Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 50668 Anno 2023
Penale Sent. Sez. 2 Num. 50668 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/11/2023
SENTENZA
Sul ricorso proposto da
NOME nata in Germania il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza della Tribunale del riesame di Roma in data 7/6/2023 visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
preso atto che il procedimento viene trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell’art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020, convertito nella L. 18/12/2020 n. 176 (così come modificato per il termine di vigenza dall’art. 16 del D.L. 30/12/2021, n.228, convertito nella L. 25/02/2022 n. 15);
udita la relazione del consigliere NOME COGNOME;
letta la requisitoria con la quale il Sostituto procuratore generale NOME COGNOME ha chiesto l’inammissibilità del ricorso;
letta la memoria dell’AVV_NOTAIO difensore di NOME con la quale ha insistito nei motivi di ricorso
RITENUTO IN FATTO
1.Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Roma, sezione del riesame, ha respinto l’appello avverso il provvedimento del GIP con il quale è stata rigettata la richiesta di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari, applicata a NOME per tre condotte di trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante dall’agevolazione mafiosa;
2.Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione l’indagata lamentando mancanza ed illogicità della motivazione. Deduce che il rigetto della richiesta di sostituzione della misura è fondato sull’assunto assunto, erroneo, della irrilevanza, ai fini dell’attenuazione RAGIONE_SOCIALE esigenze cautelari, del dato processuale consistente nella intervenuta chiusura RAGIONE_SOCIALE indagini preliminari e sulla persistenza del pericolo di reiterazione dei reati, motivata dal Tribunale, secondo la difesa, in maniera apodittica, senza considerare i dati fattuali e cioè che la COGNOME aveva una proposta lavorativa, era fuoriuscita dalla compagine societaria della RAGIONE_SOCIALE nei primi mesi del 2022; il luogo ove avrebbe potuto scontare gli arresti domiciliari è molto distante da quello in cui operano gli indagati del procedimento penale pertanto sarebbe erronea la motivazione fondata su presunti legami con il contesto territoriale di riferimento ; che la misura cautelare degli arresti domiciliari consentirebbe comunque di limitare la libertà di movimento della prevenuta, garantendo dal pericolo di reiterazione dei reati.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è inammissibile perché basato su motivi aspecifici, nel senso più volte chiarito da questa Corte, ovvero su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame (Sez. 4. n. 256 del 18/9/1997 , Rv. 210157 ; Sez. 2 , n. 11951 del 29/1/2014, Rv. 259425).
Con riguardo alla perdurante sussistenza in massimo grado del rischio di recidiva, l’ordinanza impugnata ha reso un’esaustiva motivazione con la quale la ricorrente non si confronta in termini di puntualità censoria.
Va ricordato che in tema di custodia cautelare in carcere applicata nei confronti di indagato per delitto aggravato dall’art. 416 bis.1 cod. pen., la presunzione relativa di pericolosità sociale di cui all’art. 275, comma 3, cod. proc. pen. può essere superata solo quando dagli elementi a disposizione del giudice emerga
che l’associato abbia stabilmente rescisso i suoi legami con l’organizzazione criminosa. In assenza di tali elementi, il giudice della cautela non ha l’onere di argomentare in ordine alla sussistenza o permanenza RAGIONE_SOCIALE esigenze cautelari ancorché sia decorso un notevole lasso di tempo tra i fatti contestati in via provvisoria all’indagato e l’adozione della misura cautelare (Sez. 5, n. 35847 del 11/06/2018, Rv. 274174).
A ciò deve aggiungersi che la presunzione relativa di sussistenza RAGIONE_SOCIALE esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, di cui all’art. 275, comma 3, cod. proc. pen., è prevalente, in quanto speciale, rispetto alla norma generale stabilita dall’art. 274 cod. proc. pen.; ne consegue che se il titolo cautelare riguarda i reati previsti dall’art. 275, comma 3, cod. proc. pen. detta presunzione fa ritenere sussistente, salvo prova contraria, non desumibile dalla sola circostanza relativa al mero decorso del tempo, i caratteri di attualità e concretezza del pericolo. (Sez. 2, n. 6592 del 25/01/2022, Rv. 282766; Sez. 1, n. 21900 del 07/05/2021, Rv. 282004).
Nel caso di specie i giudici del riesame hanno rimarcato l’irrilevanza del decorso del tempo e dell’intervenuta chiusura RAGIONE_SOCIALE indagini preliminari quale elemento sopravvenuto in grado di affievolire il quadro cautelare, considerato che l’esigenza cautelare sottesa alla misura è quella di evitare la reiterazione dei reati e non il pericolo di inquinamento probatorio.
3. A fronte della prospettata sopravvenienza, a sostegno della richiesta, di elementi nuovi, asseritamente modificativi di una situazione già precedentemente valutata dal giudice nel suo complesso ( non avere avuto la ricorrente più avuto rapporti con l’COGNOME dal momento della costituzione della società e dopo la sua fuoriuscita dalla RAGIONE_SOCIALE il collegio cautelare ha dato conto RAGIONE_SOCIALE ragioni giustificatrici di tale mancato riconoscimento, evidenziando come la ricorrente fosse rimasta intestataria fittizia RAGIONE_SOCIALE quote riferibili all’COGNOME dal 23/2/2021 al 3/2/2022, dimostrando in tal modo la sua persistente continguità rispetto all’ambiente criminale di riferimento, mentre la ricorrente non si spinge oltre la confutazione RAGIONE_SOCIALE argomentazioni contenute nel provvedimento impugnato che, oltre a ribadire la estrema pregnanza e gravità RAGIONE_SOCIALE esigenze cautelari fronteggiabili soltanto con la custodia in carcere, evidenziano come la misura di massimo rigore fosse necessaria e unica adeguata e del tutto proporzionata alla natura ed alla gravità dei fatti commessi dall’indagato ( cfr. pagg. 3 e 4 dell’ordinanza impugnata).
Il Tribunale del riesame ha valutato la persistenza del pericolo di reiterazione del reato anche alla luce della prospettata attività lavorativa, evidenziando come la
fittizietà della proposta fosse desumibile non dal rapporto di parentela della COGNOME con COGNOME NOME (nipote della sorella dell’appellante), ma per la sostanziale incompatibilità del regime di arresti domiciliari con lo svolgimento dell’attività di baby sitter di un bambino un anno, a meno che non si voglia ritenere che anche il piccolo debba subire lo stesso trattamento restrittivo.
Alla luce RAGIONE_SOCIALE considerazioni che precedono il ricorso va dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di euro tremila in favore della casa RAGIONE_SOCIALE ammende.
P.Q.M
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE Ammende. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma ter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso in Roma il 10/11/2023 Il Consigliere estensore
Il • sidente