Correlazione tra Accusa e Sentenza: Quando e Come Sollevare la Nullità
Il principio di correlazione tra accusa e sentenza è un pilastro del diritto processuale penale, posto a garanzia del diritto di difesa dell’imputato. Esso impone che la decisione del giudice sia strettamente legata ai fatti contestati nell’imputazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 28249/2024) offre un’importante lezione pratica sui tempi e i modi per far valere un’eventuale violazione di questo principio, pena l’inammissibilità del ricorso.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine da un procedimento per due distinti episodi di tentato furto. In primo grado, l’imputato veniva condannato per entrambi. La Corte d’Appello, tuttavia, riformava parzialmente la decisione: per uno dei due tentati furti, ai danni di una pasticceria, dichiarava il non doversi procedere per mancanza di querela. Confermava, invece, la condanna per il secondo episodio, un tentato furto aggravato ai danni di un bar.
Contro questa seconda decisione, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo di doglianza.
Il Ricorso e la Violazione del Principio di Correlazione tra Accusa e Sentenza
L’imputato sosteneva che i giudici di merito avessero violato il principio di correlazione tra accusa e sentenza (artt. 521 e 522 c.p.p.). Nello specifico, la difesa lamentava che la Corte avesse escluso la sussistenza della desistenza volontaria basandosi su cause diverse da quelle descritte nel capo di imputazione. Secondo il ricorrente, questa differente ricostruzione dei fatti avrebbe alterato l’accusa originaria, ledendo il suo diritto di difesa.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. Le motivazioni si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale.
### La Tempistica per Eccepire la Nullità
Il punto centrale della decisione riguarda la natura del vizio lamentato. La violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza integra una nullità a regime intermedio. Questo significa che non è una nullità assoluta (insanabile e rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado), ma una nullità che deve essere eccepita entro precisi limiti temporali per non essere sanata.
La Corte ha chiarito che, quando tale violazione si verifica nel giudizio di primo grado, essa deve essere dedotta come specifico motivo nel successivo atto di appello. Non è possibile, quindi, ‘saltare’ un grado di giudizio e sollevare la questione per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente, non avendo sollevato la doglianza in appello, aveva perso la possibilità di farla valere in sede di legittimità.
### Cosa Costituisce un ‘Fatto Diverso’
In secondo luogo, la Corte ha specificato che l’individuazione da parte del giudice di una causa di interruzione dell’azione criminosa diversa da quella descritta nell’imputazione non costituisce un ‘fatto diverso’. Il nucleo storico dell’accusa (il tentato furto) rimaneva invariato, e una differente valutazione degli elementi che hanno impedito il compimento del reato non altera l’imputazione al punto da violare il diritto di difesa.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame ribadisce un principio procedurale di fondamentale importanza: le eccezioni di nullità devono essere sollevate tempestivamente e nel grado di giudizio corretto. Attendere il ricorso per Cassazione per lamentare un vizio verificatosi in primo grado e non eccepito in appello è una strategia destinata al fallimento. La decisione sottolinea l’importanza di un’attenta difesa tecnica in ogni fase del processo. Inoltre, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende evidenzia come un ricorso palesemente inammissibile comporti conseguenze economiche negative, oltre che processuali.
Quando si può contestare una violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza avvenuta in primo grado?
Deve essere dedotta come motivo di impugnazione nel grado di giudizio successivo (l’appello). Non può essere sollevata per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione.
Una diversa valutazione del giudice sulla causa che ha interrotto il reato costituisce una violazione del principio di correlazione?
No, secondo la Corte l’individuazione di una causa di interruzione dell’azione diversa rispetto a quella descritta nel capo di imputazione non costituisce un ‘fatto diverso’ e quindi non viola tale principio.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso per Cassazione?
Comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, il cui importo viene determinato dalla Corte.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28249 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28249 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 25/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME (NUMERO_DOCUMENTO) nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 22/12/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
11677/2024
Rilevato che COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di che, in parziale riforma della prima decisione, ha dichiarato di non doversi procedere al tentato furto in danno della RAGIONE_SOCIALE, perché l’azione penale non può proseguita per difetto di querela, confermando nel resto la condanna per il delitto tenta aggravato in danno del RAGIONE_SOCIALE“;
Considerato che l’unico motivo di ricorso, che contesta la violazione degli artt. 5 cod. proc. pen., avendo la Corte, e prima di essa il giudice di primo grado, escluso la s della desistenza volontaria per cause diverse rispetto a quanto descritto nel capo di imp è manifestamente infondato perché in contrasto con la consolidata giurisprudenza di leg secondo cui «La violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza integra una nullità a regime intermedio che, in quanto verificatasi in primo grado, può essere dedotta fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo; ne consegue che detta violazione non può essere dedotta per la prima volta in sede di legittimità» (Cfr. Sez. 4, n. 19043 del 29/03/2017, COGNOME, Rv. 269886 – 01; Sez. 5, n. 1094 del 03/11/2021, COGNOME Rv. 282543 – 01; S n. 31436 del 12/07/2012, COGNOME, Rv. 253217 – 01), il che esime dall’argomentare olt momento che l’individuazione di una causa di interruzione dell’azione diversa rispetto descritto nel capo di imputazione non costituisce fatto diverso;
ritenuto che, pertanto, deve essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso, cui ex art. 616 cod. proc. pen. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processual nonché – ravvisandosi profili di colpa in ragione dell’evidente inammissibilità dell’impu (cfr. Corte cost., sent. n. 186 del 13/06/2000; Sez. 1, n. 30247 del 26/01/2016, F 267585 – 01) – al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che ap equo determinare in euro tremila;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento dell processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 25 giugno 2024.