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Danneggiamento e querela: la Cassazione applica la Riforma

La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per danneggiamento aggravato su cose esposte alla pubblica fede, applicando retroattivamente la Riforma Cartabia. A seguito della modifica normativa che ha introdotto la procedibilità a querela per tale reato, e in assenza di una formale querela da parte della persona offesa entro i termini stabiliti dalla legge transitoria, il reato è stato dichiarato estinto. La pena per un’imputata, condannata anche per oltraggio a pubblico ufficiale, è stata di conseguenza rideterminata.

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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Danneggiamento e querela: la Cassazione applica la Riforma

Con la sentenza n. 37745 del 2024, la Corte di Cassazione ha affrontato un’importante questione legata agli effetti della Riforma Cartabia, in particolare riguardo alla nuova procedibilità a querela per il reato di danneggiamento aggravato su cose esposte alla pubblica fede. La decisione chiarisce l’applicazione retroattiva della legge più favorevole (lex mitior), estinguendo il reato per mancanza della querela della persona offesa e rideterminando la pena per l’imputata.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un episodio avvenuto nel luglio 2019. Un’imputata, durante l’arresto del proprio figlio, inveiva contro i carabinieri e lanciava una sigaretta accesa contro uno di essi, danneggiando la camicia della sua divisa. Per questi fatti, veniva condannata in primo grado e in appello per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.) e danneggiamento aggravato dalla esposizione della cosa alla pubblica fede (art. 635 c.p. in relazione all’art. 625, n. 7 c.p.).

La Questione Giuridica: Il Danneggiamento e la Nuova Procedibilità a Querela

Il nodo centrale del ricorso per cassazione riguarda una modifica normativa intervenuta dopo la sentenza d’appello. Il decreto legislativo n. 31 del 19 marzo 2024, entrato in vigore il 4 aprile 2024, ha modificato l’articolo 635 del codice penale, introducendo la procedibilità a querela per il delitto di danneggiamento commesso su “cose esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede”.
Precedentemente, tale reato era procedibile d’ufficio. La nuova legge, quindi, subordina l’azione penale alla volontà della persona offesa. Il legislatore ha previsto una disposizione transitoria che concedeva un termine di tre mesi dall’entrata in vigore della nuova norma per presentare la querela per i fatti commessi in precedenza.

L’Analisi della Cassazione sull’Applicazione della Lex Mitior

La difesa dell’imputata ha sostenuto che, in assenza di querela, il reato dovesse considerarsi improcedibile, in applicazione del principio di retroattività della legge penale più favorevole (lex mitior), sancito dall’art. 2, comma 4, del codice penale.
La Corte di Cassazione ha accolto questa tesi, ritenendo il ricorso fondato. I giudici hanno sottolineato che la modifica del regime di procedibilità costituisce una fattispecie di natura mista, sia sostanziale che processuale. La querela, infatti, non è solo una condizione per l’avvio del processo, ma anche un elemento che incide sulla punibilità stessa del fatto. Pertanto, la nuova disciplina, essendo più favorevole all’imputato, deve trovare applicazione anche per i reati commessi prima della sua entrata in vigore.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha specificato che, nel caso in esame, il termine di tre mesi per la proposizione della querela (scaduto il 3 luglio 2024) era decorso senza che la persona offesa (il carabiniere) avesse manifestato la propria volontà punitiva. La semplice relazione di servizio redatta dagli agenti non può essere equiparata a una querela.
L’assenza di tale condizione di procedibilità ha determinato l’obbligo per la Corte di dichiarare l’estinzione del reato di danneggiamento. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente a tale capo d’accusa.
I giudici hanno quindi proceduto a una rideterminazione della pena per il solo reato residuo di oltraggio a pubblico ufficiale, riducendola a tre mesi e dieci giorni di reclusione.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento: le modifiche normative che rendono più favorevole la posizione dell’imputato, come il passaggio dalla procedibilità d’ufficio a quella a querela, devono essere applicate retroattivamente. La decisione sottolinea l’importanza delle disposizioni transitorie e chiarisce che, in loro assenza, il reato sarebbe divenuto immediatamente improcedibile. L’intervento del legislatore con il d.lgs. n. 31/2024 ha bilanciato il principio del favor rei con la necessità di tutelare le persone offese, concedendo loro un termine per esercitare il proprio diritto di querela. La mancanza di tale atto formale, tuttavia, comporta inevitabilmente l’estinzione del reato.

Cosa succede quando una nuova legge rende un reato perseguibile solo su querela?
Secondo il principio della lex mitior (legge più favorevole), la nuova disciplina si applica retroattivamente anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Se la persona offesa non presenta la querela entro i termini previsti dalla legge (spesso stabiliti da una norma transitoria), il reato si estingue per improcedibilità.

Perché la condanna per danneggiamento aggravato è stata annullata in questo specifico caso?
La condanna è stata annullata perché, dopo la sentenza d’appello, è entrata in vigore una nuova legge (d.lgs. 31/2024) che ha trasformato il reato di danneggiamento su cose esposte alla pubblica fede da procedibile d’ufficio a procedibile a querela. Poiché la persona offesa non ha sporto querela entro il termine di tre mesi previsto dalla norma transitoria, la condizione di procedibilità è venuta a mancare, portando all’estinzione del reato.

Una modifica del regime di procedibilità si applica ai processi già in corso?
Sì, una modifica normativa che introduce la procedibilità a querela per un reato prima procedibile d’ufficio si applica anche ai procedimenti in corso, inclusi quelli pendenti in Cassazione. La Corte ha il dovere di rilevarla e di dichiarare l’improcedibilità del reato qualora manchi la querela, annullando la relativa condanna.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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