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Custodia cautelare in carcere per droga: Cassazione

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la custodia cautelare in carcere per un indagato trovato con 12,4 kg di marijuana. Ritenuti sussistenti i gravi indizi e il pericolo di reiterazione del reato, nonostante l’assenza di precedenti penali.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Custodia Cautelare in Carcere: Quando l’Ingente Quantità di Droga Giustifica la Misura

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25884 del 2024, ha affrontato un caso emblematico in materia di stupefacenti, confermando la legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato trovato in possesso di un’ingente quantità di droga. Questa decisione ribadisce principi fondamentali sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari, anche in assenza di precedenti penali a carico dell’indagato. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso: Oltre 12 kg di Marijuana in Casa

Il caso ha origine da un’ordinanza del Tribunale di L’Aquila, che aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane indagato per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Durante le indagini, nell’abitazione dell’uomo erano stati rinvenuti ben 12,4 kg di marijuana, suddivisi in varie buste, insieme a un bilancino di precisione e a tutto il materiale necessario per il taglio e il confezionamento delle dosi.

La difesa dell’indagato aveva proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l’insussistenza di gravi indizi di colpevolezza e contestando la necessità della misura detentiva più afflittiva. Tra i punti sollevati, si evidenziava lo stato di incensuratezza del ricorrente, la sua giovane età e le sue agiate condizioni economiche, elementi che, a dire della difesa, avrebbero dovuto escludere il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, si contestava la qualificazione del fatto come aggravato dall’ingente quantità.

I Motivi del Ricorso e le Argomentazioni Difensive

Il ricorso dell’indagato si articolava su quattro censure principali:

1. Violazione di legge e vizio di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza: La difesa sosteneva che la condotta non potesse essere ricondotta al proprio assistito e che il modesto quantitativo di principio attivo non giustificasse l’accusa.
2. Errata qualificazione giuridica del reato: Si contestava la sussistenza dell’aggravante dell’ingente quantità, ritenendola una circostanza determinante per la scelta della misura cautelare.
3. Insussistenza delle esigenze cautelari: Si evidenziavano elementi favorevoli all’indagato (incensuratezza, giovane età, stabilità economica) per dimostrare l’assenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato.
4. Inadeguatezza della misura applicata: Si riteneva la custodia in carcere sproporzionata, suggerendo l’applicazione di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo tutte le censure difensive con argomentazioni chiare e rigorose.

Gravi Indizi e Quadro Probatorio Coerente

In primo luogo, la Cassazione ha ribadito un principio cardine: il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti. Il ricorso mirava a una rivalutazione del quadro indiziario, operazione preclusa in questa sede. Secondo i giudici, la valutazione del Tribunale era stata logica e completa. L’enorme quantità di marijuana (12,4 kg), unita alla presenza di bilancino e materiale per il confezionamento, rendeva del tutto illogica la tesi dell’uso personale e configurava, invece, un quadro di gravi indizi per l’attività di spaccio.

Irrilevanza della Contestazione sull’Aggravante ai Fini Cautelari

Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile. La Corte ha chiarito che, ai fini dell’applicazione delle misure cautelari, la configurabilità dell’aggravante dell’ingente quantità era irrilevante. Il reato base di detenzione ai fini di spaccio, nella sua forma non lieve, è già di per sé sufficiente a giustificare l’applicazione della misura di massimo rigore. In ogni caso, a fronte di quasi 12,5 kg di sostanza, la sussistenza dell’aggravante appariva, in via indiziaria, del tutto plausibile.

Il Pericolo di Reiterazione e l’Inadeguatezza della Custodia Cautelare in Carcere

La Cassazione ha ritenuto coerente anche il giudizio sulla sussistenza del pericolo di reiterazione del reato. Gli elementi positivi evidenziati dalla difesa (incensuratezza, stabilità economica) non sono stati considerati sufficienti a elidere la gravità dei fatti. La notevole quantità di droga e l’allestimento di un vero e proprio laboratorio domestico dimostravano, secondo la Corte, lo stabile inserimento dell’indagato in un contesto di narcotraffico. Tale inserimento rendeva concreto e attuale il rischio che, se lasciato in libertà o agli arresti domiciliari, potesse riprendere le sue attività illecite. Proprio perché l’attività criminale si svolgeva in casa, gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, non avrebbero impedito possibili contatti con altri narcotrafficanti.

Le Conclusioni: Stretta sulla Valutazione dei Fatti e Conferma della Misura

Con questa sentenza, la Corte di Cassazione riafferma con forza che la custodia cautelare in carcere è una misura adeguata quando il quadro indiziario è solido e il pericolo di reiterazione è concreto, anche per soggetti incensurati. La presenza di un’ingente quantità di stupefacenti e di una struttura organizzata per lo spaccio sono elementi decisivi che superano le circostanze personali favorevoli all’indagato. La decisione sottolinea inoltre i limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti, ma deve limitarsi a un controllo sulla logicità e legittimità delle decisioni dei giudici precedenti.

Un’ingente quantità di droga (oltre 12 kg) è sufficiente per giustificare la custodia cautelare in carcere anche per un incensurato?
Sì. Secondo la Cassazione, un’ingente quantità di stupefacente, insieme a materiale per il confezionamento, costituisce un grave indizio di colpevolezza per spaccio e dimostra un concreto pericolo di reiterazione del reato, tale da giustificare la misura carceraria anche in assenza di precedenti penali.

È possibile contestare in Cassazione la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza fatta dal Tribunale del Riesame?
No. La Corte di Cassazione ha ribadito che il suo ruolo è quello di verificare la legittimità e la logicità della motivazione, non di riesaminare nel merito gli elementi di prova. Un ricorso che mira a una ‘sostanziale rivalutazione del quadro indiziario’ è considerato inammissibile.

Gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico sono una misura adeguata se l’attività di spaccio avveniva nell’abitazione dell’indagato?
No. La sentenza chiarisce che se l’abitazione è stata adibita a centro operativo per la produzione e il taglio dello stupefacente, gli arresti domiciliari non sono considerati una misura adeguata. Questo perché non impedirebbero all’indagato di mantenere contatti con narcotrafficanti e di proseguire l’attività illecita dal proprio domicilio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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