. In altre parole, non importa se il furto è avvenuto ai danni di un grande supermercato o di un piccolo commerciante: ciò che rileva è unicamente il valore del bene.
La Corte ha richiamato un suo precedente (sentenza n. 6635/2017), nel quale aveva già ritenuto inammissibile un ricorso simile per un furto di merce del valore di 82 euro, sostenendo che tale somma non potesse essere considerata “irrilevante”. A maggior ragione, un valore di 300-400 euro non può in alcun modo essere qualificato come “pressoché irrisorio”.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa ordinanza consolida un principio fondamentale per avvocati e imputati. L’attenuante per danno di speciale tenuità è una circostanza di difficile applicazione, riservata a casi in cui il danno economico è veramente minimo e quasi simbolico. La decisione chiarisce che le corti non possono adottare un approccio soggettivo, basato sulla situazione finanziaria della vittima. Il criterio è oggettivo e rigido: il valore economico del danno deve essere, in sé e per sé, trascurabile. Per i difensori, ciò significa che invocare questa attenuante per furti di valore superiore a poche decine di euro è una strategia con scarse probabilità di successo.
Per applicare l’attenuante del danno di speciale tenuità, si considera il valore della merce o la capacità economica della vittima?
Secondo la Corte di Cassazione, si deve considerare esclusivamente il valore oggettivo della cosa sottratta. La capacità economica del soggetto passivo di sopportare il danno è irrilevante.
Un danno di 300-400 euro può essere considerato di ‘speciale tenuità’?
No. La Corte ha stabilito che una somma di 300-400 euro non può essere considerata di valore economico ‘pressoché irrisorio’, requisito necessario per l’applicazione dell’attenuante.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con una condanna al pagamento di tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42080 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42080 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 17/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/11/2023 della CORTE APPELLO di CAGLIARI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Motivi della decisione
Visti gli atti e la sentenza impugnata;
visto il ricorso proposto da NOME COGNOME a mezzo del difensore;
Rilevato che la difesa lamenta vizio di motivazione in relazione alla mancata applicazione dell’art. 62 n. 4 cod. pen.
Ritenuto che i rilievi riguardanti la mancata applicazione dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 4 cod. pen. sono stati implicitamente disattesi dalla Corte di merito, che ha evidenziato in motivazione come il furto abbia avuto ad oggetto una somma pari a circa 300-400 euro;
considerato che, in base a consolidato orientamento della Corte di legittimità la concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità presuppone necessariamente che il pregiudizio cagionato sia lievissimo, ossia di valore economico pressoché irrisorio .
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 17 ottobre 2024
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