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Copia forense: i limiti alla ricerca della prova

La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità di un’acquisizione indiscriminata di dati da smartphone tramite copia forense. Il caso riguardava un’indagine per presunta truffa ai danni dell’ente previdenziale, dove la polizia giudiziaria aveva estratto l’intera memoria dei dispositivi anziché limitarsi ai dati pertinenti al periodo d’interesse. La Corte ha ribadito che il sequestro deve rispettare il principio di proporzionalità e che l’interessato ha un interesse concreto a tutelare la propria riservatezza digitale, anche se i dispositivi fisici sono stati restituiti.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Copia forense: i limiti alla riservatezza digitale nelle indagini

L’utilizzo della copia forense rappresenta oggi uno strumento indispensabile nelle indagini penali, ma il suo impiego non può trasformarsi in una ricerca indiscriminata di dati personali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini invalicabili tra le esigenze investigative e il diritto alla privacy dei cittadini.

Il caso: sequestro di dati e principio di proporzionalità

La vicenda trae origine da un’indagine per presunta truffa aggravata legata alla percezione di assegni previdenziali. Per verificare la convivenza effettiva di una coppia, la Procura aveva disposto la perquisizione e l’ispezione dei telefoni cellulari degli indagati. Tuttavia, la polizia giudiziaria, anziché limitarsi a estrarre la corrispondenza relativa al biennio d’interesse, ha proceduto all’estrazione integrale di tutta la memoria dei dispositivi tramite copia forense.

Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, ordinando la restituzione della copia integrale poiché l’acquisizione era risultata sproporzionata rispetto alle finalità investigative. Il Pubblico Ministero ha impugnato tale decisione, sostenendo la carenza di interesse degli indagati, dato che i telefoni fisici erano già stati restituiti.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, confermando la validità del ragionamento del Tribunale locale. Il punto centrale della decisione riguarda la natura dello smartphone: un dispositivo che, per sua natura, raccoglie informazioni estremamente personali e riservate. Pertanto, il diritto al riesame sussiste anche quando il vincolo riguarda solo i dati informatici contenuti nella copia forense, poiché permane l’interesse dell’individuo a non subire una compressione ingiustificata della propria riservatezza.

Qualificazione del reato e soglie di punibilità

Un altro aspetto rilevante della sentenza riguarda la corretta qualificazione giuridica del fatto. La Corte ha confermato che, in assenza di raggiri complessi volti a indurre in errore l’ente erogatore, la condotta di chi ottiene indebitamente somme pubbliche sotto la soglia di legge non costituisce truffa aggravata, bensì un illecito amministrativo ai sensi dell’art. 316 ter c.p.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla violazione del principio di proporzionalità. La Corte ha osservato che la polizia giudiziaria ha disatteso le indicazioni del PM, procedendo a un’estrazione totale anziché mirata. L’acquisizione della memoria nella sua integralità è stata ritenuta illegittima perché non strettamente necessaria all’accertamento del reato ipotizzato. Inoltre, è stato ribadito che il proprietario di un dispositivo ha sempre interesse a verificare la pertinenza dei dati trattenuti dall’autorità, a prescindere dalla restituzione del supporto fisico.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici di legittimità pongono un freno alle prassi investigative troppo invasive. La copia forense deve essere limitata esclusivamente ai dati pertinenti al reato, rispettando un arco temporale e tematico definito. Questa sentenza rappresenta un importante precedente per la tutela dei diritti digitali, impedendo che un’indagine specifica si trasformi in una sorveglianza generalizzata della vita privata del cittadino.

Si può sequestrare l’intero contenuto di un cellulare?
No, il sequestro deve essere limitato ai soli dati pertinenti al reato ipotizzato, rispettando il principio di proporzionalità e la privacy dell’indagato.

Cosa succede se la polizia estrae troppi dati dal telefono?
L’interessato può presentare istanza di riesame per contestare l’acquisizione indiscriminata e ottenere la restituzione dei dati non rilevanti per le indagini.

Qual è la differenza tra truffa e indebita percezione?
La truffa richiede raggiri che inducano in errore l’ente, mentre l’indebita percezione riguarda l’uso di dichiarazioni false senza una specifica attività di verifica immediata dell’ente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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